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Ai Weiwei 

Gb fa marcia indietro: ok a visto per dissidente cinese Ai Weiwei

Dopo le polemiche sulla mancata assegnazione all'artista, il ministro dell'interno britannico Theresa May chiede scusa e ordina alle autorità di fornire la concessione dell'autorizzazione

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LONDRA - Il Regno Unito si è scusato e ha fatto una rapida marcia indietro dopo le polemiche sulla mancata assegnazione all'artista-dissidente cinese Ai Weiwei di un visto semestrale. Oggi il ministero dell'Interno ha ordinato la concessione dell'autorizzazione.

Il ministro Theresa May "ha rivisto il caso e ha dato istruzione ai funzionari di emettere un visto da sei mesi", ha detto una portavoce dell'ufficio. E' stata, inoltre, spedita una lettera all'artista, nella quale si "scusa per l'inconveniente causato".

Ieri l'artista aveva denunciato il fatto che, diversamente dalla Germania, la Gran Bretagna - impegnata in un disgelo delle relazioni con Pechino - aveva negato il visto adducendo come scusa la mancata dichiarazione di pendenze giudiziarie. La motivazione era contenuta nella lettera, pubblicata dall'artista su Instagram, con la quale l'ambasciata britannica a Pechino respingeva la sua richiesta concedendogli un visto di soli venti giorni.
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In realtà Ai Weiwei non è mai stato accusato e tantomeno condannato per alcun reato: è stato incarcerato nel 2001 per 81 giorni durante un periodo di repressione ma secondo esperti di diritto cinese e internazionale la detenzione dell'artista è stata illegale secondo le stesse leggi della Repubblica Popolare. Il suo amico Liu Xiaoyuan, celebre difensore dei diritti umani in Cina, ha scritto: "Come avvocato posso dire che Ai Weiwei non ha subito alcuna condanna. Stando alla legge cinese il caso è stato chiuso allo stadio delle indagini di polizia e non ha mai raggiunto i tribunali". Mentre Ai Weiwei era detenuto, una delle sue società è stata condannata a pagare una multa di 15 milioni di yuan, circa 2,4 milioni di dollari per evasione fiscale.
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Weiwei, 57 anni, è uno dei più conosciuti artisti contemporanei cinesi e si è messo in rotta di collisione con le autorità del suo Paese a partire dal 2008, quando ha sostenuto le rivendicazioni dei sopravvissuti al terremoto del Sichuan, una tragedia che provocò la morte di decine di migliaia di persone e che le vittime hanno in parte attribuito alle negligenze dei governanti.
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Dopo il suo rilascio dal carcere nel 2011, non poteva lo stesso viaggiare, il suo passaporto gli è stato restituito la scorsa settimana. Giovedi 30 è volato in Germania, dove vive la sua famiglia.
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