Esteri

Caleb Logan e la sorella Hayley 

La "morte social" della famiglia Bratayley. In rete commenti spietati, sospetti, lacrime

Caleb Logan, tredicenne, figlio di Katie e Billy, fratello di Annie e Hayley, è morto il primo ottobre. A guardarlo crescere da 5 anni una comunità online che li segue su YouTube ogni giorno. Alla notizia molta solidarietà ma anche insulti e accuse. Il fenomeno 'vloggers' negli Usa è in ascesa: pezzi di vita oltre il reality

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UN TEMPO, si chiamavano reality show. Tantissimo tempo fa, quasi vent'anni, equivalgono a un paio di secoli, prima di Internet. Era il tempo in cui esisteva ancora un concetto di realtà. Un fragile senso di reale di-mostrato e giustificato dall'alone apparentemente allegro della parola 'show'. Truman show, la vita ripresa dalla nascita fino alla fuga di Truman Burbank profetizzata dal regista Peter Weir nel 1998. Che non aveva però previsto la Rete né un mondo capace di essere il reality di se stesso. Quella realtà, e quello spettacolo, ora si chiama social.

Le famiglie possono decidere di riprendere la propria quotidianità. Sono i registi, i produttori, gli unici attori. Tagliano, montano, editano in totale libero arbitrio la propria vita, la casa, le stanze, la colazione, le giornate, le discussioni, i progetti. E lasciano a chiunque voglia la possibilità di sbirciare, guardare, invidiare, partecipare. Guardoni e guardiani. In America è il nuovo grido, e mai parola è stata tanto adeguata. Le famiglie social si chiamano Vloggers. Video log, video blog, diari online, video post su YouTube.

La famiglia Bratayley, per esempio, è seguita da circa 1,5 milioni di persone. Guardano sul Bratayley Channel di YouTube (QUI), le 'avventure' quotidiane di una madre e un padre, Katie e Billy, e dei loro tre figli, Annie, Hayley e Caleb. Un video al giorno, ogni giorno per gli ultimi cinque anni. Da tre sono diventati popolari. La competizione con le altre famiglie online è altissima.

Nella realtà oltre il tubo però può succedere di morire. E la comunità, così definita solo per avere in comune la curiosità di vivere la vita dei Bratayley, è stata scossa quando il figlio maggiore, Caleb Logan, tredicenne, è improvvisamente scomparso. Scomparso dai video, ossia morto.

I Bratayley hanno confermato la notizia sul proprio profilo Instagram. Hanno pubblicato la foto del ragazzo sorridente e di sua sorella minore Hayley. Hanno sommariamente spiegato che la morte, e la conseguente scomparsa, è avvenuta per cause naturali, per una condizione medica non meglio identificata. Nessuna dissolvenza, nessun effetto speciale. "Ne sapremo di più tra qualche giorno", hanno annunciato i Bratayley online. 
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Caleb Logan, il Truman Burbank senza lieto fine, si è spento il primo ottobre. Lo show ha fatto una pausa di lutto di qualche giorno oltre le telecamere amatoriali, per tornare in onda due giorni fa. La famiglia si è scusata dell'assenza, non volevano, hanno spiegato, trasmettere giornate tanto pesanti. La privacy non era il problema. L'appello era quello di unirsi alla celebrazione della vita, non della sua morte. Su Facebook, su Periscope, su Twitter, su Instagram. Come in cielo così in rete.
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Ma la comunità dapprima scossa, si è infuriata. E' rimasta incredula. Caleb non poteva essere scomparso così. Forse rapito, tenuto nascosto, magari salvato, perfino ucciso.

Difficile definire i confini tra dissolvenza e morte, tra realtà e reality. La morte, mortality, non è attrezzata per essere social, e gli spettatori, come esseri umanoidi, hanno una seria difficoltà ad accettarla. La comunità dei vloggers è stata presa alla sprovvista, e si è scagliata contro la famiglia Bratayley, costringendola a insistere e a postare ulteriori video per convincerla che Caleb era morto, davvero morto. Il susseguirsi di post (mortem) è stato straziante. Ai confini dell'etica.
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E contro le proteste di una comunità incredula sono apparsi video tributo toccanti, un montaggio di clip accumulati nel corso degli anni. Caleb piccolo, poi adolescente, figlio, fratello, Caleb con il primo apparecchio ai denti.
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La madre è il bersaglio prescelto. Il capro espiatorio necessario. Lei la regista, lei l'ideatrice. Accusata di aver venduto la vita del figlio fino alla sua morte. Una madre poco più che trentenne in linea con la generazione vloggers. I Bratayley. Gli Shaytards. Ellie and Jared. The Nive Nulls. BallingersPresent. ModernMom4Life. Non sono i soldi, guadagni di qualche tipo, a fargli trasmettere pezzi di se stessi, nessuno può accusarli di vendere i propri ricordi. E chiunque abbia sbirciato non può criticare chi gli ha dato gratis la possibilità di farlo, senza garantire né promettere un finale lieto. O un finale qualsiasi.

Restano online famiglie di vloggers non toccate da lutti, la comunità può scegliere di guardarne molte altre. I Bratayley, sotto accusa per non aver previsto la morte nella forma più incomprensibile che assume quando colpisce un ragazzino, sono stati macchiati, colpiti, affondati. Ora fanno notizia, poi forse spariranno. Con il loro album di ricordi perennemente online. Sorrisi di una famiglia spezzata che non accumuleranno più 'likes' o visualizzazioni o cuoricini o pollici alzati. Ma neanche polvere.
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