Esteri

Nucleare Iran, la mappa del 'grande gioco' atomico in Medio Oriente

L'accordo tra Teheran e il Gruppo dei 5+1 e gli equilibri in Medio Oriente. I siti iraniani e le testate nucleari nel mondo

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La rinuncia alla bomba nucleare persiana in cambio della revoca delle sanzioni. Il 2 aprile a Losanna erano stati fissati i principi di un accordo storico tra Iran e Stati Uniti (e i membri del Gruppo dei 5+1), ma per definire i dettagli ci sono voluti mesi di trattative tra le cancellerie di Teheran e dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell'Onu più la Germania per arrivare all'intesa finale di Vienna. Ora la palla passa al Congresso americano che dovrà ratificare la fine dell'embargo a quello che per loro è stato per anni il protagonista principale dell'Asse del Male, e agli ispettori dell'Aiea a cui spetta il compito di verificare che il programma nucleare civile iraniano rimanga tale e che gli ayatollah di Teheran non stiano cercando di imbrogliare quello che ancora definiscono il "Grande Satana".

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L'accordo sconvolge tutti gli equilibri mediorientali. Finora sono tre i paesi dotati di testate nucleari: Israele; il Pakistan primo paese islamico a dotarsi della bomba, ma  rivolta in particolare contro l'India, altra potenza nucleare; e indirettamente la Turchia, che ospita bombe nucleari americane nella base Nato di Incirlik (e su cui non ha controllo diretto). Israele  ritiene la mera possibilità che l'Iran si doti dell'arma nucleare una minaccia diretta alla sua sopravvivenza. Non crede alla buona fede degli ayatollah e ha fatto di tutto per impedire l'accordo tra Usa e Iran. Il premier Netanyahu è andato a parlare al Congresso americano in prima persona per impedirlo. Anche l'Arabia Saudita teme che il grande nemico sciita e persiano diventi una potenza nucleare, e i sauditi sono pronti a usare la loro ricchezza per un proprio programma nucleare. Intanto combattono in ogni modo la crescita del potere degli sciiti nell'area, in Iraq come in Yemen, per non parlare dei sospetti sulla propria minoranza sciita. Non mancano i focolai di guerra dove esercitare questo confronto, come nel Califfato tra Siria e Iraq e in Afghanistan al confine orientale iraniano. Tutti conflitti che aumentano l'insicurezza iraniana e alimentano quindi la volontà di dotarsi dell'arma nucleare.
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Sono 19 i siti nucleari iraniani,  tra centrali, reattori e siti di arricchimento dell'uranio: 3 a Teheran, 6 a Esfahan, 2 a Natanz, 1 a Fardow, 1 a Arak, 1 a Karaj, 1 a Bushehr, 1 a Darkhovin, 1 a Shiraz. Molti dovranno essere smantellati o riconvertiti. I principali e più conosciuti (e controllati) sono la centrale di Bushehr, i siti di Natanz, Esfahan e Arak ma i sospetti su eventuali attività nucleari a fini militari si annidano in quelle minori. Come è il caso di Parchin, ispezionato due volte nel 2004 e nel 2005, ma dove dal 2012, l'Aiea ha cercato inutilmente di ispezionare una particolare area. Dopo la richiesta ufficiale, l'intera area è stata totalmente ripulita; persino la terra scavata e rimossa. Questo alimenta vecchi sospetti, che hanno reso complicate e difficili le trattative.

È stato appurato che l'Iran ha tentato, almeno una volta in passato, di nascondere esperimenti per l'arricchimento di uranio. All'improvviso, in un piccolo centro di ricerca, furono smantellati dei laboratori, ridipinte le pareti, distrutte le apparecchiature. Ma gli ispettori riuscirono comunque a identificare una traccia di uranio lavorato. "È come con il dna. Non si sbaglia, anche se non si può considerare certo la smoking gun della bomba iraniana", aggiunge la fonte. "Ma è un serio indizio che dimostra come in quel luogo c'è stata attività di arricchimento; che è stato usato del combustibile non per scopo civile".

Uno degli elementi fondamentali per consentire l'applicazione dell'accordo è rappresentato dall'Aiea e da i suoi ispettori. A loro spetterà accertare l'applicazione degli accordi da parte iraniana e confermare la volontà di Teheran di non procedere con sviluppi militari nei suoi centri militari. Nello stesso tempo sarà fondamentale che l'Aiea non venga accusata dall'Iran, come è avvenuto in questi anni, di non essere un soggetto super partes ma di essere invece rappresentate degli interessi americani e occidentali.
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Al mondo sono nove i paesi dotati ufficialmente di armi nucleari. La Russia ha 7.500 testate nucleari (1.780 operative), gli Stati Uniti 7.200 (1.900 operative). Francia e Gran Bretagna ne hanno rispettivamente 300 e 215. La Cina, superpotenza emergente, ne ha 250. India e Pakistan ne hanno circa un centinaio a testa. La Corea del Nord ne dovrebbe avere non più di 10. Israele, pur non avendo mai dichiarato ufficialmente di possedere la bomba, ne dovrebbe avere circa 80. Alcune bombe nucleari americane B61 sono probabilmente ospitate in basi Nato di Germania, Italia, Belgio, Olanda e Turchia. (fonti Fas e Sipri Yearbook). Sudafrica, Bielorussia, Ucraina e Kazakistan sono finora gli unici paesi che hanno rinunciato all'arma nucleare (il Sudafrica ha chiuso il suo programma atomico, mentre le tre ex repubbliche sovietiche hanno restituito le testate alla Russia).