BEIRUT - Il vice ministro della Giustizia iracheno e un alto responsabile dello stesso dicastero sono stati oggi rapiti a Baghdad da uomini armati incappucciati. Lo riferisce la tv al Jazeera in inglese a conferma di notizie diffuse da media locali iracheni. Le fonti affermano che il viceministro Abdul-Karim al-Saadi e il direttore del dipartimento ispettivo del ministero della Giustizia sono stati prelevati dall'auto sulla quale viaggiavano stamani nel quartiere di Banuk, nella parte est di Baghdad a maggioranza sciita. Ieri il ministro della Difesa iracheno Khaled Ubaydi era scampato, rimanendo illeso, a un agguato a colpi di arma da fuoco a nord della capitale.
Intanto il ministero della Difesa francese comunica che una pattuglia di jet Rafale ha effettuato questa mattina i primi voli di ricognizione sulla Siria, conformemente a quanto anticipato dal presidente Francois Hollande, che ieri aveva annunciato il cambio di strategia nei confronti dell'Is, ordinando alla sua aviazione di effettuare ricognizioni sulla Siria come sta facendo da un anno in Iraq. "Ci permetteranno di valutare la possibilità di procedere ad eventuali raid contro l'Is", aveva aggiunto il capo dell'Eliseo. Il ministro degli Esteri Laurent Fabius ha confermato le operazioni. "La decisione annunciata ieri da Francois Hollande ha avuto seguito", ha dichiarato Fabius, che ha aggiunto: "Questi voli permetteranno al momento opportuno di valutare a quali azioni procedere".
I cacciabombardieri transalpini, decollati dalla loro base nel Golfo Persico, sono muniti di strumentazione in grado di raccogliere immagini digitali ad alte e basse altitudini. Alla missione di ricognizione ha partecipato anche un C-135 per il rifornimento in volo, ha precisato il ministero della Difesa. I due Rafale sono già rientrati alla base. La Francia dispone di aerei Rafale in una base negli Emirati Arabi Uniti, equipaggiati per delle missioni di ricognizione. L'aeronautica transalpina è presente anche in una base in Giordania con dei caccia bombardieri. Sinora l'aviazione francese aveva preso parte solo ai raid aerei contro lo Stato Islamico in Iraq, per il timore che colpire il gruppo jihadista in Siria potesse rafforzare il presidente Bashar al-Assad. "Missioni simili potranno essere condotte nei prossimi giorni", ha affermato una fonte del ministero.
A proposito dei raid francesi, il ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni, a Parigi per la conferenza sulle vittime di violenze etniche o religiose in Medio Oriente, ha commentato: "Ognuno sceglie i suoi metodi e le sue priorità, noi non discutiamo quelle di altri, ma siamo consapevoli e orgogliosi delle nostre". L'Italia, ha assicurato Gentiloni, continua a essere "impegnatissima" nella Coalizione internazionale contro l'Is in Siria e Iraq.
E' invece polemica nel Regno Unito dopo la rivelazione di ieri, quando il premier David Cameron in Parlamento ha riferito dell'uccisione mediante droni di due cittadini britannici membri dello Stato Islamico, avvenuta ad agosto a Raqqa, in Siria. Il segretario alla Difesa Michael Fallon ha dichiarato che il Regno Unito "non esiterebbe" a lanciare nuovi attacchi segreti con i droni in Siria qualora ci fosse una minaccia diretta alla sicurezza nazionale. Secondo Fallon, l'uccisione mirata dei due connazionali è stata "un atto di auto-difesa perfettamente legale" e che non si poteva agire in altro modo. "Ci sono altri terroristi coinvolti in altri complotti che potrebbero arrivare a compimento nelle prossime settimane o mesi, non esiteremo a intraprendere di nuovo simili operazioni", ha detto Fallon a Bbc Radio 4.
Parole che hanno ulteriormente acceso il dibattito su un attacco avvenuto, secondo molti, al di fuori di una cornice legale e che crea un pericoloso precedente. La pensa così Jeremy Corbyn, il candidato favorito alla guida del Labour, che ha chiesto al premier britannico una "risposta adeguata" ai tanti interrogativi che la sua decisione di dare il via libera al raid in Siria ha suscitato. Ma fortissime critiche al governo sono arrivate anche dai nazionalisti scozzesi (Snp): uno dei due jihadisti eliminati, Ruhul Amin, era residente ad Aberdeen. Il deputato dell'Snp, Humza Yousaf, ha parlato di "uccisione extra giudiziale senza processo", ha chiesto spiegazioni su come questo sia potuto avvenire e di poter visionare il materiale di intelligence che ha indotto Londra a dare il via all'operazione.
