Esteri

Brennero, la speranza di quei fantasmi del binario 7

Profughi al valico ferroviario del Brennero (ansa)
Arrivati dall’Eritrea, dalla Siria, dalla Nigeria sanno già come funzionano le cose, anche oggi che si parla del valico in mezza Europa. “Se c’è molta polizia, meglio stare nascosti e aspettare il prossimo treno. Se si vedono pochi agenti, vuol dire che si può partire”
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BRENNERO – I fantasmi del binario 7 appaiono alle 17,50. Cielo grigio e freddo. I fantasmi aspettano da ore, nei sottopassaggi, nei gabinetti, sui marciapiedi più nascosti, nelle strade accanto alla stazione. I fantasmi arrivati dall’Eritrea, dalla Siria, dalla Nigeria sanno già come funzionano le cose, anche oggi che si parla del valico del Brennero in mezza Europa. “Se c’è molta polizia, meglio stare nascosti e aspettare il prossimo treno. Se si vedono pochi agenti, vuol dire che si può partire”. Telefonini e iPad rilanciano le ultime notizie. La Germania chiede più controlli al Brennero. La Baviera chiede aiuto all’Alto Adige. Schengen sospeso, tornano i controlli, annuncia al Provincia. Schengen non è mai stato sospeso – precisa la questura di Bolzano – e nemmeno i controlli.

I fantasmi  sanno che, comunque, è meglio passare il confine al più presto. Arriva il treno internazionale Hbf per Monaco, con partenza alle 18. Scende la Trilaterale, pattuglia con tre agenti, un italiano, un tedesco, un austriaco. Ad aspettarli un solo agente. “Ci sei soltanto tu? E gli altri?”. “Alla Polfer siamo in sette: 2 malati, 2 in ferie. Di turno adesso ci sono io”. La pattuglia è al centro del convoglio. In testa e in coda appaiono i fantasmi, che si infilano – saranno almeno una cinquantina – sul treno. Cinque eritrei si presentano invece agli agenti. Mostrano il biglietto per Monaco e un foglio. “Hai il passaporto? No? Allora non sali. Quel foglio dice solo che devi presentarti alla questura di Bolzano per avviare le pratiche di riconoscimento”.  Gli eritrei non capiscono. Un agente cerca di spiegarsi con tre parole. “Allora lì, dopo”. “Lì” è il sottopassaggio, dove possono mettersi al riparo dal freddo, visto che tanti sono in pantaloni corti e magliette. “Dopo” è un invito ad aspettare il prossimo internazionale per Monaco, alle venti. Se non ci saranno troppe divise, si potrà salire. Gli agenti vanno a chiacchierare al binario 6. I cinque eritrei si avviano verso una sala d’aspetto. Si voltano indietro, non vedono divise e salgono sul convoglio.

Per dare una mano alla Baviera il governatore dell’Alto Adige, Arno Kompatscher, annuncia che “per qualche giorno” sarà organizzata l’accoglienza di 300 – 400 profughi a Bressanone, “in palestre con servizi igienici già funzionanti”. “A me sembra – dice Mario Deriu, segretario del sindacato di polizia Siulp – una decisione schizofrenica. Come si può risolvere la situazione della Baviera, terminale della rotta balcanica, tenendo fermi 400 profughi per qualche giorno?  A Bolzano ne arrivano dai 200 ai 300 al giorno, questi almeno sono quelli che riusciamo a contare. Ha presente la situazione dei primi giorni di maggio, quando è iniziato il forte afflusso di eritrei? Rispetto ad allora non è cambiato nulla. L’unica novità è che non se ne parla più”.

Ci sono anche ragazzini, fra gli eritrei. “Con questo freddo – raccontano Astrid e Alessio, dell’associazione Volontarius, che già a gennaio ha aperto un centro di aiuto qui al valico – dovremo portare gli abiti pesanti per chi passa la notte all’aperto. Ci sono migranti che sono stati assistiti per tre o quattro volte. Riescono a salire su un treno, arrivano a Innsbruck e vengono rimandati indietro una volta, due, tre… Ma nessuno si arrende”. In fin dei conti, sono in vista del traguardo. A. è partito dall’Eritrea cinque mesi fa. T. è un ragazzo siriano. “Sono andato via da casa un anno fa. Siria, Libia, Lampedusa in barcone e poi Milano. Ho lavorato cinque mesi in quella città, in un ristorante, per trovare i soldi e continuare il viaggio. Lo sapevo anche prima di partire da Milano che qui al Brennero basta aspettare”.

Lo sanno tutti, in questo paese di confine, che quelli che sono riusciti ad arrivare qui hanno potuto continuare la loro strada. Il traffico di migranti rende ricchi non solo i criminali che riempiono i gommoni nel Mediterraneo. Sono arrivati anche i passeur. Trentacinque eritrei si sono fidati di un loro connazionale che, per 100 euro a testa, assicurava loro l’arrivo a Monaco, in treno. I migranti sono stati fermati a Innsbruck e rimandati indietro almeno una volta, ma la guida aveva già incassato. Una grande famiglia – due genitori e sei figli – è stata trovata in autostrada dalla polizia stradale. L’eritreo che li accompagnava ha detto loro che potevano scendere. “Ecco, questa è la Germania”, aveva assicurato alla barriera di Vipiteno.

Parte alle 20 l’ultimo treno per Monaco. “Quando ci sono i controlli – raccontano i ragazzi di Volontarius – tanti restano qui  e allora anche noi facciamo il turno notte, per dare loro una coperta, un panino al formaggio…”.  Domattina presto arriverà a Bolzano il regionale veloce da Roma, carico di migranti. Forse saranno portati a Bressanone, forse riusciranno ad arrivare qui. “Un fatto è certo”, dice un agente da mesi in servizio sui treni. “Non può continuare così. Siamo solo divise che accompagnano il ping pong fra Bolzano e Monaco. E spesso ti trovi da solo, in un vagone di migranti”.