BRUXELLES - "Parliamoci chiaro: l'esperienza in quasi tutta Europa, dal Sud d'Italia fino alla vecchia Germania Est, ha dimostrato che l'efficacia dei fondi strutturali è molto dubbia. La produttività non cresce e i trasferimenti netti, anche quando durano per decenni, non hanno dato un contributo efficace".
Guntram Wolff, direttore del Bruegel Institute, il glorioso think-tank di Bruxelles, studia da anni il problema degli incentivi allo sviluppo. Ed è giunto a conclusioni amare: "I fondi funzionano al contrario: creano un incentivo a mantenere lo status quo e cambiare il meno possibile. La Grecia ha ricevuto fiumi di denaro nei dieci anni precedenti la crisi ma non è riuscita a creare una vibrante e moderna struttura economica ".
Cosa farebbe allora per ottimizzare i risultati di questi fondi?
"La logica che guida l'Unione europea nel management dei finanziamenti va capovolta. Invece di premiare le gestioni peggiori dove non si riesce a fare un salto di qualità nel livello economico, come spesso avviene, si deve creare un sistema che valorizzi i casi virtuosi. Un esempio. Al momento di assegnare i finanziamenti comunitari a un centro di ricerca, occorre essere certi che questi fondi siano dati, sempre tramite le regioni, solo se il centro è inserito in un contesto di sana amministrazione pubblica e buon sistema educativo. Le regioni se messe in competizione fra di loro sono stimolate a garantire un tale ambiente che valorizza il merito e la buona volontà ".
Quali problemi specifici incontra l'utilizzo di questi fondi in Italia? Corruzione, lentezze della macchina pubblica?
"Mi limito a confermare che esistono sempre più prove scientifiche che il funzionamento della macchina statale è un ingrediente chiave per la valorizzazione degli incentivi. Ancora in questi giorni un gruppo di economisti italiani ha pubblicato su VoxEu uno studio che dimostra che l'inefficienza governativa riduce drammaticamente la crescita economica e la performance delle aziende".
Aiuterebbe un'agenzia pubblica per la gestione dei fondi?
"Sicuramente sì. L'importante è che sia veramente indipendente e inserita in un sistema che premia i migliori risultati, le idee più innovative, le nuove produzioni. I fondi non vanno usati per cercare di salvare ciò che è ormai obsoleto. Io sono cresciuto nella Ruhr e ricordo che per decenni i politici locali hanno cercato di salvare le vecchie strutture inducendo tra l'altro i giovani a scegliere i lavori sbagliati. Una dissipazione di denaro e di risorse umane spaventosa".
Guntram Wolff, direttore del Bruegel Institute, il glorioso think-tank di Bruxelles, studia da anni il problema degli incentivi allo sviluppo. Ed è giunto a conclusioni amare: "I fondi funzionano al contrario: creano un incentivo a mantenere lo status quo e cambiare il meno possibile. La Grecia ha ricevuto fiumi di denaro nei dieci anni precedenti la crisi ma non è riuscita a creare una vibrante e moderna struttura economica ".
Cosa farebbe allora per ottimizzare i risultati di questi fondi?
"La logica che guida l'Unione europea nel management dei finanziamenti va capovolta. Invece di premiare le gestioni peggiori dove non si riesce a fare un salto di qualità nel livello economico, come spesso avviene, si deve creare un sistema che valorizzi i casi virtuosi. Un esempio. Al momento di assegnare i finanziamenti comunitari a un centro di ricerca, occorre essere certi che questi fondi siano dati, sempre tramite le regioni, solo se il centro è inserito in un contesto di sana amministrazione pubblica e buon sistema educativo. Le regioni se messe in competizione fra di loro sono stimolate a garantire un tale ambiente che valorizza il merito e la buona volontà ".
Quali problemi specifici incontra l'utilizzo di questi fondi in Italia? Corruzione, lentezze della macchina pubblica?
"Mi limito a confermare che esistono sempre più prove scientifiche che il funzionamento della macchina statale è un ingrediente chiave per la valorizzazione degli incentivi. Ancora in questi giorni un gruppo di economisti italiani ha pubblicato su VoxEu uno studio che dimostra che l'inefficienza governativa riduce drammaticamente la crescita economica e la performance delle aziende".
Aiuterebbe un'agenzia pubblica per la gestione dei fondi?
"Sicuramente sì. L'importante è che sia veramente indipendente e inserita in un sistema che premia i migliori risultati, le idee più innovative, le nuove produzioni. I fondi non vanno usati per cercare di salvare ciò che è ormai obsoleto. Io sono cresciuto nella Ruhr e ricordo che per decenni i politici locali hanno cercato di salvare le vecchie strutture inducendo tra l'altro i giovani a scegliere i lavori sbagliati. Una dissipazione di denaro e di risorse umane spaventosa".