NEW YORK - Ue e Onu al lavoro per fare fronte, in tempi rapidi, all'emergenza immigrazione nel Mediterraneo. L'Italia, ha riferito il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, ha sottoposto ai membri europei del Consiglio di sicurezza dell'Onu una bozza di risoluzione per far fronte all'immigrazione illegale che potrebbe essere votata "entro 10 giorni".
L'obiettivo è fornire "una base legale alle diverse attività di contrasto al traffico di esseri umani e che consenta di assicurare i trafficanti alla giustizia", ha spiegato il responsabile della Farnesina. "Credo che ci siano le condizioni per arrivare ad approvarla", ha assicurato. "Io sono ottimista - ha aggiunto Gentiloni -: la strada non è in discesa, ma nella comunità internazionale c'è una consapevolezza condivisa che si deve fare qualcosa contro il traffico degli esseri umani". La bozza è stata condivisa con i membri permanenti europei del Consiglio di sicurezza (Gran Bretagna e Francia) e a quelli non permanenti (Lituania e Spagna) e in questa settimana verrà condivisa anche con gli altri partner.
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Ed è probabile che una prima decisione su una possibile operazione di Politica di sicurezza e difesa comune (Psdc) per colpire i barconi dei trafficanti arrivi già al consiglio Affari Esteri-Difesa del 18 maggio. Secondo la roadmap, per le decisioni a livello dei leader e per i passi per pianificare il lancio di un'eventuale operazione, si rimanda al vertice di giugno. Nel mese di maggio si prevede intanto di aumentare il sostegno a Tunisia, Egitto, Sudan, Mali e Niger per il monitoraggio dei confini terrestri e delle rotte, rafforzando le operazioni di Politica di sicurezza e difesa comune (Psdc) nella regione, così come la cooperazione nel contesto dei processi di Rabat e Khartoum. In particolare, a giugno è previsto un incontro del comitato del 'processo di Rabat' per decidere le principali iniziative.
Intanto, i membri europei del Consiglio di Sicurezza dell'Onu hanno raggiunto un accordo e sono "molto vicini" a far circolare una bozza di risoluzione. Lo confermano fonti diplomatiche interne al Consiglio, precisando che sperano in un documento entro lunedì 18 maggio. La bozza è sotto l'ombrello del Capitolo 7 della Carta delle Nazioni Unite, che in estrema ratio, può prevedere anche l'uso della forza.
Il Capitolo 7. È un punto importante quello del Capitolo 7 della Carta Onu, in quanto prevede all'art. 41 che il Consiglio di Sicurezza, in caso di inottemperanza delle sue decisioni, adotti misure non implicanti l'uso della forza armata, tra cui la rottura totale o parziale delle relazioni economiche e delle comunicazioni, e l'interruzione delle relazioni diplomatiche. All'art. 42, invece, se le misure di cui all'articolo precedente si sono rivelate inefficaci, il Cds può prevedere azioni di forza navali, aeree o terrestri. La bozza di risoluzione a cui stanno lavorando i membri europei dell'organo Onu - precisano le medesime fonti diplomatiche - punta ad autorizzare una missione dell'Ue per prevenire il traffico di immigrati, e riguarderà anche le coste e le acque territoriali libiche.
L'obiettivo è fornire "una base legale alle diverse attività di contrasto al traffico di esseri umani e che consenta di assicurare i trafficanti alla giustizia", ha spiegato il responsabile della Farnesina. "Credo che ci siano le condizioni per arrivare ad approvarla", ha assicurato. "Io sono ottimista - ha aggiunto Gentiloni -: la strada non è in discesa, ma nella comunità internazionale c'è una consapevolezza condivisa che si deve fare qualcosa contro il traffico degli esseri umani". La bozza è stata condivisa con i membri permanenti europei del Consiglio di sicurezza (Gran Bretagna e Francia) e a quelli non permanenti (Lituania e Spagna) e in questa settimana verrà condivisa anche con gli altri partner.
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Ed è probabile che una prima decisione su una possibile operazione di Politica di sicurezza e difesa comune (Psdc) per colpire i barconi dei trafficanti arrivi già al consiglio Affari Esteri-Difesa del 18 maggio. Secondo la roadmap, per le decisioni a livello dei leader e per i passi per pianificare il lancio di un'eventuale operazione, si rimanda al vertice di giugno. Nel mese di maggio si prevede intanto di aumentare il sostegno a Tunisia, Egitto, Sudan, Mali e Niger per il monitoraggio dei confini terrestri e delle rotte, rafforzando le operazioni di Politica di sicurezza e difesa comune (Psdc) nella regione, così come la cooperazione nel contesto dei processi di Rabat e Khartoum. In particolare, a giugno è previsto un incontro del comitato del 'processo di Rabat' per decidere le principali iniziative.
Intanto, i membri europei del Consiglio di Sicurezza dell'Onu hanno raggiunto un accordo e sono "molto vicini" a far circolare una bozza di risoluzione. Lo confermano fonti diplomatiche interne al Consiglio, precisando che sperano in un documento entro lunedì 18 maggio. La bozza è sotto l'ombrello del Capitolo 7 della Carta delle Nazioni Unite, che in estrema ratio, può prevedere anche l'uso della forza.
Il Capitolo 7. È un punto importante quello del Capitolo 7 della Carta Onu, in quanto prevede all'art. 41 che il Consiglio di Sicurezza, in caso di inottemperanza delle sue decisioni, adotti misure non implicanti l'uso della forza armata, tra cui la rottura totale o parziale delle relazioni economiche e delle comunicazioni, e l'interruzione delle relazioni diplomatiche. All'art. 42, invece, se le misure di cui all'articolo precedente si sono rivelate inefficaci, il Cds può prevedere azioni di forza navali, aeree o terrestri. La bozza di risoluzione a cui stanno lavorando i membri europei dell'organo Onu - precisano le medesime fonti diplomatiche - punta ad autorizzare una missione dell'Ue per prevenire il traffico di immigrati, e riguarderà anche le coste e le acque territoriali libiche.