LONDRA - Nigel Farage ha ritirato le sue dimissioni dalla leadership dell'Ukip dopo che i membri del Comitato esecutivo gli hanno chiesto di rimanere alla guida del partito. Le dimissioni, annunciate venerdì dopo la sconfitta nel seggio di South Thanet, "sono state respinte all'unanimità", afferma l'Ukip in un comunicato nel quale definisce un "grande successo" la campagna appena conclusasi e sfociata nell'elezione di un solo deputato alla Camera dei Comuni.
I quattro milioni di voti ottenuti a livello nazionale, afferma l'Ukip, sono comunque stati un "risultato eccezionale". Per questo, Farage "ha ritirato le sue dimissioni e rimarrà leader dell'Ukip", anche in vista della campagna per il referendum sulla permanenza del Regno Unito nella Ue che "ha già avuto inizio questa settimana". Per il referendum, conclude l'Ukip, "c'è bisogno della nostra squadra migliore per una campagna guidata da Nigel".
Farage aveva più volte affermato durante la campagna elettorale per le legislative di giovedì scorso che, in caso di mancata elezione nel seggio di South Thanet, avrebbe lasciato la guida del partito. Tenendo fede alla sua parola, il leader dell'Ukip aveva annunciato le dimissioni poco dopo la proclamazione del risultato che lo aveva visto sconfitto dal candidato conservatore. Poi, la svolta di oggi.
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Il nuovo esecutivo Cameron. Fin dall'indomani del voto, il primo ministro uscito vittorioso della consultazione aveva mostrato l'intenzione di dare vita a un nuovo governo nel segno della continuità, riconfermando i quattro pesi massimi del suo precedente esecutivo: George Osborne alle Finanze, Theresa May all'Interno, Philip Hammond agli Esteri e Michael Fallon alla Difesa. Alcune altre nomine erano arrivate durante il fine settimana fra cui quella di Michael Gove alla Giustizia, di Nicky Morgan all'Educazione (conferma) e dell'euroscettico Mark Harper a capo della maggioranza parlamentare. Prima di incontrare i deputati oggi a fine mattinata, Cameron ha infine proceduto alla nomina di un'altra decina di ministri, fra cui le donne Amber Rudd all'Energia e al Cambiamento climatico e Priti Patel al lavoro.
SPECIALE Elezioni Regno Unito / VIDEO / FOTO
Il sindaco di Londra, Boris Johnson, impegnato ancora per un anno nel governo della capitale, non ha ricevuto nessun portafoglio ma il diritto di assistere a riunioni politiche di governo. Una situazione che potrebbe cambiare l'anno prossimo, quando sarà scaduto il suo mandato di primo cittadino. Sempre oggi, Cameron ha presentato ai suoi deputati le priorità di questo secondo mandato, fra cui una delle più importanti è la rinegoziazione della presenza del Regno Unito nell'Unione europea.
Il dilemma dei laburisti. Dopo la sconfitta elettorale, il Labour è a caccia di un nuovo leader che prenda il posto di Ed Miliband, dimessosi subito dopo la batosta. David Miliband, il fratello blairiano di Ed, ha fatto sapere in un'intervista alla Bbc che non tornerà in campo nella battaglia per la successione alla guida del partito. Un partito in cui secondo i mezzi di informazione britannici c'è voglia di "rottamazione". L'Independent scrive che molti deputati ritengono necessario saltare una generazione e cercare il nuovo leader fra le giovani leve. L'idea è di escludere chi è troppo legato alla stagione Blair-Brown, come ad esempio Andy Burnham e Yvette Cooper, che sarebbero già pronti a correre per la guida del Labour.
Le obiezioni sul 45enne Burnham, già ministro della Salute sotto Gordon Brown, riguardano anche i suoi stretti legami con l'ex leader Ed Miliband: entrambi sono stati definiti come uomini dei sindacati, responsabili quindi di uno spostamento a sinistra del Labour che sarebbe fra le cause principali della sconfitta elettorale. Proprio per protestare contro la linea "anti-impresa" del partito, oggi si è dimesso Lord Sugar, noto uomo d'affari e star dello show televisivo The Apprentice. Sugar, uno dei maggiori donatori del Labour, ha detto di aver aspettato fino a dopo le elezioni per annunciare la sua uscita.
I quattro milioni di voti ottenuti a livello nazionale, afferma l'Ukip, sono comunque stati un "risultato eccezionale". Per questo, Farage "ha ritirato le sue dimissioni e rimarrà leader dell'Ukip", anche in vista della campagna per il referendum sulla permanenza del Regno Unito nella Ue che "ha già avuto inizio questa settimana". Per il referendum, conclude l'Ukip, "c'è bisogno della nostra squadra migliore per una campagna guidata da Nigel".
Farage aveva più volte affermato durante la campagna elettorale per le legislative di giovedì scorso che, in caso di mancata elezione nel seggio di South Thanet, avrebbe lasciato la guida del partito. Tenendo fede alla sua parola, il leader dell'Ukip aveva annunciato le dimissioni poco dopo la proclamazione del risultato che lo aveva visto sconfitto dal candidato conservatore. Poi, la svolta di oggi.
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Il nuovo esecutivo Cameron. Fin dall'indomani del voto, il primo ministro uscito vittorioso della consultazione aveva mostrato l'intenzione di dare vita a un nuovo governo nel segno della continuità, riconfermando i quattro pesi massimi del suo precedente esecutivo: George Osborne alle Finanze, Theresa May all'Interno, Philip Hammond agli Esteri e Michael Fallon alla Difesa. Alcune altre nomine erano arrivate durante il fine settimana fra cui quella di Michael Gove alla Giustizia, di Nicky Morgan all'Educazione (conferma) e dell'euroscettico Mark Harper a capo della maggioranza parlamentare. Prima di incontrare i deputati oggi a fine mattinata, Cameron ha infine proceduto alla nomina di un'altra decina di ministri, fra cui le donne Amber Rudd all'Energia e al Cambiamento climatico e Priti Patel al lavoro.
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Il dilemma dei laburisti. Dopo la sconfitta elettorale, il Labour è a caccia di un nuovo leader che prenda il posto di Ed Miliband, dimessosi subito dopo la batosta. David Miliband, il fratello blairiano di Ed, ha fatto sapere in un'intervista alla Bbc che non tornerà in campo nella battaglia per la successione alla guida del partito. Un partito in cui secondo i mezzi di informazione britannici c'è voglia di "rottamazione". L'Independent scrive che molti deputati ritengono necessario saltare una generazione e cercare il nuovo leader fra le giovani leve. L'idea è di escludere chi è troppo legato alla stagione Blair-Brown, come ad esempio Andy Burnham e Yvette Cooper, che sarebbero già pronti a correre per la guida del Labour.
Le obiezioni sul 45enne Burnham, già ministro della Salute sotto Gordon Brown, riguardano anche i suoi stretti legami con l'ex leader Ed Miliband: entrambi sono stati definiti come uomini dei sindacati, responsabili quindi di uno spostamento a sinistra del Labour che sarebbe fra le cause principali della sconfitta elettorale. Proprio per protestare contro la linea "anti-impresa" del partito, oggi si è dimesso Lord Sugar, noto uomo d'affari e star dello show televisivo The Apprentice. Sugar, uno dei maggiori donatori del Labour, ha detto di aver aspettato fino a dopo le elezioni per annunciare la sua uscita.