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Uzbekistan, passa il ministro: il cotone viene riattaccato con la colla

Nell'ex repubblica socialista sovietica il regime di intimidazione e semi-schiavismo provoca episodi paradossali. Come il caso dei contadini costretti a ricreare un campo prima della raccolta per fare da sfondo a una visita ufficiale
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MOSCA - L'Uzbekistan, ex repubblica socialista sovietica tra il Kazakhstan e l'Afghanistan, è ormai diventata la fabbrica delle notizie quasi incredibili grazie a una dittatura dagli aspetti sempre più caricaturali. L'ultima, rilanciata all'estero da dissidenti e oppositori, riguarda i campi di cotone che costituiscono una delle maggiori risorse del Paese governato dal satrapo Islam Karimov. Il governo avrebbe infatti ordinato a centinaia di contadini di uno dei villaggi produttori di riattaccare con una speciale colla trasparente i batuffoli di cotone colti dalle piante qualche settimana prima. Un lavoro pesante e particolarmente frustrante se si pensa che la raccolta del cotone, anche quest'anno, è stata affidata a centinaia di migliaia di cittadini, operai, studenti, e perfino bambini, costretti a un gratuito "lavoro volontario" sotto la minaccia di poliziotti armati. Una prassi condannata da una parte di grandi compagnie occidentali che hanno deciso di non importare più cotone uzbeko. E però sostenuta da altre che invece approfittano dei prezzi sempre più bassi e continuano a foraggiare Karimov e i suoi.

Lo scopo della assurda iniziativa del rimettere il cotone sulle piante era quello di rendere più telegenica possibile la visita di un ministro di Karimov che avrebbe dovuto aggirarsi tra le piante di cotone in fiore seguito dalle telecamere di Stato. Gli impegni del ministro avevano però fatto slittare la visita fino a raccolta finita. Si può andare a visitare un terreno fatto di arbusti nudi e senza i preziosi batuffoli bianchi attorno ai loro semi? Evidentemente no. Da qui la decisione che ha trasformato un vasto appezzamento di terreno in un gigantesco presepe casalingo, dove i batuffoli di ovatta stavano incollati all'albero solo per l'effetto scenico.
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I russi, che non amano Karimov e le sue trovate, hanno evocato un loro antico antenato, il conte Potemkin, famoso perché faceva costruire villaggi di cartapesta animati da comparse vestite da allegri contadini, lungo i percorsi della zarina Caterina la Grande. Caterina aveva così la sensazione di comandare una terra più popolata e meno triste di quello che era in realtà. E "i villaggi Potemkin" diventarono un modo di dire ricorrente nelle conversazioni russe quando si accenna alle finzioni inscenate dai politici.

Nel caso uzbeko però la fatica degli scenografi di corte, e delle loro vittime, non è servita a niente. Il ministro, evidentemente troppo indaffarato, ha rinviato ancora la sua visita. La colla rischia di non reggere. E' probabile che presto si debba rifare tutto quanto da capo.