Esteri

Palmira, militanti dell'Is nel museo . Bandiera nera sulle rovine

Il capo dipartimento Antichità Damasco rassicura: "L'edificio era quasi vuoto. Distrutte solo copie di statue". "Nessun movimento nel sito archeologico". Condanna dell'Onu
 

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DAMASCO - I militanti dello Stato islamico (Is) hanno fatto irruzione giovedì all'interno del museo di Palmira, la città siriana sede di un sito archeologico patrimonio dell'umanità, ma non hanno sottratto nulla in quanto gran parte dei reperti era stata trasferita in precedenza in un luogo sicuro. Lo ha dichiarato Maamoun Abdulkarim, archeologo a capo del dipartimento delle Antichità di Damasco, nel corso di una conferenza stampa. I jihadisti, che hanno preso il controllo di Palmira giovedì, "lo stesso giorno" sono entrati nel museo, "hanno rotto delle repliche in gesso, sono ritornati venerdì, hanno chiuso le porte e posto delle guardie di fronte", ha dichiarato Abdulkarim.
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Il museo era stato svuotato. Il capo del dipartimento delle Antichità di Damasco ha quindi sottolineato che al momento dell'arrivo dell'Is, "quasi nulla era rimasto" nel museo. "Abbiamo gradualmente inviato i reperti archeologici a Damasco, ma ci sono parti enormi come sarcofagi che pesano 3-4 tonnellate e che non siamo in grado di spostare. Questo è ciò che ci preoccupa", ha sottolineato Abdulkarim. "Non c'è stato alcun movimento dell'Is all'interno del sito archeologico", ha aggiunto Abdelkarim, auspicando che i miliziani jihadisti "non ripetano le distruzioni di cui sono stati responsabili in Iraq".
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Sui social media sono apparse foto pubblicate da account solidali con l'Is di miliziani che issano la bandiera nera sull'antica cittadella che sovrasta Palmira e le rovine. "Attacchi barbarici" li definisce il Consiglio di sicurezza dell'Onu, che, su impulso dell'Italia, ha condannato con fermezza i barbarici attacchi terroristici in atto in Siria, compresi quelli a Palmira.

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Il governo di Damasco ha ammesso solo in parte la sconfitta. I media controllati dal regime continuano ad affermare che si è trattato di un "ridispiegamento tattico". La strada che collega Damasco e Homs con l'est siriano è ormai controllata in gran parte dall'Is. Dal nord-ovest siriano sono intanto giunti nuovi dettagli sui sanguinosi scontri che hanno visto confrontarsi militari governativi con miliziani anti-regime e loro alleati qaedisti.

L'agenzia ufficiale Sana afferma che il presidente Bashar al Assad ha parlato telefonicamente con alcuni dei soldati riusciti a salvarsi dall'assedio dell'ex ospedale a Jisr ash Shughur, località chiave conquistata un mese fa da forze anti-regime. I miliziani avevano affermato ieri di aver ucciso quasi tutti dei circa 200 militari intrappolati dalla fine di aprile in quella che era stata trasformata da tempo in una caserma lealista. Fonti di Jisr ash Shughur hanno invece affermato  che i qaedisti e gli insorti hanno ucciso un centinaio di soldati e che non si hanno notizie degli altri. La Sana mostra foto di alcuni di loro feriti e curati nell'ospedale di Latakia ma non fornisce informazioni sulla sorte dei loro commilitoni.