DIYARBAKIR - Due bombe sono scoppiate questo pomeriggio a Diyarbakir, capoluogo non ufficiale del Kurdistan turco, durante la più grande manifestazione elettorale del Partito Democratico Curdo (HDP), in vista delle parlamentari del 7 giugno. Le detonazioni si sono susseguite una dietro l'altra alle 5.30 del pomeriggio nella sede del Congresso della Società Democratica (KCD), una piattaforma che riunisce tutte le ONG, associazioni e partiti curdi, e che nel 2011 ha dichiarato un'"autonomia democratica" di gestione, pur rimanendo all'interno dell'integrità territoriale turca.
La prima bomba é scoppiata all'interno di un cestino della spazzatura. "E' stata un'esplosione violenta dal basso" racconta Aisha, una maestra di scuola di Diyarbakir presente al rally, "ho visto persone con gambe e braccia mozzate". La seconda, racconta un altro testimone, si é verificata subito dopo, all'interno di un quadro elettrico a soli 100 metri dal palco su cui parlavano i candidati. Secondo fonti ospedaliere sono 4 i morti, tra cui un ragazzo di 16 anni, e 350 feriti.
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In un primo momento l'esplosione é stata imputata ad un corto circuito ma, in seguito ad accertamenti, il Ministro turco dell'Energia e delle Risorse Naturali Tamer Yildiz ha escluso ogni ipotesi di malfunzionamento del quadro: "Non vi é stata alcuna interruzione di energia e il trasformatore ha continuato ad operare. Si tratta di un intervento esterno".
Secondo i presenti, la folla ha iniziato ad evacuare il cortile del palazzo quasi immediatamente, ma dopo una decina di minuti dall'ultima esplosione la polizia anti-sommossa turca ha attaccato le centinaia di persone che si riversavano nella strada con gas lacrimogeni e idranti. Le strade del centro di Diyarbakir si sono riempite di fumo per via degli scontri e delle carcasse di transenne della polizia bruciate. A fine scontri, migliaia di persone si sono radunata di fronte alla sede dell'HDP.
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Da lì il leader dell'HDP Salahattin Demertas, che avrebbe dovuto parlare sul palco del Congresso alle 18.30, ha invitato i suoi sostenitori a non rispondere con la violenza. "Non sappiamo ancora la causa delle esplosioni, ma risulta un atto provocatorio, a maggior ragione a due giorni dalle elezioni, ma nonostante questi attacchi a prevalere sarà la pace", ha detto Demertas, ribadendo la linea dei negoziati di pace intrapresa da Ocalan 2 anni fa, nonostante l'HDP abbia subito più di 70 attacchi dall'inizio della campagna elettorale.
Il candidato del partito di maggioranza AKP e primo ministro Ahmet Davutoglu ha dichiarato dal palco durante il suo rally elettorale a Gaziantep che si impegnerà a far luce su quanto successo. L'HDP ha escluso in modo categorico ogni forma di alleanza post-elettorale con l'AKP.
Le elezioni parlamentari in Turchia di quest'anno sono le più importanti della storia politica curda, che per la prima volta non corre con i propri candidati indipendenti ma punta con il partito istituzionalizzato dell'HDP a oltrepassare la soglia di sbarramento del 10% prevista dalla legge elettorale, e così conquistare 50 seggi in parlamento.
Al momento i sondaggi danno al partito di Demertas tra il 9 e il 12%, percentuali scomode per l'AKP che punta invece ad ottenere almeno la maggioranza assoluta in parlamento in modo da attuare la riforma costituzionale tanto ambita dal presidente Erdogan: trasformare la Turchia da una repubblica parlamentare a una presidenziale.
*Nawart Press
La prima bomba é scoppiata all'interno di un cestino della spazzatura. "E' stata un'esplosione violenta dal basso" racconta Aisha, una maestra di scuola di Diyarbakir presente al rally, "ho visto persone con gambe e braccia mozzate". La seconda, racconta un altro testimone, si é verificata subito dopo, all'interno di un quadro elettrico a soli 100 metri dal palco su cui parlavano i candidati. Secondo fonti ospedaliere sono 4 i morti, tra cui un ragazzo di 16 anni, e 350 feriti.
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In un primo momento l'esplosione é stata imputata ad un corto circuito ma, in seguito ad accertamenti, il Ministro turco dell'Energia e delle Risorse Naturali Tamer Yildiz ha escluso ogni ipotesi di malfunzionamento del quadro: "Non vi é stata alcuna interruzione di energia e il trasformatore ha continuato ad operare. Si tratta di un intervento esterno".
Secondo i presenti, la folla ha iniziato ad evacuare il cortile del palazzo quasi immediatamente, ma dopo una decina di minuti dall'ultima esplosione la polizia anti-sommossa turca ha attaccato le centinaia di persone che si riversavano nella strada con gas lacrimogeni e idranti. Le strade del centro di Diyarbakir si sono riempite di fumo per via degli scontri e delle carcasse di transenne della polizia bruciate. A fine scontri, migliaia di persone si sono radunata di fronte alla sede dell'HDP.
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Da lì il leader dell'HDP Salahattin Demertas, che avrebbe dovuto parlare sul palco del Congresso alle 18.30, ha invitato i suoi sostenitori a non rispondere con la violenza. "Non sappiamo ancora la causa delle esplosioni, ma risulta un atto provocatorio, a maggior ragione a due giorni dalle elezioni, ma nonostante questi attacchi a prevalere sarà la pace", ha detto Demertas, ribadendo la linea dei negoziati di pace intrapresa da Ocalan 2 anni fa, nonostante l'HDP abbia subito più di 70 attacchi dall'inizio della campagna elettorale.
Il candidato del partito di maggioranza AKP e primo ministro Ahmet Davutoglu ha dichiarato dal palco durante il suo rally elettorale a Gaziantep che si impegnerà a far luce su quanto successo. L'HDP ha escluso in modo categorico ogni forma di alleanza post-elettorale con l'AKP.
Le elezioni parlamentari in Turchia di quest'anno sono le più importanti della storia politica curda, che per la prima volta non corre con i propri candidati indipendenti ma punta con il partito istituzionalizzato dell'HDP a oltrepassare la soglia di sbarramento del 10% prevista dalla legge elettorale, e così conquistare 50 seggi in parlamento.
Al momento i sondaggi danno al partito di Demertas tra il 9 e il 12%, percentuali scomode per l'AKP che punta invece ad ottenere almeno la maggioranza assoluta in parlamento in modo da attuare la riforma costituzionale tanto ambita dal presidente Erdogan: trasformare la Turchia da una repubblica parlamentare a una presidenziale.
*Nawart Press