Dubbi sulla nuova linea scelta da Cameron anche fra gli stessi conservatori, per il timore che Londra abbia già pronta una kill list, un elenco di jihadisti da eliminare in futuro. Timore condiviso da un padre britannico, Ahmed Muthana, i cui due figli si sono uniti allo Stato Islamico in Siria. Il bersaglio principale del raid di agosto era il 21enne Reyaad Khan, di Cardiff, amico e compagno di scuola di suo figlio, Nasser Muthana, 21 anni, andato in Siria col fratello 18enne Aseel. "Sono terrorizzato perché i miei figli sono lì, non penso che li rivedrò mai più" ha dichiarato Ahmed Muthana al Guardian.
Tensione tra Russia e Bulgaria, dopo che Sofia ha negato agli aerei militari russi il permesso di attraversare il suo spazio aereo per portare assistenza in Siria. Decisione assunta per il sospetto che i cargo russi non trasportino aiuti umanitari, come affermato da Mosca, ma rientrino nella strategia di un possibile intervento militare russo in territorio siriano. La Russia aveva chiesto di poter solcare i cieli bulgari dal primo al 24 settembre. Di fronte al diniego di Sofia, il vice ministro degli Esteri russo Mikhail Bogdanov ha chiesto una spiegazione formale e ha inoltre espresso il sospetto che la Bulgaria abbia preso la sua decisione su pressione di Washington, il che solleverebbe "un interrogativo sul suo diritto sovrano di prendere decisioni", riferisce Interfax.
La Russia resta uno dei principali alleati del regime di Bashar al-Assad insieme all'Iran e nei giorni scorsi il segretario di stato americano John Kerry aveva espresso al ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, la profonda preoccupazione americana per le notizie secondo cui il Cremlino potrebbe pianificare un forte ampliamento del sostegno al regime di Damasco. Secondo quanto riportato dalla stampa americana, citando rapporti di intelligence, Mosca avrebbe inviato un distaccamento militare avanzato e avrebbe trasportato unità abitative prefabbricate destinate ad accogliere fino a mille persone in un aeroporto vicino Latakia.
Ricostruzioni seccamente smentite dal regime siriano. "Non c'è assolutamente niente di vero in quello che è stato detto nei giorni scorsi. Non ci sono forze russe, e non vi è alcuna attività militare russa, né terrestre né marittima o aerea", ha affermato il ministro siriano dell'Informazione, Omran al-Zohbi, in un'intervista all'emittente di Hezbollah Al-Manar, "si tratta di un'idea fabbricata dalle intelligence occidentali e arabe per dare l'impressione che lo Stato siriano si è indebolito al punto da chiedere un sostegno diretto ai paesi amici", ha aggiunto al-Zohbi riferendosi alla Russia.
Intanto il ministero della Difesa francese comunica che una pattuglia di jet Rafale ha effettuato questa mattina i primi voli di ricognizione sulla Siria, conformemente a quanto anticipato dal presidente Francois Hollande, che ieri aveva annunciato il cambio di strategia nei confronti dell'Is, ordinando alla sua aviazione di effettuare ricognizioni sulla Siria come sta facendo da un anno in Iraq. "Ci permetteranno di valutare la possibilità di procedere ad eventuali raid contro l'Is", aveva aggiunto il capo dell'Eliseo. Il ministro degli Esteri Laurent Fabius ha confermato le operazioni. "La decisione annunciata ieri da Francois Hollande ha avuto seguito", ha dichiarato Fabius, che ha aggiunto: "Questi voli permetteranno al momento opportuno di valutare a quali azioni procedere".
I cacciabombardieri transalpini, decollati dalla loro base nel Golfo Persico, sono muniti di strumentazione in grado di raccogliere immagini digitali ad alte e basse altitudini. Alla missione di ricognizione ha partecipato anche un C-135 per il rifornimento in volo, ha precisato il ministero della Difesa. I due Rafale sono già rientrati alla base. La Francia dispone di aerei Rafale in una base negli Emirati Arabi Uniti, equipaggiati per delle missioni di ricognizione. L'aeronautica transalpina è presente anche in una base in Giordania con dei caccia bombardieri. Sinora l'aviazione francese aveva preso parte solo ai raid aerei contro lo Stato Islamico in Iraq, per il timore che colpire il gruppo jihadista in Siria potesse rafforzare il presidente Bashar al-Assad. "Missioni simili potranno essere condotte nei prossimi giorni", ha affermato una fonte del ministero.
A proposito dei raid francesi, il ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni, a Parigi per la conferenza sulle vittime di violenze etniche o religiose in Medio Oriente, ha commentato: "Ognuno sceglie i suoi metodi e le sue priorità, noi non discutiamo quelle di altri, ma siamo consapevoli e orgogliosi delle nostre". L'Italia, ha assicurato Gentiloni, continua a essere "impegnatissima" nella Coalizione internazionale contro l'Is in Siria e Iraq.
