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Libia, liberato l'ostaggio italiano Ignazio Scaravilli

Il medico catanese era stato rapito a gennaio. Il rientro in Italia è previsto entro pochi giorni. La soddisfazione di Mattarella

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ROMA - E' stato liberato Ignazio Scaravilli, l'italiano rapito il 6 gennaio scorso in Libia. Il medico catanese, 68 anni, era stato sequestrato da un gruppo di criminali comuni e jihadisti legato alla galassia radicale di Ansar-al-Sharia. E' stato liberato con il concorso delle autorità di Tripoli ed è in buone condizioni di salute. Lo si apprende in ambienti dell'Unità di Crisi della Farnesina in contatto con gli altri apparati dello Stato.

Dalle stesse fonti si apprende che Scaravilli si trova presso gli uffici delle autorità di Tripoli "per gli adempimenti di rito", in attesa di poter "rapidamente" tornare in Italia. Fonti qualificate riferiscono all'Adnkronos che "sulla vicenda non è in corso alcuna trattativa con il governo di Tripoli" e che si confida di riportare in Italia Scaravilli "a breve, entro un paio di giorni".
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Al momento però sono ancora incerti i tempi del rientro. Secondo quanto si apprende, "ci sono procedure da rispettare" e la presenza di più autorità in Libia non facilita gli adempimenti. "Tutto procede nel migliore dei modi", spiegano fonti informate, "si lavora per riportare a casa Scaravilli il prima possibile".

La notizia della liberazione di Scaravilli è stata accolta con "soddisfazione" dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha ringraziato tutte le autorità che hanno reso possibile la positiva conclusione della vicenda.

A rivelare in anteprima la liberazione del connazionale è stato l'Huffington Post. Andrea Purgatori, autore dell'articolo, scrive che Scaravilli è stato liberato una settimana fa ma poi trattenuto in segreto dalle autorità di Tripoli che in cambio del suo rientro avrebbero preteso dall'Italia il pieno riconoscimento politico del governo filo-islamico, al pari di quello che Roma ha concesso al governo di Tobruk. Versione che al momento non trova conferme ufficiali.

Raggiunta al telefono, la moglie del medico non ha voluto commentare la notizia della liberazione: "Per il momento sono troppo agitata. Non sono in grado di parlare. Dovete scusarmi ma io per il momento non sono in grado di fare nessuna conversazione. Sono contenta. Posso non essere contenta di una notizia del genere? Però sono troppo agitata".
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Scaravilli, chirurgo ortopedico specializzato in interventi alla mano, si era recato in Libia per dare il proprio contributo all'ospedale di Dar Al Wafa, nella zona di Suq Talat. Era arrivato nel Paese nord-africano prima di Natale assieme ad altri colleghi siciliani.

Dopo la liberazione di Scaravilli, solo un italiano rimane in ostaggio all'estero. Si tratta del gesuita padre Paolo Dall'Oglio, di cui si sono perse le tracce in Siria nel luglio del 2013. Sessant'anni, gesuita romano, per trent'anni e fino alla sua espulsione nell'estate del 2012 Dall'Oglio ha vissuto e lavorato nel suo Paese d'adozione in nome del dialogo tra islam e cristianità. Regolarmente emergono notizie - mai confermate - sulla sua morte o sulla sua prigionia. Le informazioni circolate negli ultimi mesi lo davano per detenuto in una delle prigioni dello Stato islamico a Raqqa. Ma anche questa circostanza non ha trovato conferme.