BOSTON - Dzhokhar Tsarnaev, il ventunenne attentatore della maratona di Boston, è stato condannato a morte per aver ucciso tre persone e averne ferite oltre 240 nell'aprile del 2013. La sentenza è stata letta nell'aula della Corte federale di Boston alla presenza di Tsarnaev, che è rimasto impassibile. I 12 giurati hanno deciso per la pena capitale dopo più di 14 ore di camera di consiglio.
La pena capitale "è una punizione adeguata per questo orribile crimine", ha commentato il ministro della Giustizia americano, Loretta Lynch, aggiungendo che Tsarnaev ha compiuto "con freddezza e crudeltà un attentato terroristico che ha ferito centinaia di americani togliendo la vita a tre individui".
Tra le prime reazioni polemiche quella di Amnesty Usa, secondo cui "questa non è giustizia". "Condanniamo l'attentato e piangiamo per le vittime. La pena di morte però non è giustizia. Alimenta la violenza e non impedisce che altri commettano crimini simili in futuro", ha detto il direttore esecutivo Steven Hawkins, sottolineando come sia una "vergogna" che il governo federale applichi la pena capitale mentre il Massachusetts l'ha abolita nel 1984 per i crimini punibili dallo Stato. Tsarnaev è stato però giudicato sotto la legge federale che consente la pena di morte tramite iniezione letale.
Quello alla maratona di Boston fu il più cruento attacco terroristico negli Stati Uniti dall'11 settembre 2001. Il mese scorso la giuria aveva riconosciuto il giovane di origine cecena colpevole di aver piazzato due odigni artigianali ("pentole bomba" imbottite di chiodi fabbricate in casa), sul percorso della gara, così come di aver ucciso un agente a colpi di arma da fuoco. L'attentato fu opera sua e del fratello maggiore Tamerlan, morto durante l'inseguimento della polizia. Nel corso del processo, durato sei settimane, la giuria ha sentito circa 150 testimoni, tra i quali persone che persero un arto e rimasero gravemente ferite.
L'accusa aveva definito Tsarnaev "un terrorista" che merita di morire per aver provocato una carneficina. "Dopo la carneficina e la paura e il terrore che lui ha causato, la decisione è chiara", aveva detto Steven Mellin, uno dei procuratori federali, nella sua arringa conclusiva. "L'unica sentenza che renderà giustizia in questo caso è la sentenza di morte".
Secondo la difesa, il giovane di origine cecena, che al momento dell'attentato aveva 19 anni, era stato manipolato dal fratello maggiore Tamerlan, rimasto ucciso durante l'inseguimento.
Alla lettura della sentenza erano presenti alcuni sopravvissuti e parenti di molte vittime, compresi i genitori di Martin Richard, rimasto ucciso a otto anni, che insieme a tante altre persone avevano lanciato un appello affinché il giovane fosse condannato all'ergastolo e non a morte.
Alcuni giurati hanno preso in considerazione l'attenuante della giovane età e quella dell'assenza di precedenti penali, ma sono prevalse le aggravanti: la premeditazione e la pianificazione dell'attacco, la crudeltà e l'efferatezza del crimine, l'uso di armi di distruzione di massa, l'aver causato la morte di un bimbo innocente, l'aver preso di mira un evento sportivo iconico, la maratona più antica della storia degli Stati Uniti. Solo tre giurati su 12, poi, hanno ritenuto che Tsarnaev abbia agito sotto l'influenza della figura dominante del fratello maggiore.
Tsarnaev ha ascoltato la sentenza in silenzio, seduto con le braccia incrociate. Al momento del verdetto - raccontano i testimoni - non ha mostrato particolari emozioni. Poi si è alzato allontanandosi dall'aula senza dire nulla, dopo aver ricevuto una pacca sulla spalla dal proprio avvocato. Eppure tra chi lo ha visitato di recente in carcere qualcuno afferma che si è pentito. E qualche giorno fa quella maschera di freddezza che fin dal primo momento ha contraddistinto il ragazzo si era per un attimo sciolta in lacrime, per la prima volta, quando in aula aveva testimoniato una sua zia.
