Esteri

Turchia, media: intelligence aveva segnalato presenza nel Paese di kamikaze Is

Il primo ministro turco Ahmet Davutoglu (afp)
Il giorno dopo l'attentato al centro culturale di Suruç, Hurriyet e Haberturk scrivono che le autorità erano state avvisate: i servizi avevano riscontrato l'entrata della presunta attentatrice in Turchia insieme ad altre due donne legate all'Is. Salito a 32 il bilancio delle vittime. Il premier Davutoglu: "Identificato un sospetto, probabili collegamenti con lo Stato Islamico"
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ISTANBUL - Le forze di sicurezza di Ankara erano a conoscenza della presenza in Turchia di Ozlem Yilmaz, la 18enne sospettata di essere la kamikaze dell'Is che ieri si è fatta saltare in un centro culturale di Suruç, al confine con la Siria, provocando la morte di almeno 32 persone e un centinaio di feriti. Lo sostengono i quotidiani Hurriyet e Haberturk. La presunta attentatrice risulta entrata in Turchia insieme ad altre due donne legate all'Is, Fadime Kurt e Nuray Demirel. Nell'ultimo mese in almeno due occasioni l'intelligence di Ankara aveva avvisato le autorità di possibili attacchi. L'attentato non è stato ancora rivendicato. Se il coivolgimento dell'Is fosse confermato, l'attentato di Suruç sarebbe il primo compiuto sul suolo turco dal Califfato, che da oltre un anno controlla ampie porzioni dei territori iracheno e siriano.
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Al momento dell'attentato, nel centro culturale di Suruç erano riuniti attivisti filocurdi intenzionati ad attraversare il confine per collaborare alla ricostruzione di Kobane, città curda in territorio siriano devastata dai combattimenti dei mesi scorsi fra l'Is e le milizie curde, simbolo della fiera resistenza dei peshmerga all'avanzata dello Stato Islamico. Il primo ministro turco Ahmet Davutoglu oggi è a Sanliurfa, capoluogo della provincia in cui ricade Suruç, dove in conferenza stampa ha annunciato l'identificazione di un sospetto per l'attacco kamikaze. "I suoi legami sono sotto indagine - ha spiegato il premier -. C'è una forte probabilità di un collegamento tra Daesh (acronimo in arabo per indicare lo Stato Islamico, ndr) e l'attacco kamikaze". Poche ore dopo l'attentato, Davutoglu aveva puntato il dito contro l'Is. "I primi elementi raccolti dimostrano che l'esplosione è dovuta a un attentato suicida perpetrato dall'Is", aveva dichiarato in conferenza stampa, ammettendo tuttavia che "non è ancora il momento per un giudizio definitivo". Il governatore di Sanliurfa ha vietato in tutta la provincia le manifestazioni e gli incontri pubblici.
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Il governo islamo-conservatore promette di rafforzare le misure di sicurezza alla frontiera con la Siria. Nonostante la prossimità alle aree dove si combatte il conflitto contro il Califfato, la Turchia era sin qui stata risparmiata dal terrore. Con il conseguente sospetto, neanche tanto velato, di un suo discreto sostegno allo Stato Islamico e l'accusa al governo di non fare abbastanza nella lotta contro il gruppo radicale sunnita. Accusa che le autorità di Ankara hanno sempre sdegnosamente respinto. Anche lunedì, dopo l'attentato di Suruç, quando Davutoglu aveva ribadito: "La Turchia ha sempre adottato misure contro il Daesh e le organizzazioni equivalenti".

Nelle ultime settimane, la polizia turca ha condotto, per la prima volta espressamente, una serie di operazioni contro la filiera che opera sul suo territorio nel reclutamento e nel passaggio illegale di aspiranti jihadisti, soprattutto stranieri, verso la Siria. Il quotidiano filo-governativo Sabah allora traduce l'attentato di Suruç in "un atto di rappresaglia contro l'impegno della Turchia nella lotta al terrorismo" si legge in un editoriale. Per contro, altre voci puntano il dito contro la politica "compiacente" di Ankara nei riguardi delle organizzazioni radicali in guerra contro il regime siriano di Assad e accusano il governo di non aver compreso la portata della minaccia jihadista. "Nessuna forza può operare in Turchia senza che il Mit (i servizi segreti) ne siano al corrente" denuncia il co-presidente del principale partito curdo del Paese, Figen Yüksekdag.
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Nihat Ali Ozcan, del centro studi "Tepav" di Ankara, vede nell'attentato di Suruç "l'allargamento sul suolo turco" del conflitto sin qui svolto in territorio siriano tra milizie curde e jihadisti dell'Is. Il vero rischio, dichiara il ricercatore all'Afp, è che "questo attacco possa innescare in Turchia conflitti ideologici, etnici e politici". E si ritorna al mancato ingaggio militare della Turchia contro l'Is, soprattutto nei giorni della difesa di Kobane, atteggiamento che ha provocato violente sommosse pro-curde nel sud-est del Paese.

Il governo di Ankara, da parte sua, ha più volte manifestato il timore di veder emergere in Siria una regione autonoma controllata dalle milizie curde del Pkk (Partito dei lavoratori del Curdistan) che dal 1984 guida la ribellione in territorio turco. Proprio oggi, riferiscono siti locali, le forze di sicurezza turche, durante un pattugliamento di routine, hanno individuato un ordigno artigianale da 100 kg con controllo a distanza in una strada della provincia orientale turca di Tunceli. Gli artificieri hanno disinnescato la bomba piazzata, secondo le autorità turche, da militanti del Pkk.