E' invece polemica nel Regno Unito dopo la rivelazione di ieri, quando il premier David Cameron in Parlamento ha riferito dell'uccisione mediante droni di due cittadini britannici membri dello Stato Islamico, avvenuta ad agosto a Raqqa, in Siria. Il segretario alla Difesa Michael Fallon ha dichiarato che il Regno Unito "non esiterebbe" a lanciare nuovi attacchi segreti con i droni in Siria qualora ci fosse una minaccia diretta alla sicurezza nazionale. Secondo Fallon, l'uccisione mirata dei due connazionali è stata "un atto di auto-difesa perfettamente legale" e che non si poteva agire in altro modo. "Ci sono altri terroristi coinvolti in altri complotti che potrebbero arrivare a compimento nelle prossime settimane o mesi, non esiteremo a intraprendere di nuovo simili operazioni", ha detto Fallon a Bbc Radio 4.
Parole che hanno ulteriormente acceso il dibattito su un attacco avvenuto, secondo molti, al di fuori di una cornice legale e che crea un pericoloso precedente. La pensa così Jeremy Corbyn, il candidato favorito alla guida del Labour, che ha chiesto al premier britannico una "risposta adeguata" ai tanti interrogativi che la sua decisione di dare il via libera al raid in Siria ha suscitato. Ma fortissime critiche al governo sono arrivate anche dai nazionalisti scozzesi (Snp): uno dei due jihadisti eliminati, Ruhul Amin, era residente ad Aberdeen. Il deputato dell'Snp, Humza Yousaf, ha parlato di "uccisione extra giudiziale senza processo", ha chiesto spiegazioni su come questo sia potuto avvenire e di poter visionare il materiale di intelligence che ha indotto Londra a dare il via all'operazione.
Dubbi sulla nuova linea scelta da Cameron anche fra gli stessi conservatori, per il timore che Londra abbia già pronta una kill list, un elenco di jihadisti da eliminare in futuro. Timore condiviso da un padre britannico, Ahmed Muthana, i cui due figli si sono uniti allo Stato Islamico in Siria. Il bersaglio principale del raid di agosto era il 21enne Reyaad Khan, di Cardiff, amico e compagno di scuola di suo figlio, Nasser Muthana, 21 anni, andato in Siria col fratello 18enne Aseel. "Sono terrorizzato perché i miei figli sono lì, non penso che li rivedrò mai più" ha dichiarato Ahmed Muthana al Guardian.
Tensione tra Russia e Bulgaria, dopo che Sofia ha negato agli aerei militari russi il permesso di attraversare il suo spazio aereo per portare assistenza in Siria. Decisione assunta per il sospetto che i cargo russi non trasportino aiuti umanitari, come affermato da Mosca, ma rientrino nella strategia di un possibile intervento militare russo in territorio siriano. La Russia aveva chiesto di poter solcare i cieli bulgari dal primo al 24 settembre. Di fronte al diniego di Sofia, il vice ministro degli Esteri russo Mikhail Bogdanov ha chiesto una spiegazione formale e ha inoltre espresso il sospetto che la Bulgaria abbia preso la sua decisione su pressione di Washington, il che solleverebbe "un interrogativo sul suo diritto sovrano di prendere decisioni", riferisce Interfax.
La Russia resta uno dei principali alleati del regime di Bashar al-Assad insieme all'Iran e nei giorni scorsi il segretario di stato americano John Kerry aveva espresso al ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, la profonda preoccupazione americana per le notizie secondo cui il Cremlino potrebbe pianificare un forte ampliamento del sostegno al regime di Damasco. Secondo quanto riportato dalla stampa americana, citando rapporti di intelligence, Mosca avrebbe inviato un distaccamento militare avanzato e avrebbe trasportato unità abitative prefabbricate destinate ad accogliere fino a mille persone in un aeroporto vicino Latakia.
Ricostruzioni seccamente smentite dal regime siriano. "Non c'è assolutamente niente di vero in quello che è stato detto nei giorni scorsi. Non ci sono forze russe, e non vi è alcuna attività militare russa, né terrestre né marittima o aerea", ha affermato il ministro siriano dell'Informazione, Omran al-Zohbi, in un'intervista all'emittente di Hezbollah Al-Manar, "si tratta di un'idea fabbricata dalle intelligence occidentali e arabe per dare l'impressione che lo Stato siriano si è indebolito al punto da chiedere un sostegno diretto ai paesi amici", ha aggiunto al-Zohbi riferendosi alla Russia.