Con ogni probabilità Tsarnaev sarà ora trasferito nel braccio della morte del penitenziario di Terre Haute, in Indiana. E la condanna a morte non sarà eseguita in tempi brevi. Gli avvocati della difesa potranno presentare ricorso e questo genere di procedimenti dura di solito anni.
La pena capitale "è una punizione adeguata per questo orribile crimine", ha commentato il ministro della Giustizia americano, Loretta Lynch, aggiungendo che Tsarnaev ha compiuto "con freddezza e crudeltà un attentato terroristico che ha ferito centinaia di americani togliendo la vita a tre individui".
Tra le prime reazioni polemiche quella di Amnesty Usa, secondo cui "questa non è giustizia". "Condanniamo l'attentato e piangiamo per le vittime. La pena di morte però non è giustizia. Alimenta la violenza e non impedisce che altri commettano crimini simili in futuro", ha detto il direttore esecutivo Steven Hawkins, sottolineando come sia una "vergogna" che il governo federale applichi la pena capitale mentre il Massachusetts l'ha abolita nel 1984 per i crimini punibili dallo Stato. Tsarnaev è stato però giudicato sotto la legge federale che consente la pena di morte tramite iniezione letale.
Quello alla maratona di Boston fu il più cruento attacco terroristico negli Stati Uniti dall'11 settembre 2001. Il mese scorso la giuria aveva riconosciuto il giovane di origine cecena colpevole di aver piazzato due odigni artigianali ("pentole bomba" imbottite di chiodi fabbricate in casa), sul percorso della gara, così come di aver ucciso un agente a colpi di arma da fuoco. L'attentato fu opera sua e del fratello maggiore Tamerlan, morto durante l'inseguimento della polizia. Nel corso del processo, durato sei settimane, la giuria ha sentito circa 150 testimoni, tra i quali persone che persero un arto e rimasero gravemente ferite.
L'accusa aveva definito Tsarnaev "un terrorista" che merita di morire per aver provocato una carneficina. "Dopo la carneficina e la paura e il terrore che lui ha causato, la decisione è chiara", aveva detto Steven Mellin, uno dei procuratori federali, nella sua arringa conclusiva. "L'unica sentenza che renderà giustizia in questo caso è la sentenza di morte".
Secondo la difesa, il giovane di origine cecena, che al momento dell'attentato aveva 19 anni, era stato manipolato dal fratello maggiore Tamerlan, rimasto ucciso durante l'inseguimento.
Alla lettura della sentenza erano presenti alcuni sopravvissuti e parenti di molte vittime, compresi i genitori di Martin Richard, rimasto ucciso a otto anni, che insieme a tante altre persone avevano lanciato un appello affinché il giovane fosse condannato all'ergastolo e non a morte.
Alcuni giurati hanno preso in considerazione l'attenuante della giovane età e quella dell'assenza di precedenti penali, ma sono prevalse le aggravanti: la premeditazione e la pianificazione dell'attacco, la crudeltà e l'efferatezza del crimine, l'uso di armi di distruzione di massa, l'aver causato la morte di un bimbo innocente, l'aver preso di mira un evento sportivo iconico, la maratona più antica della storia degli Stati Uniti. Solo tre giurati su 12, poi, hanno ritenuto che Tsarnaev abbia agito sotto l'influenza della figura dominante del fratello maggiore.
Tsarnaev ha ascoltato la sentenza in silenzio, seduto con le braccia incrociate. Al momento del verdetto - raccontano i testimoni - non ha mostrato particolari emozioni. Poi si è alzato allontanandosi dall'aula senza dire nulla, dopo aver ricevuto una pacca sulla spalla dal proprio avvocato. Eppure tra chi lo ha visitato di recente in carcere qualcuno afferma che si è pentito. E qualche giorno fa quella maschera di freddezza che fin dal primo momento ha contraddistinto il ragazzo si era per un attimo sciolta in lacrime, per la prima volta, quando in aula aveva testimoniato una sua zia.
Con ogni probabilità Tsarnaev sarà ora trasferito nel braccio della morte del penitenziario di Terre Haute, in Indiana. E la condanna a morte non sarà eseguita in tempi brevi. Gli avvocati della difesa potranno presentare ricorso e questo genere di procedimenti dura di solito anni.