Esteri

Turchia, bloccato Twitter dopo l'attentato: "Per rimuovere immagini dell'esplosione"

Identificato grazie al test del Dna l'autore della strage di Suruc: è un ventenne turco. Proteste a Istanbul, arrestati 49 manifestanti. Uccisi due poliziotti turchi a Ceylanpinar, nel sud del Paese, rivendica il braccio armato del Pkk: "Collaboravano con l'Is"

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ANKARA - Le autorità della Turchia hanno bloccato l'accesso a Twitter nel Paese, a causa dell'ordinanza di un tribunale locale riguardante la diffusione delle immagini dell'attacco di lunedì a Suruc, in cui sono morte 32 persone. Lo ha riferito una fonte ufficiale del governo di Ankara. Intanto, grazie all'esame del dna, è stato identificato l'autore dell'attentato. In un primo tempo si era pensato che la kamikaze fosse una donna di 18 anni. Invece si è scoperto che si tratta di un ventenne di nazionalità turca. "A seguito del test del dna confermiamo che l'assalitore è un uomo di 20 anni residente ad Adiyaman", provincia del sudest turco, ha detto un funzionario.
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La stampa turca fa il nome di Abdurrahman Alagoz, studente di ingegneria all'università di Adiyaman, la cui carta d'identità è stata trovata su un cadavere irriconoscibile sulla scena dalla strage. La madre del ragazzo, intervistata dal quaotidano Radikal, ha dichiarato che il figlio è stato "all'estero" per sei mesi, prima di tornare a casa 10 giorni fa e sparire nuovamente. "Non ci hanno detto dove andavano e che lavoro avevano trovato. Non so se si è unito all'Is. Era un bravo ragazzo" ha detto la donna. Con Abdurrahman è scomparso anche il fratello Yunus. Nel periodo di assenza il 20enne si sarebbe addestrato con l'Is in Siria imparando a fabbricare bombe. Nell'ordigno usato a Suruc sono stati messi sfere d'acciaio e chiodi allo scopo di fare più danni possibili e, afferma la polizia, poteva essere fabbricato solo con attrezzature professionali.

All'attentato di Suruc hanno fatto seguito diverse manifestazioni di protesta a Istanbul, durante le quali, riferiscono i media locali, le forze di sicurezza turche hanno tratto in arresto 49 persone.  Gli scontri più duri si sono verificati nella serata di ieri nella zona di Kadikoy, nel versante asiatico della città, dove la polizia ha disperso le proteste con lacrimogeni e cannoni ad acqua e dove sono stati arrestati 11 manifestanti. Secondo l'agenzia di stampa statale Anadolu, nei vari interventi le forze di sicurezza hanno anche sequestrato armi, munizioni e 203 bottiglie molotov.

A proposito di armi, stanno suscitando allarme e polemica foto scattate durante i funerali di Ismet Seker e Cemil Yildiz, due vittime della strage di Suruc, tenutisi ieri nel quartiere di Sultangazi a Istanbul. Ritraggono uomini a volto che imbracciano kalashnikov e pistole, mescolati alle centinaia di persone che partecipavano alla cerimonia funebre. Secondo testimoni, uno di loro avrebbe anche sparato alcuni colpi di kalashnikov in aria. Nello stesso quartiere ieri mattina alcuni colpi d'arma da fuoco erano stati sparati contro una centrale di polizia da assalitori non ancora identificati.

Le autorità turche, dopo aver respinto ancora una volta, attraverso le dichiarazioni rilasciate dal premier Ahmet Davutoglu dopo l'attentato, l'accusa di "sostenere discretamente l'azione dello Stato Islamico"  e di non fare molto per ostacolare il passaggio degli aspiranti jihadisti in Siria attraverso i suoi confini, oggi hanno dato risalto all'operato dell'esercito, che solo nella giornata di ieri avrebbe fermato 432 persone che cercavano di entrare illegalmente in territorio siriano, oltre a impedire a cinque persone di compiere il percorso inverso, secondo quanto rende noto oggi un comunicato delle forze armate di Ankara.

Tra gli accusatori dello scarso ingaggio turco nella lotta all'Is c'è il Pkk, la cui ala militare, Hpg, ha rivendicato l'uccisione di due agenti di polizia nella città turca di Ceylanpinar, al confine con la Siria. Gesto motivato come rappresaglia nei confronti della Turchia, ritenuta dal Pkk colpevole insieme con l'Is dell'attentato di Suruc. "Un'azione punitiva è stata condotta contro due poliziotti che collaboravano con le bande del Daesh (acronimo che in arabo indica lo Stato Islamico) a Ceylanpinar come vendetta per il massacro di Suruc" si legge nella rivendicazione online di Hpg. I corpi dei due agenti sono stati trovati nella casa in cui vivevano insieme, con ferite da arma da fuoco alla testa, hanno riferito fonti anonime delle forze di sicurezza turche.