Esteri

Ultim'ora

È morta la produttrice Silvia d’Amico, aveva 85 anni

Presidenziali Usa, il dibattito dei democratici nella tana dei conservatori: la scelta di Las Vegas

Gli ospiti al dibattito a Las Vegas tra i cinque candidati democratici (afp)
La prima sfida in tv tra i 5 candidati democratici si è svolta in un casinò, a casa del miliardario ultra conservatore Steve Wynn, grande avversario di Obama. Ma vincere in Nevada sarà cruciale per le prossime elezioni. E tra il magnate e Hillary e Bill Clinton, a maggio ci sarebbe stato anche un incontro "cordiale" 
3 minuti di lettura
Quando a settembre è stato annunciato che il primo dibattito per la nomination democratica alle presidenziali americane del 2016 si sarebbe svolto a Las Vegas, all'hotel Wynn, molti hanno pensato a uno scherzo. I democratici in un casinò, a casa del miliardario ultra conservatore Steve Wynn, che non ha mai nascosto la sua profonda avversione per Obama? Eppure in politica, soprattutto in quella americana, anche le scelte apparentemente di contorno, come quella della location in cui tenere un evento, hanno sempre una valenza simbolica. E non solo perché vincere in Nevada - uno dei cosiddetti swing State - sarà cruciale nelle prossime elezioni (dal 1912 ad oggi l'hanno vinto tutti I presidenti eletti, ad eccezione di Carter).

Il Wynn è, assieme all'Encore, uno degli hotel-casinò più belli, di certo il più elegante della capitale mondiale del gioco. Sorto nel 2005 sulle ceneri dello storico Desert Inn, è il fiore all'occhiello dell'impero del suo proprietario – già creatore del Bellagio, del Mirage e del Treasure Island - che lo ha battezzato con il suo nome. Ha oltre 2.700 stanze, e solo il casinò occupa più di 10.000 metri quadri. È il luogo dove approdano tutte le grandi star; il suo Beach Club è dove si incontrano celebrities, miliardari e imprenditori, si fanno affari e si stringono alleanze.

Steve Wynn ci vive, in un arioso appartamento affacciata sul campo da golf dell'hotel, circondato da opere di impressionisti, un ritratto dei suoi cani dipinto dall'ex presidente George W. Bush e la statua originale de  “Il Falcone maltese”. In quelle stanze si sarebbe svolto a giugno un incontro riservato tra Wynn e Hillary Clinton; del resto la candidata, il marito Bill Clinton e il magnate si erano già visti a cena a maggio, e Wynn aveva definito l'incontro estremamente cordiale, anche se “social, not political”.  

Sembra ancora un po' azzardato dire se a questo giro Wynn sosterrà (soprattutto finanziariamente) Hillary; ma di fatto, le ha messo a disposizione una delle due sale da ballo dell'albergo (la Latour Ballroom), e qualche centinaio dei suoi 25.000 dipendenti che hanno lavorato senza sosta (e con stipendio maggiorato) per allestire e gestire la venue del dibattito.

Il pubblico ammesso ad assistere era composto, oltre che da giornalisti, da parenti e amici dei candidati (chi scrive era ospite della campagna di Lincoln Chaffee, ex governatore del Rhode Island). Le campagne dei candidati hanno iniziato a diramare inviti e istruzioni con settimane di anticipo (le porte si aprono alle 15 ora locale, tutti devono essere seduti entro le 17 (il dibattito inizia alle 6 del pomeriggio ora locale, alle 3 del mattino ora italiana), vietati gadget, bandierine o altri simboli delle rispettive campagne o del partito, mostrate un documento di identificazione e – precisazione ahimé necessaria – non portate armi. I 1.200 ospiti del dibattito si sono incolonnati pazientemente, mentre ospiti e giocatori li osservavano divertiti e un po' perplessi attraverso quelle sale in cui ogni dettaglio – i lampadari di Murano, le opere di Jeff Koons, persino i membri del corpo di ballo dello show che ospita il teatro – sono curati curati personalmente da Wynn. Una volta in sala, ci si accomoda nelle varie zone a secondo del colore del braccialetto, e arrivano altre istruzioni: state seduti per evitare che le telecamere che sfrecciano sul soffitto non vi colpiscano, aspettate la pausa pubblicitaria se proprio dovete andare in bagno, applaudite al “7, 6, 5...”.

Quando sta per partire la diretta, arrivano le star della serata: il moderatore Anderson Cooper e i cinque candidati (ma la sala ruggisce devvero solo per Clinton e Sanders). Tutti in piedi con la mano sul petto mentre Sheryl Crow canta a cappella l'inno nazionale, e poi si parte. Poche sorprese, altro ruggito quando Sanders attacca i supericchi (molti dei quali concentrati lungo i pochi scintillanti chilometri della Strip) e difende Hillary (che gli stringe la mano) dall'inevitabile domanda di Cooper sulle sue mail. Poi, diligentemente come si è entrati, la sala si svuota. Fuori dal Wynn ormai è buio, e  a pochi metri risplendono le luci del Venetian del mega finanziatore del GOP  Sheldon Adelson (regista dell'irrituale comparsa al Congresso del premier israeliano Netanyau qualche mese fao), e del Trump, il cui proprietario è ancora sorprendentemente in testa ai sondaggi per i repubblicani.

Una cosa è certa: chiunque fra i cinque candidati che si sono fronteggiati stasera (anche se c'è chi ancora aspetta che faccia la sua comparsa il jolly Joe Biden) conquisterà la nomination democratica, incontrerà il suo avversario repubblicano per il dibattito finale ancora in questa città, al campus della University of Las Vegas, il 16 ottobre 2016.