AMBURGO - Al Tribunale internazionale sul diritto del mare di Amburgo seconda udienza sul caso dei marò. Sarà necessario attendere il 24 agosto prossimo per la pronuncia del Tribunale sulle richieste dell'Italia in merito alla giurisdizione. Ieri, in apertura del procedimento, le parti avevano esposto alla corte le loro ragioni. Con l'Italia a elencare le violazioni indiane, in particolare il trattenere Salvatore Girone come un "ostaggio", mentre Massimiliano Latorre è in "permesso" fino al gennaio 2016 per curarsi, nonostante in tre anni la magistratura di New Delhi non sia riuscita a incriminare formalmente i due militari. L'India, da parte sua, ha rivendicato la sua giurisdizione sul caso e ha accusato l'Italia di "malafede" e di voler far passare Girone e Latorre per vittime, quando a morire furono i due pescatori del Kerala presi di mira il 15 febbraio 2012 durante il servizio di vigilanza antipirateria esercitato dai marò sulla nave Enrica Leixe. La seconda udienza si è aperta proprio con le repliche alle dichiarazioni indiane da parte del capo del team legale italiano, Sir Daniel Bethlehem. Nel pomeriggio, la parola è passata all'India.
L'India fa un gioco pericoloso, ha costruito un castello di carte" contro l'Italia, allo scopo di "continuare a esercitare la propria giurisdizione". Bethlehem ha definito quello indiano "diritto creativo" e ha ribadito che le dichiarazioni dei rappresentanti legali di New Delhi dimostrano che l'India considera Latorre e Girone come già condannati. In palese contraddizione con il fatto, "e lo devo sottolineare", che i due militari non sono stati nemmeno incriminati per omicidio dalla giustizia indiana". Bethlehem ha quindi messo in guardia dall'ignorare il principio standard del diritto secondo cui "una persona non è colpevole fino a quando non viene giudicata da un tribunale legittimo sulla base di accuse di cui è stata informata in modo tempestivo e alle quali ha potuto rispondere".
L'approccio dell'India è quindi "sbagliato e pericoloso", ha avvertito l'avvocato internazionale, e queste affermazioni "non dovrebbero nemmeno essere prese in considerazione" dal Tribunale. "I marò contestano l'accusa di aver sparato ai pescatori - ha insistito Bethlehem -. Non è nemmeno accertato che gli spari letali siano partiti dalla Enrica Lexie. Quello che è certo è che i marò hanno sparato colpi di avvertimento in acqua durante quello che temevano fosse un attacco pirata". Ieri l'avvocato di parte indiana, il francese Alain Pellet, aveva messo in dubbio la presenza di pirati nel 2012 in quel tratto di mare. Bethlehem oggi ha invece sostenuto che in quel giorno del 2012 vi erano in zona "altre navi e altri rapporti di attacchi di pirati". Bethlehem ha quindi ribadito le richieste italiane al Tribunale di far cessare l'India di esercitare la propria "giurisdizione illegale" e di "consegnare i due marinai alla giustizia italiana".
E' stata poi la volta dell'ambasciatore Francesco Azzarello, che ha immediatamente respinto l'accusa mossa all'Italia di aver mancato alla parola data a New Delhi. Il documento indiano ha fatto riferimento al divieto imposto agli altri fucilieri presenti a bordo dell'Enrica Lexie di testimoniare in tribunale e soprattutto all'intenzione del governo Monti di trattenere in italia i due militari, rientrati per votare alle elezioni politiche del febbraio 2013, dopo essersi impegnato a farli ripartire immediatamente. Girone e Latorre tornarono in India in marzo. "L'accusa è del tutto inaccettabile - ha affermato l'ambasciatore -. Gli impegni presi in India sul caso sono sempre stati onorati". Azzarello ha poi ricordato come l'Italia, "rattristata dalla perdita delle vite di Valentine Jalestine e Ajeesh Pink (i due pescatori del Kerala, ndr)", lo abbia "espresso in molte occasioni", anche "provvedendo alle necessità delle loro famiglie" che peraltro "auspicano che i marò tornino in Italia". "I sentimenti dell'Italia per la morte dei due pescatori non possono quindi essere messi in discussione", ha sottolineato Azzarello, piuttosto è l'India che "sfrutta questa situazione con l'unico scopo di creare un pregiudizio contro l'Italia davanti a questo Tribunale".
L'India che ha dichiarato di tenere i marò "sotto vigilanza giudiziaria per la preoccupazione che l'Italia non sia pronta a imporre simili forme di controllo su di loro" se dovessero venire accettate le richieste di rientro. "L'atteggiamento dell'India - ha rincarato l'ambasciatore - si spiega con l'assenza di qualsiasi argomento legale credibile" su come il ricorso al Tribunale internazionale sul diritto del mare "possa pregiudicare i diritti dell'India". Nel rinnovare la richiesta di far rientrare anche Girone in Italia e di farvi rimanere Latorre, "l'Italia invita il Tribunale a deciderne le condizioni che ritiene appropriate" ha concluso Azzarello. L'ambasciatore Azzarello ha quindi esaltato all'Ansa il lavoro svolto dal team legale e dalle istituzioni italiane: "Un lavoro preparatorio eccezionale per presentare il caso dei marò in modo chiaro e molto serio e con un grosso fondamento giuridico. Perciò siamo fiduciosi" sulla decisione del Tribunale di Amburgo, "di cui siamo rispettosi".
Nell'intervento finale al Tribunale di Amburgo, l'agente dell'India, Neeru Chadha, ha ribadito il "no a tutte le misure provvisorie" chieste dall'Italia sul caso. Chadha ha anche ringraziato "gli amici italiani per la cooperazione nel corso della procedura".
L'India fa un gioco pericoloso, ha costruito un castello di carte" contro l'Italia, allo scopo di "continuare a esercitare la propria giurisdizione". Bethlehem ha definito quello indiano "diritto creativo" e ha ribadito che le dichiarazioni dei rappresentanti legali di New Delhi dimostrano che l'India considera Latorre e Girone come già condannati. In palese contraddizione con il fatto, "e lo devo sottolineare", che i due militari non sono stati nemmeno incriminati per omicidio dalla giustizia indiana". Bethlehem ha quindi messo in guardia dall'ignorare il principio standard del diritto secondo cui "una persona non è colpevole fino a quando non viene giudicata da un tribunale legittimo sulla base di accuse di cui è stata informata in modo tempestivo e alle quali ha potuto rispondere".
L'approccio dell'India è quindi "sbagliato e pericoloso", ha avvertito l'avvocato internazionale, e queste affermazioni "non dovrebbero nemmeno essere prese in considerazione" dal Tribunale. "I marò contestano l'accusa di aver sparato ai pescatori - ha insistito Bethlehem -. Non è nemmeno accertato che gli spari letali siano partiti dalla Enrica Lexie. Quello che è certo è che i marò hanno sparato colpi di avvertimento in acqua durante quello che temevano fosse un attacco pirata". Ieri l'avvocato di parte indiana, il francese Alain Pellet, aveva messo in dubbio la presenza di pirati nel 2012 in quel tratto di mare. Bethlehem oggi ha invece sostenuto che in quel giorno del 2012 vi erano in zona "altre navi e altri rapporti di attacchi di pirati". Bethlehem ha quindi ribadito le richieste italiane al Tribunale di far cessare l'India di esercitare la propria "giurisdizione illegale" e di "consegnare i due marinai alla giustizia italiana".
E' stata poi la volta dell'ambasciatore Francesco Azzarello, che ha immediatamente respinto l'accusa mossa all'Italia di aver mancato alla parola data a New Delhi. Il documento indiano ha fatto riferimento al divieto imposto agli altri fucilieri presenti a bordo dell'Enrica Lexie di testimoniare in tribunale e soprattutto all'intenzione del governo Monti di trattenere in italia i due militari, rientrati per votare alle elezioni politiche del febbraio 2013, dopo essersi impegnato a farli ripartire immediatamente. Girone e Latorre tornarono in India in marzo. "L'accusa è del tutto inaccettabile - ha affermato l'ambasciatore -. Gli impegni presi in India sul caso sono sempre stati onorati". Azzarello ha poi ricordato come l'Italia, "rattristata dalla perdita delle vite di Valentine Jalestine e Ajeesh Pink (i due pescatori del Kerala, ndr)", lo abbia "espresso in molte occasioni", anche "provvedendo alle necessità delle loro famiglie" che peraltro "auspicano che i marò tornino in Italia". "I sentimenti dell'Italia per la morte dei due pescatori non possono quindi essere messi in discussione", ha sottolineato Azzarello, piuttosto è l'India che "sfrutta questa situazione con l'unico scopo di creare un pregiudizio contro l'Italia davanti a questo Tribunale".
L'India che ha dichiarato di tenere i marò "sotto vigilanza giudiziaria per la preoccupazione che l'Italia non sia pronta a imporre simili forme di controllo su di loro" se dovessero venire accettate le richieste di rientro. "L'atteggiamento dell'India - ha rincarato l'ambasciatore - si spiega con l'assenza di qualsiasi argomento legale credibile" su come il ricorso al Tribunale internazionale sul diritto del mare "possa pregiudicare i diritti dell'India". Nel rinnovare la richiesta di far rientrare anche Girone in Italia e di farvi rimanere Latorre, "l'Italia invita il Tribunale a deciderne le condizioni che ritiene appropriate" ha concluso Azzarello. L'ambasciatore Azzarello ha quindi esaltato all'Ansa il lavoro svolto dal team legale e dalle istituzioni italiane: "Un lavoro preparatorio eccezionale per presentare il caso dei marò in modo chiaro e molto serio e con un grosso fondamento giuridico. Perciò siamo fiduciosi" sulla decisione del Tribunale di Amburgo, "di cui siamo rispettosi".
Nell'intervento finale al Tribunale di Amburgo, l'agente dell'India, Neeru Chadha, ha ribadito il "no a tutte le misure provvisorie" chieste dall'Italia sul caso. Chadha ha anche ringraziato "gli amici italiani per la cooperazione nel corso della procedura".