BARCONI accatastati uno sopra l'altro, vecchi motori di seconda o terza mano apparentemente messi a nuovo, prue improvvisate tra pezzi di legno fradici e chiodi arrugginiti. C'è tutto questo e molto di più nel mercato nero dei barconi che ogni settimana si svolge a Susa, in Tunisia. Luoghi dove i trafficanti di uomini fanno affari e cercano di recuperare quanti più barconi possibili per ammassare migranti in viaggio verso l'Europa.
Barconi in vendita che hanno già affrontato lunghi viaggi e che vengono recuperati in alto mare da sciacalli, marinai quasi sempre libici, ma anche egiziani, che agiscono per conto dei trafficanti. Il mercato di Susa è il più fiorente, ma ne esistono degli altri minori lungo la costa tra la Libia e la Tunisia.
A scovare il grande mercato nero dei barconi è stato il Gruppo interforze di contrasto all'immigrazione clandestina della Procura di Siracusa, guidato dal sostituto commissario Carlo Parini e facente capo al Procuratore Francesco Paolo Giordano.
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"Sono mercati illeciti che favoriscono l'attenzione delle organizzazioni criminali", racconta Parini, che dopo aver per anni sequestrato beni ai boss mafiosi tra Catania e Siracusa, oggi interroga scafisti e ricompone, sbarco dopo sbarco, i tasselli mancanti delle nuove reti criminali transnazionali. "Abbiamo accertato che sono mercati molto fiorenti e adesso ci stiamo attrezzando per individuare i cantieri dove avviene la produzione dei gommoni".
Il lavoro svolto fino ad oggi dalle Procure siciliane ha infatti permesso di sottrarre ai trafficanti di uomini molte imbarcazioni, in linea anche con la nuova missione EuNavFor Med voluta dall'Unione Europea. I trafficanti preferiscono così ultimamente acquistare i gommoni, spesso realizzati artigianalmente: "Abbiamo accertato che non si tratta di gommoni provenienti da enti di marineria specializzati, ma mezzi di scarsa fattura, con poca sicurezza di galleggiabilità. Sono gommoni che hanno un'autonomia dalle dieci alle dodici ore".
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Ad Augusta, quest'anno, il gruppo interforze di contrasto all'immigrazione clandestina ha fermato 117 scafisti in 111 sbarchi, per un totale di 18 mila migranti sbarcati, tra cui 29 cadaveri. Il porto siciliano, che dopo la strage di Lampedusa del 3 ottobre 2013 è arrivato nel 2014 ad avere tre sbarchi in una sola giornata, continua a essere un teatro di storie. Dal nonno siriano ultranovantenne alla bimba morta di diabete durante la traversata perché ai genitori erano state sottratte le medicine dagli organizzatori del viaggio.
"Siamo in contatto con il padre che ora vive in Nord Europa e faremo di tutto perché abbia giustizia", racconta Parini, quando già è notte inoltrata e tra le luci del porto e delle navi cargo attraccate ai pontili sta per concludersi un altro sbarco dalla nave militare tedesca "Werra" con 140 persone, 84 maschi, 44 donne, 12 minori, quasi tutti nigeriani in fuga da Boko Haram.
Barconi in vendita che hanno già affrontato lunghi viaggi e che vengono recuperati in alto mare da sciacalli, marinai quasi sempre libici, ma anche egiziani, che agiscono per conto dei trafficanti. Il mercato di Susa è il più fiorente, ma ne esistono degli altri minori lungo la costa tra la Libia e la Tunisia.
A scovare il grande mercato nero dei barconi è stato il Gruppo interforze di contrasto all'immigrazione clandestina della Procura di Siracusa, guidato dal sostituto commissario Carlo Parini e facente capo al Procuratore Francesco Paolo Giordano.
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"Sono mercati illeciti che favoriscono l'attenzione delle organizzazioni criminali", racconta Parini, che dopo aver per anni sequestrato beni ai boss mafiosi tra Catania e Siracusa, oggi interroga scafisti e ricompone, sbarco dopo sbarco, i tasselli mancanti delle nuove reti criminali transnazionali. "Abbiamo accertato che sono mercati molto fiorenti e adesso ci stiamo attrezzando per individuare i cantieri dove avviene la produzione dei gommoni".
Il lavoro svolto fino ad oggi dalle Procure siciliane ha infatti permesso di sottrarre ai trafficanti di uomini molte imbarcazioni, in linea anche con la nuova missione EuNavFor Med voluta dall'Unione Europea. I trafficanti preferiscono così ultimamente acquistare i gommoni, spesso realizzati artigianalmente: "Abbiamo accertato che non si tratta di gommoni provenienti da enti di marineria specializzati, ma mezzi di scarsa fattura, con poca sicurezza di galleggiabilità. Sono gommoni che hanno un'autonomia dalle dieci alle dodici ore".
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Ad Augusta, quest'anno, il gruppo interforze di contrasto all'immigrazione clandestina ha fermato 117 scafisti in 111 sbarchi, per un totale di 18 mila migranti sbarcati, tra cui 29 cadaveri. Il porto siciliano, che dopo la strage di Lampedusa del 3 ottobre 2013 è arrivato nel 2014 ad avere tre sbarchi in una sola giornata, continua a essere un teatro di storie. Dal nonno siriano ultranovantenne alla bimba morta di diabete durante la traversata perché ai genitori erano state sottratte le medicine dagli organizzatori del viaggio.
"Siamo in contatto con il padre che ora vive in Nord Europa e faremo di tutto perché abbia giustizia", racconta Parini, quando già è notte inoltrata e tra le luci del porto e delle navi cargo attraccate ai pontili sta per concludersi un altro sbarco dalla nave militare tedesca "Werra" con 140 persone, 84 maschi, 44 donne, 12 minori, quasi tutti nigeriani in fuga da Boko Haram.