Esteri

Usa, marcia del Ku Kux Klan per difendere la bandiera confederata

Tensione a Columbia dove pochi razzisti hanno sfilato in un corteo protetto dalla polizia

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NEW YORK - Erano solo qualche dozzina. Incappucciati del Ku Klux Klan che dalla North Carolina e dalla Florida si erano uniti allo sparuto gruppo di locali, neo-nazi del National Socialist Movement calati con i loro lugubri vessilli dalla lontana Detroit, qualche 'lupo solitario' con bandiera sudista e lo sguardo truce di sfida. Slogan e insulti razzisti, svastiche e vessilli confederati, urla e canti a squarciagola. Erano pochi, ma sembrava di essere tornati negli anni Sessanta sabato pomeriggio a Columbia, quando nella capitale della South Carolina 'cavalieri bianchi' e 'pantere nere' si sono affrontati a brutto muso per ore proprio come ai vecchi tempi.
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Questa volta a parti invertite. Non più quei drappelli di negroes coraggiosi che sfilano in mezzo a migliaia di bianchi arrabbiati e minacciosi, difesi (ma non sempre) dalla guardia nazionale come mostrano foto sbiadite e vecchi cinegiornali in bianco e nero. Nel nuovo millennio, nella nuova America di un presidente nero che nel sangue di nove afro-americani - freddati in una chiesa di Charleston in nome della 'superiorità bianca' - ha riscoperto che il suo peccato originale non era sepolto, adesso sono i bianchi razzisti (e ancora troppo spesso impuniti) a sfilare tra un massiccio cordone di poliziotti per evitare sputi, pietre e qualche bastonata di una folla molto più grande e arrabbiata di loro. Solo una cosa non è cambiata, la libertà di manifestare pubblicamente qualsiasi opinione (garantita dal primo emendamento della Costituzione) anche la più orrenda, una delle ragioni che rende gli Stati Uniti una grande (e a volte contraddittoria) democrazia.
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C'è un'immagine che rende bene il segno dei tempi, la foto di un poliziotto afro-americano grande e grosso che aiuta un suprematista bianco, T-shirt nera con svastica, che ha avuto un malore. Foto subito diventata virale nei social network, con centinaia di commenti positivi e qualche insulto di troppo. Non è stata una giornata facile per gli agenti della polizia di Columbia, città dove i neri sono quasi quanto i bianchi (e i poliziotti afro-americani la maggioranza), dove attorno al locale Campidoglio da settimane si manifesta pro o contro la 'bandiera confederatà (ammainata la settimana scorsa) e dove è iniziato anche il secondo round di questo match contro il proprio passato con un gruppo di senatori democratici che adesso vogliono eliminare anche la statua di Benjamin 'Pitchfork' Tillman, l'ex governatore (democratico) segregazionista che fece carriera politica capeggiando il linciaggio di sette neri repubblicani nel famoso 'massacro di Hamburg' del 1876.

"La nostra speranza è che la gente della South Carolina si tenga lontano dall'esibizione d'odio e disordine che i membri del Ku Klux Klan sperano di provocare nel weekend", aveva scritto su Facebook Nikki Haley, la governatrice repubblicana che si è battuta per la rimozione della bandiera confederata dopo la strage di Charleston. Temeva quello che poi è inevitabilmente accaduto, la contro-protesta di organizzazioni nere come il "New Black Panther Party".  La provocazione di razzisti e neo-nazi era iniziata di prima mattina quando nel ghetto nero della città erano comparsi volantini minacciosi: "Sorveglianza di quartiere. Potete dormire tranquilli sapendo che il Klan è sveglio". Così, quando nel pomeriggio è iniziata la sfilata degli 'incappucciati' dietro ai cordoni sanitari della polizia si sono cominciate a radunare prima cento, poi duecento, poi cinquecento e infine un paio di migliaia di persone. Tensione alle stelle quando i 'cavalieri bianchi' e pantere nere' sono venuti a contatto, con spinte, bottiglie lanciate in aria, qualche sassata e tante urla. Alla fine pochi arresti e qualche ferito.