VARSAVIA - "Noi non siamo euroscettici, siamo europragmatici. Vogliamo un'Europa dove si decida tutti insieme, non solo Berlino e Parigi. E vogliamo un governo che ascolti di più i cittadini e i loro bisogni sociali, basta con l'arroganza elitaria di PO". Così il vicepresidente del Parlamento europeo Ryszard Czarnecki, tra i massimi esponenti del PiS, il partito di Jaroslaw Kaczynski che arriva da favorito al voto.
Quanto siete sicuri di vincere tra poche ore?
"La questione non è se vinceremo o no ma di quanto. Poi solo il giorno dopo potremo pensare se saremo in grado di costituire da soli un nuovo governo o se avremo bisogno di negoziare una coalizione con altre forze politiche. Se riuscissimo a governare da soli sarebbe la prima volta dal 1945".
Cosa proponete ai polacchi in alternativa a PO?
"Più rispetto per gli elettori e per il loro bisogno di sicurezza. Penso che i cittadini, la società, siano anche molto stanchi dello stesso stile di far politica dei nostri rivali di Platforma, un po' come gli inglesi erano stanchi nel 1997 dei conservatori nonostante i successi economici sotto John Major e dopo anni e anni di potere tory voltarono pagina".
Quali errori secondo lei hanno commesso i vostri avversari?
"L'arroganza tipica delle élite, il loro rifiuto come forza di governo di discutere le proposte delle opposizioni. Fino a ignorare anche volontà e umori della gente sulla riforma delle pensioni. Poi parliamoci chiaro: siamo un Paese modernizzato ma molti, troppi talenti emigrano nel Regno Unito, in Irlanda, Islanda e altrove, sono energie perdute. Noi vogliamo più giustizia sociale".
PO dice che loro sono europeisti, la vostra politica estera sarebbe nazionalista, cosa risponde?
"Attacchi normali in campagna elettorale. Noi continueremo sulla via della continuità europeista e occidentale della Polonia postcomunista. Ma porremmo maggior accento sui rapporti con Repubblica cèca, Slovacchia, Ungheria, i vicini e partner regionali. PO era l'angolo passivo e che non contava nulla del triangolo con Francia e Germania. Noi con Budapest, Praga e Bratislava possiamo costituire nella Ue un contrappeso allo strapotere tedesco-francese. Insisto, siamo europragmatici, non euroscettici. Davanti alle minacce della Russia di Putin ci è chiaro che la Ue è la migliore alternativa, ma una Ue in cui tutti abbiano voce, tutti e 28 e non solo appunto uno o due. Se Berlino e Parigi vogliono dominare la politica europea faranno vincere gli euroscettici come il Front National o l'Ukip in tutta la Ue, e questa sarebbe una catastrofe".
E le vostre affinità con Orbàn?
"Orbàn può essere capito per le sue obiezioni a certi strapoteri di un'Europa lontana, ma dissentiamo da lui nel modo più grave per la sua amicizia con Putin, assolutamente pericolosa. E al contrario di lui non vogliamo cambiare a fondo la Costituzione, pensiamo al massimo a qualche aggiornamento. Infine, ma non ultimo, la sua brutalità con i migranti è inaccettabile. Un'altra differenza: noi al governo vorremo dialogare con le opposizioni. E avere un presidente dalla nostra parte, il giovane Andrzej Duda vincitore a inizio estate, ci aiuterà molto".
Vi aiuta molto anche l'appoggio della Chiesa, no?
"Non direi. Certo, molti cattolici hanno appoggiato Duda alle presidenziali e appoggiano noi alle politiche, però la Chiesa si è resa conto che un suo intervento eccessivo in politica allontanerebbe i giovani da lei e accelererebbe la secolarizzazione. Sebbene insieme alla secolarizzazione assistiamo in Polonia a un ritorno dei valori tradizionali cristiani, a cominciare dalla famiglia vista come alternativa al caos".
Quanto siete sicuri di vincere tra poche ore?
"La questione non è se vinceremo o no ma di quanto. Poi solo il giorno dopo potremo pensare se saremo in grado di costituire da soli un nuovo governo o se avremo bisogno di negoziare una coalizione con altre forze politiche. Se riuscissimo a governare da soli sarebbe la prima volta dal 1945".
Cosa proponete ai polacchi in alternativa a PO?
"Più rispetto per gli elettori e per il loro bisogno di sicurezza. Penso che i cittadini, la società, siano anche molto stanchi dello stesso stile di far politica dei nostri rivali di Platforma, un po' come gli inglesi erano stanchi nel 1997 dei conservatori nonostante i successi economici sotto John Major e dopo anni e anni di potere tory voltarono pagina".
Quali errori secondo lei hanno commesso i vostri avversari?
"L'arroganza tipica delle élite, il loro rifiuto come forza di governo di discutere le proposte delle opposizioni. Fino a ignorare anche volontà e umori della gente sulla riforma delle pensioni. Poi parliamoci chiaro: siamo un Paese modernizzato ma molti, troppi talenti emigrano nel Regno Unito, in Irlanda, Islanda e altrove, sono energie perdute. Noi vogliamo più giustizia sociale".
PO dice che loro sono europeisti, la vostra politica estera sarebbe nazionalista, cosa risponde?
"Attacchi normali in campagna elettorale. Noi continueremo sulla via della continuità europeista e occidentale della Polonia postcomunista. Ma porremmo maggior accento sui rapporti con Repubblica cèca, Slovacchia, Ungheria, i vicini e partner regionali. PO era l'angolo passivo e che non contava nulla del triangolo con Francia e Germania. Noi con Budapest, Praga e Bratislava possiamo costituire nella Ue un contrappeso allo strapotere tedesco-francese. Insisto, siamo europragmatici, non euroscettici. