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(ap)

Usa-Cuba, Fidel Castro: "Ci dovete milioni di dollari". E Kerry incontrerà i dissidenti

Alla vigilia del solenne alzabandiera nella riaperta ambasciata americana a l'Avana, il Lider Maximo festeggia l'89mo compleanno con un polemico editoriale. Fin qui prudente sull'argomento, il segretario di Stato rompe gli indugi: "Vedrò le Signore in Bianco" a margine della cerimonia. Chiamati a issare la bandiera gli stessi tre marines che la ammainarono il 4 gennaio del 1961. "I cubani non volevano che ce ne andassimo"

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L'AVANA - Mentre la macchina del cerimoniale mette a punto gli ultimi dettagli, tra simbolismi ad effetto e ben più concrete cautele diplomatiche, in vista del solenne alzabandiera alla riaperta ambasciata americana a Cuba, la vigilia dello storico evento non è esente da scossoni. Come un elefante in una cristalleria, Fidel Castro fa una fragorosa irruzione nella storia in occasione del suo 89mo compleanno. Per rinfacciare agli Usa i mancati introiti sofferti da Cuba a causa dell'embargo eretto attorno all'isola caraibica all'indomani della crisi dei missili nucleari russi diretti all'Avana. "Ci dovete milioni di dollari" scrive Castro in un editoriale pubblicato su Granma, organo ufficiale del partito comunista, ripreso da tutti i media cubani. Ma la storia è andata ormai troppo avanti e, più che un attacco all'America, l'ex Lider Maximo sembra voler salvaguardare la sua immagine di inflessibile rivoluzionario nel giudizio dei cubani. Dissociandosi da chi, a cominciare dal fratello e successore Raul, dopo la sua uscita di scena ha fatto il lavoro sporco per il riavvicinamento con Washington e durante le trattative si è ben guardato dal gettare l'argomento "risarcimento" sul tavolo.

Washington ha voluto comunque rispondere a Fidel, non direttamente ma con un improvviso annuncio su un tema su cui sin qui era stato mantenuto un prudente riserbo: il segretario di Stato John Kerry, cui toccherà presenziare alla cerimonia in ambasciata, durante il suo breve soggiorno all'Avana incontrerà anche alcuni dissidenti cubani e in particolare le "Signore in Bianco". E' stato lo stesso Kerry a rompere il silenzio sull'argomento in un'intervista alla televisione statunitense di lingua spagnola Telemundo News: "Avrò la fortuna di sedermi con loro" nel corso di un incontro privato e senza la stampa nella sede diplomatica, ha dichiarato Kerry, confermando che i dissidenti "non sono stati invitati alla cerimonia ufficiale perché si tratta di un evento tra Stati".
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Dopo la rottura nel 1961, il disgelo tra Stati Uniti e Cuba è iniziato lo scorso 17 dicembre, cui è seguito il formale riallacciamento delle relazioni diplomatiche lo scorso 20 luglio, quando è stato il ministro degli Esteri cubano Bruno Rodriguez a issare la bandiera sull'ambasciata dell'Avana a Washington. Domani Kerry restituirà la cortesia. L'ultimo segretario di Stato americano a visitare Cuba era stato Edward Reilley Stettinius nel marzo 1945. Kerry, che era già stato a Cuba in veste di senatore nel 2000, rimarrà nell'isola per poche ore, senza pernottare. Secondo l'agenda divulgata da parte cubana, è previsto un incontro con il ministro Rodriguez, seguito da una conferenza stampa. Si tratterà di una visita protocollare, corrispondente a quella del suo omologo cubano a Washington, ma pur incontrando i dissidenti Kerry dovrà trovare un equilibrio per mostrare di non dimenticare la questione dei diritti umani senza offendere le autorità cubane.

La nuova ambasciata americana ha sede nello stesso edificio che per anni ha ospitato la "sezione d'interessi" di Washington a Cuba. Ma potrebbe rimanere a lungo senza ambasciatore. La legge americana prevede che le nomine dei legati siano ratificate dal Senato. Come per il trattato sul nucleare iraniano, l'opposizione repubblicana potrebbe bloccare il procedimento perché il riavvicinamento con Cuba voluto dal presidente democratico Barack Obama e la sua esortazione al Congresso perché venga rimosso l'embargo,  via libera che potrebbe arrivare il prossimo settembre, diventano inevitabilmente appunti caldi in vista della campagna per le elezioni presidenziali del 2016. E fra i candidati alle primarie repubblicane figurano anche due senatori di origine cubana, Ted Cruz e Marc Rubio, entrambi ostili alla ripresa dei rapporti diplomatici con l'Avana.

Ma ora l'attenzione dell'America è concentrata sulla giornata di domani, che avrà tre anziani protagonisti a sorpresa: gli ex marines James Tracy, 78 anni, Larry Morris, 75 anni, e Mike East, 76 anni. Furono loro, il 4 gennaio 1961, ad ammainare la bandiera a stelle e strisce il giorno in cui fu chiusa l'ambasciata. Ebbene, saranno proprio loro, i "militari in congedo" Tracy, Morris e East, a issare di nuovo lo stendardo Usa nella sede diplomatica a Cuba. "Ogni qual volta si ammaina la bandiera per l'ultima volta è un momento simbolico", ha dichiarato James Tracy al New York Times, ricordando poi quel giorno di gennaio di 54 anni fa: "La gente di Cuba non voleva vederci andare via. Potevamo fare cose per loro, loro potevano fare cose per noi. Li amavamo".