MOSCA - Il giorno dopo l'incontro con Bashar al Assad al Cremlino che ha fatto infuriare gli Stati Uniti, Vladimir Putin incassa il giudizio positivo delle Nazioni Unite ed elenca i potenziali risultati a cui il colloquio con il dittatore siriano, al suo primo viaggio all'estero da quando la crisi ha avuto inizio nel 2011, potrebbe portare. Il presidente russo parla dal Forum Valdai di Sochi per far sapere alla comunità internazionale che "Assad è pronto a dialogare con quelle forze dell'opposizione siriana che si mostreranno disponibili" a unire le forze contro lo Stato Islamico. Il governo siriano, rimarca Putin, "deve stabilire contatti" con quelle formazioni, che la stessa Russia si dice disponibile a sostenere. "Ad Assad - racconta Putin - ho chiesto: come vi rapportereste al fatto che noi supportassimo milizie di opposizione ma che sono contro l'Is?. E lui ha risposto positivamente. Proviamo ora a passare dalla teoria alla pratica".
La cosa che maggiormante ha irritato la Casa Bianca è stato assistere al tappeto rosso srotolato ai piedi di un dittatore con cui si dovrebbe soltanto trattare sulle modalità della sua uscita di scena. Su questo punto, Putin dissente totalmente da Obama. "Porre il problema in questo modo non è corretto - spiega il presidente russo da Sochi -. Come possiamo decidere da fuori, porre la domanda se deve abbandonare il potere il capo di un qualunque Stato o meno? Questo lo deve decidere il popolo siriano stesso, attraverso un processo elettorale trasparente". Di certo, Putin non considera accettabile l'ipotesi di una scissione della Siria in due diverse entità nazionali. "Credo che questa sia una variante pessima, non accettabile. Non porterà alla soluzione del conflitto, anzi è una condizione per il suo ampliamento e la sua continuazione".
Nonostante le frizioni con Washington, Putin afferma che un coordinamento militare tra russi e Coalizione internazionale in Siria aumenterebbe di certo le possibilità di arrivare a un accordo politico che ponga fine alla crisi nel Paese. Putin va anche oltre, affermando di cogliere segnali dagli Stati Uniti che quel coordinamento sia possibile, nonostante il rifiuto americano di accogliere una delegazione russa guidata dal premier Dmitri Medvedev. "I nostri colleghi americani hanno spiegato verbalmente, a livello ministeriale, che non ci hanno capito del tutto correttamente e che tuttavia la strada è aperta. Andiamo lungo questo sentiero, continuiamo a pensare a come unire gli sforzi".
Quanto alle accuse mosse dagli occidentali e dall'opposizione siriana di non bombardare soltanto le posizione dell'Is, ma spesso e volentieri quelle degli oppositori di Assad, Putin ritiene "inutile giocare con le parole e dividere i terroristi tra moderati e non-moderati. Vorrei sapere quale differenza c'è tra questi due tipi di terroristi". Alludendo, per "terroristi moderati", a quei gruppi islamisti iscritti all'opposizione anti-Assad e per questo considerati "non estremisti", al punto che gli stessi Usa li ammettono come possibili interlocutori in Siria. "Forse i terroristi moderati tagliano meno teste?", si chiede Putin.
Il presidente russo nega che Mosca abbia in serbo un allargamento del suo raggio d'azione militare nell'area, anche perché "l'Iraq non ha chiesto il nostro intervento", a differenza di Assad. Poi giustifica così la decisione di irrompere sullo scacchiere siriano con la sua aviazione: "La strada a Leningrado, cinquant'anni fa, mi ha insegnato una lezione: se la rissa è inevitabile, colpisci per primo. Quindi, meglio combattere" contro lo Stato Islamico "là, che aspettarlo qua".
Vladimir Putin è passato dalle critiche di Washington al plauso dell'inviato speciale delle Nazioni Unite per la Siria, Staffan de Mistura, che ha accolto favorevolmente la notizia dell'incontro al Cremlino con Assad. Lo ha comunicato a Sputnik Jessy Chahine, portavoce di de Mistura, ricordando che le Nazioni Unite hanno sempre sostenuto e promosso l'idea di una risoluzione politica alla crisi siriana e che "qualunque sforzo in questa direzione è visto con favore" dall'inviato Onu.
La cosa che maggiormante ha irritato la Casa Bianca è stato assistere al tappeto rosso srotolato ai piedi di un dittatore con cui si dovrebbe soltanto trattare sulle modalità della sua uscita di scena. Su questo punto, Putin dissente totalmente da Obama. "Porre il problema in questo modo non è corretto - spiega il presidente russo da Sochi -. Come possiamo decidere da fuori, porre la domanda se deve abbandonare il potere il capo di un qualunque Stato o meno? Questo lo deve decidere il popolo siriano stesso, attraverso un processo elettorale trasparente". Di certo, Putin non considera accettabile l'ipotesi di una scissione della Siria in due diverse entità nazionali. "Credo che questa sia una variante pessima, non accettabile. Non porterà alla soluzione del conflitto, anzi è una condizione per il suo ampliamento e la sua continuazione".
Nonostante le frizioni con Washington, Putin afferma che un coordinamento militare tra russi e Coalizione internazionale in Siria aumenterebbe di certo le possibilità di arrivare a un accordo politico che ponga fine alla crisi nel Paese. Putin va anche oltre, affermando di cogliere segnali dagli Stati Uniti che quel coordinamento sia possibile, nonostante il rifiuto americano di accogliere una delegazione russa guidata dal premier Dmitri Medvedev. "I nostri colleghi americani hanno spiegato verbalmente, a livello ministeriale, che non ci hanno capito del tutto correttamente e che tuttavia la strada è aperta. Andiamo lungo questo sentiero, continuiamo a pensare a come unire gli sforzi".
Quanto alle accuse mosse dagli occidentali e dall'opposizione siriana di non bombardare soltanto le posizione dell'Is, ma spesso e volentieri quelle degli oppositori di Assad, Putin ritiene "inutile giocare con le parole e dividere i terroristi tra moderati e non-moderati. Vorrei sapere quale differenza c'è tra questi due tipi di terroristi". Alludendo, per "terroristi moderati", a quei gruppi islamisti iscritti all'opposizione anti-Assad e per questo considerati "non estremisti", al punto che gli stessi Usa li ammettono come possibili interlocutori in Siria. "Forse i terroristi moderati tagliano meno teste?", si chiede Putin.
Il presidente russo nega che Mosca abbia in serbo un allargamento del suo raggio d'azione militare nell'area, anche perché "l'Iraq non ha chiesto il nostro intervento", a differenza di Assad. Poi giustifica così la decisione di irrompere sullo scacchiere siriano con la sua aviazione: "La strada a Leningrado, cinquant'anni fa, mi ha insegnato una lezione: se la rissa è inevitabile, colpisci per primo. Quindi, meglio combattere" contro lo Stato Islamico "là, che aspettarlo qua".
Vladimir Putin è passato dalle critiche di Washington al plauso dell'inviato speciale delle Nazioni Unite per la Siria, Staffan de Mistura, che ha accolto favorevolmente la notizia dell'incontro al Cremlino con Assad. Lo ha comunicato a Sputnik Jessy Chahine, portavoce di de Mistura, ricordando che le Nazioni Unite hanno sempre sostenuto e promosso l'idea di una risoluzione politica alla crisi siriana e che "qualunque sforzo in questa direzione è visto con favore" dall'inviato Onu.