Esteri

Usa, Hillary Clinton propone tassa che colpisce Wall Street

L'ex segretario di Stato propone la sua ricetta per il "trading" ad alta frequenza e scavalca a sinistra il rivale democratico Sanders. Sul Tpp, poi, prende le distanze da Obama

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WASHINGTON - Sarà per via della concorrenza, in casa democratica, del senatore "socialista" Bernie Sanders. Di sicuro Hillary Clinton attacca a sorpresa Wall Street scavalcando a sinistra il suo attuale rivale. L'ex First lady ha annunciato che - se sarà eletta alla Casa Bianca - proporrà un tassa contro le cosiddette "high-frequency trading", le transazioni ad alta frequenza.

Il sistema di "high-frequency trading" si basa su algoritmi che, agendo su grandissimi volumi di scambi e soprattutto a velocità impossibili per trader in carne ed ossa, guadagnano anche su minime variazioni del valore spesso riuscendo a condizionare l'andamento dello stesso titolo trattato. La conseguenza è un'estrema volatilità nei mercati, e talvolta, crolli nei corsi di azioni, obbligazioni, derivati e nel mercato delle materie prime.

La tassa, hanno spiegato dallo staff della Clinton, colpirà le transazioni con un numero eccessivo di cancellazioni, che destabilizzano i mercati. "La crescita dell'high-frequency trading ha avuto un peso sui  nostri mercati consentendo strategie di scambio scorrette e speculative", ha dichiarato uno dei consiglieri dell'ex segretario di Stato.

Nelle ultime ore, sempre sul piano economico, Hillary Clinton si è smarcata da Barack Obama sul Trans-Pacific Partnership (Tpp), l'accordo per la zona di libero scambio commerciale tra 12 Paesi del Pacifico. "A oggi non sono favorevole", ha affermato la candidata democratica, in un'intervista durante una tappa della campagna elettorale per le primarie in Iowa. L'ex first lady ha espresso scetticismo sulle possibilità che l'accordo possa "creare posti di lavoro negli Usa, aumentare i salari e migliorare la sicurezza nazionale". "Credo che ci siano ancora molte domande senza risposta", ha aggiunto la Clinton.

L'accordo sul Tpp, raggiunto lunedì dopo una maratona di colloqui tra Stati Uniti e gli altri 11 Paesi del Pacifico, ha lo scopo di liberalizzare il commercio nel 40% dell'economia mondiale. Per l'approvazione del Tpp, su cui si è battuto in prima persona il presidente americano, manca il via libera del Congresso, dove la strada è in salita per la contrarietà di molti parlamentari democratici. Il timore è che possa avere un impatto negativo sui posti di lavoro nel settore manifatturiero e indebolire le politiche ambientali negli Usa.