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Bosnia, polizia Belgrado vieta manifestazioni su Srebrenica

La maggiore promossa da una quarantina di organizzazioni non governative. Domani Bill Clinton e Laura Boldrini a Sarajevo

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BELGRADO - Niente dimostrazioni a Belgrado per il 20mo anniversario del genocidio di Srebrenica, che ricorre domani. La polizia ha vietato tutte e sette le manifestazioni in programma, la più imponente delle quali era stata promossa da una quarantina di organizzazioni non governative in omaggio alle vittime. Gli organizzatori si erano riuniti dietro la sigla #sedamhiljada (#7000), a simboleggiare il numero approssimativo di vittime del massacro riportate dalle Ong serbe.
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Il progetto di invadere le strade del centro occupandole con circa 7mila persone stese a terra, a significare l'enormità del massacro del luglio 1995 commesso per mano delle forze serbobosniache che rispondevano agli ordini di Radovan Karadzic e Ratko Mladic non è però piaciuto ai nazionalisti, tra loro anche gruppi estremisti, che avevano progettato una serie di contromanifestazioni nella capitale.

A questo punto, invocando motivi di sicurezza, il ministro dell'Interno Nebojsa Stefanovic ha annunciato il divieto di tenere le manifestazioni: "Avverto chiunque stia considerando una riunione di qualunque tipo che la polizia non consentirà né tollererà tali riunioni", ha dichiarato durante una conferenza stampa. Quasi 8mila tra uomini e ragazzi musulmani vennero trucidati nel luglio 1995 nell'enclave orientale della Bosnia Erzegovina dichiarata zona protetta dalle Nazioni Unite.

Clinton e Boldrini a Sarajevo. Domani a Sarajevo, in occasione del 20mo anniversario della strage, ci saranno Bill Clinton a capo della delegazione Usa e la presidente della Camera, Laura Boldrini. "È un genocidio la cui responsabilità ricade su tutta la comunità internazionale. È giusto - ha detto Boldrini - rendere omaggio alle vittime, e chiedere che venga fatta giustizia, ma senza dimenticare che la responsabilità è sempre individuale e non ci può essere responsabilità collettiva. Se sposassimo la tesi della responsabilità collettiva noi ci condanneremmo e condanneremmo questo popolo all'odio interno". "Il massacro organizzato di migliaia di Civili inermi, che la giustizia internazionale ha qualificato come crimine di genocidio, ha profondamente segnato la coscienza collettiva del popolo italiano come un avvenimento dal fortissimo e drammatico  valore simbolico", si legge nel messaggio che il presidente del Senato, Pietro Grasso, ha inviato ai presidenti della Camera dei rappresentanti e della Camera dei popoli della Bosnia Erzegovina, Sefik Dzaferovic e Baris Colak.

Due giorni fa la Russia ha posto il veto sulla bozza di risoluzione al Consiglio di sicurezza Onu destinata a condannare il massacro di Srebrenica come genocidio. Si sono astenuti Cina, Nigeria, Angola e Venezuela, mentre i restanti membri del Consiglio hanno votato a favore della misura. Il voto era stato posticipato, dopo che Regno Unito e Stati Uniti avevano tentato di persuadere Mosca a non porre il veto. Il presidente serbo Tomislav Nikolic secondo il quale Mosca ha dimostrato di essere "amico vero e sincero" della Serbia, aveva inviato durante la fase di preparazione della bozza una lettera a Putin, in cui metteva in guardia dal rischio di portare i Balcani "sull'orlo della guerra" con l'approvazione all'Onu della risoluzione britannica