Quattro le vittime italiane del terremoto in Nepal. Oskar Piazza e Gigliola Mancinelli, due dei quattro speleologi scomparsi da sabato scorso, sono morti travolti dalla valanga che ha distrutto il Langtang Village, alle pendici dell'Himalaya. Gli altri due, Giovanni Pizzorni e Pino Antonini, sono salvi, anche se il primo sarebbe ferito. Gli altri due italiani che hanno perso la vita nel sisma sono gli alpinisti trentini Renzo Benedetto e Marco Pojer, uccisi da una frana. La Farnesina ha reso noto che al momento "risultano irreperibili circa 40 cittadini italiani mentre le segnalazioni pervenute alla Sala Operativa dell'Unità di Crisi nel corso delle ore successive di sabato hanno consentito di rintracciare sinora - oltre agli otto turisti inizialmente registrati - più di 300 connazionali non registrati" presenti nell'area colpita.
Del gruppo degli speleologi è stato Antonini a mettersi in contatto con la Farnesina. Le trenta case in pietra a oltre quattromila metri d'altitudine sono state sommerse. È proprio qui che alloggiavano da dieci giorni i quattro italiani, partiti per il Nepal alla ricerca delle gole più profonde del mondo e che dopo il terremoto erano scomparsi. Non dava più nessun segnale il telefono satellitare a disposizione di Piazza (capo missione), Antonini, Pizzorni - tre soccorritori alpini di professione rispettivamente di Trento, Ancona e Genova - e Mancinelli, medico all'ospedale di Ancona. Tutti uniti dalla passione per le forre, l'esplorazione degli strapiombi verticali delle montagne che collegano i fiumi. E innamorati del Nepal.
Luisa Zappini, compagna di Piazza e di professione responsabile della centrale emergenze della Protezione Civile del Trentino, doveva essere con loro, in quella ennesima missione per passione, alla ricerca della dodicesima e ultima gola inesplorata dell'Himalaya. "E invece sono dovuta rimanere a Trento per un problema di salute di mia madre", racconta. Quando è giunta la notizia era sul punto di partire per il Nepal alla ricerca del suo compagno.
Renzo Benedetto e Marco Pojer sono morti invece travolti da "una pioggia di pietre e neve" che li ha sorpresi mentre si trovavano a 3.500 metri di quota sul sentiero del Langtang Trek, a nord di Kathmandu, per un trekking nella Rolwaling Valley. I loro corpi sono stati recuperati. I due alpinisti avevano deciso di effettuare una leggera deviazione di percorso perché volevano portare medicinali a un'anziana nepalese che conoscevano dalle precedenti spedizioni. Avevano detto ai compagni di escursione di proseguire lungo il sentiero."Ho sentito un boato dietro di me e poi ho visto una nube che scendeva spinta da un vento spaventoso. Mi sono messa a correre, ma sono stata investita da una pioggia di pietre e neve", ha raccontato Iolanda Mattevi, trentina di 52 anni, sopravvissuta alla frana.
Insieme all'amico Attilio Dantone, che è illeso, e alle due vittime, era arrivata in Nepal agli inizi di aprile. Ora si trova in un ospedale con un avambraccio e un dito fratturato. "Renzo e Marco avevano fatto una deviazione per portare delle medicine a un'anziana nepalese che conoscevano - ha raccontato - quindi ci avevano detto di continuare a camminare perché poi ci avrebbero raggiunti successivamente". Insieme ad Attilio, Iolanda aveva quindi raggiunto un punto di ristoro sul sentiero e stava bevendo un tè quando è arrivata la scossa di terremoto che ha fatto franare la montagna. "I nostri amici sono stati presi in pieno - ha detto Attilio, che è guida alpina e gestisce un rifugio nella valle di Cembra - io invece ho trovato scampo sotto una roccia e così sono sopravissuto". I due escursionisti sono arrivati stamani con un elicottero dell'esercito nepalese dopo aver passato tre giorni in un campo per sfollati a Langtang. Nell'incidente sono morti anche tre nepalesi che li accompagnavano: lo sherpa Sangha, 26 anni, padre di una bambina, il cuoco Prem, 48 anni e quattro figli, e l'aiuto cuoco Dawa, anche lui padre di alcuni bambini.
Del gruppo degli speleologi è stato Antonini a mettersi in contatto con la Farnesina. Le trenta case in pietra a oltre quattromila metri d'altitudine sono state sommerse. È proprio qui che alloggiavano da dieci giorni i quattro italiani, partiti per il Nepal alla ricerca delle gole più profonde del mondo e che dopo il terremoto erano scomparsi. Non dava più nessun segnale il telefono satellitare a disposizione di Piazza (capo missione), Antonini, Pizzorni - tre soccorritori alpini di professione rispettivamente di Trento, Ancona e Genova - e Mancinelli, medico all'ospedale di Ancona. Tutti uniti dalla passione per le forre, l'esplorazione degli strapiombi verticali delle montagne che collegano i fiumi. E innamorati del Nepal.
Luisa Zappini, compagna di Piazza e di professione responsabile della centrale emergenze della Protezione Civile del Trentino, doveva essere con loro, in quella ennesima missione per passione, alla ricerca della dodicesima e ultima gola inesplorata dell'Himalaya. "E invece sono dovuta rimanere a Trento per un problema di salute di mia madre", racconta. Quando è giunta la notizia era sul punto di partire per il Nepal alla ricerca del suo compagno.
Renzo Benedetto e Marco Pojer sono morti invece travolti da "una pioggia di pietre e neve" che li ha sorpresi mentre si trovavano a 3.500 metri di quota sul sentiero del Langtang Trek, a nord di Kathmandu, per un trekking nella Rolwaling Valley. I loro corpi sono stati recuperati. I due alpinisti avevano deciso di effettuare una leggera deviazione di percorso perché volevano portare medicinali a un'anziana nepalese che conoscevano dalle precedenti spedizioni. Avevano detto ai compagni di escursione di proseguire lungo il sentiero."Ho sentito un boato dietro di me e poi ho visto una nube che scendeva spinta da un vento spaventoso. Mi sono messa a correre, ma sono stata investita da una pioggia di pietre e neve", ha raccontato Iolanda Mattevi, trentina di 52 anni, sopravvissuta alla frana.
Insieme all'amico Attilio Dantone, che è illeso, e alle due vittime, era arrivata in Nepal agli inizi di aprile. Ora si trova in un ospedale con un avambraccio e un dito fratturato. "Renzo e Marco avevano fatto una deviazione per portare delle medicine a un'anziana nepalese che conoscevano - ha raccontato - quindi ci avevano detto di continuare a camminare perché poi ci avrebbero raggiunti successivamente". Insieme ad Attilio, Iolanda aveva quindi raggiunto un punto di ristoro sul sentiero e stava bevendo un tè quando è arrivata la scossa di terremoto che ha fatto franare la montagna. "I nostri amici sono stati presi in pieno - ha detto Attilio, che è guida alpina e gestisce un rifugio nella valle di Cembra - io invece ho trovato scampo sotto una roccia e così sono sopravissuto". I due escursionisti sono arrivati stamani con un elicottero dell'esercito nepalese dopo aver passato tre giorni in un campo per sfollati a Langtang. Nell'incidente sono morti anche tre nepalesi che li accompagnavano: lo sherpa Sangha, 26 anni, padre di una bambina, il cuoco Prem, 48 anni e quattro figli, e l'aiuto cuoco Dawa, anche lui padre di alcuni bambini.