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Il presidente del Sudan ha lasciato il Sudafrica, delusi gli Stati Uniti

Omar al Bashir si era recato a Johannesburg per il vertice dei Paesi africani e la Corte penale internazionale aveva chiesto di eseguire il mandato internazionale di arresto per genocidio. Ma il leader di Khartoum è ripartito prima che il tribunale di Pretoria si pronunciasse. Il segretario di Stato Usa, John Kerry, ha espresso "delusione"

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JOHANNESBURG - Omar al-Bashir ha lasciato il Sudafrica. E' partito con l'aereo presidenziale che l'ha riportato in Sudan, nonostante il divieto decretato dall'Alta Corte di Pretoria, incaricata di pronunciarsi sul mandato di arresto della Corte penale internazionale dell'Aja.

La Cpi aveva spiccato due mandati di arresto contro Bashir, nel 2009 e nel 2010, per genocidio, per crimini di guerra e contro l'umanità. Crimini commessi nell'ambito del conflitto nella regione sudanese occidentale del Darfur. La Corte dell'Aja aveva chiesto alle autorità sudafricane di fermare il presidente sudanese, al potere dal 1989, che si trovava in Sudafrica per partecipare al 25esimo summit dell'Unione africana. Il giudice Hans Fabricius aveva vietato a Bashir di lasciare il Sudafrica fino a quando non avesse preso una decisione.

Divieto che non è stato rispettato, nonostante l'ordine di arresto internazionale che pende su di lui, nonostante il Sudafrica abbia sottoscritto nel 1998 lo Statuto di Roma che ha istituito la Cpi e nonostante gli appelli del segretario generale dell'Onu: "L'ordine di arresto della Cpi contro il presidente sudanese deve essere rispettato", ha detto Ban Ki-moon, sottolineando che "l'autorità della corte deve essere rispettata e la sua decisione attuata". Il numero uno del Palazzo di Vetro, a Ginevra per l'avvio dei negoziati di pace sulla crisi yemenita, si è detto "molto preoccupato", ricordando che l'ordine di arresto contro il capo di Stato sudanese è stato emesso per accuse legate a crimini di guerra e contro l'umanità.

Gli Usa hanno espresso la loro delusione per il rientro a Khartoum del presidente sudanese e senza entrare nel merito del mancato arresto da parte di Pretoria, il portavoce del Dipartimento di Stato, Jeffrey Rathke, ha fatto riferimento alla "delusione" per la partecipazione del presidente, accusato di crimini contro l'umanita e di genocidio, al Summit.

Anche dall'Aja il vice procuratore capo della Cpi, James Stewart, ha sottolineato la "delusione" per il mancato arresto di Bashir. "L'obbligo del Sudafrica è chiaro e inequivocabile, doveva arrestarlo", ha ribadito Stewart.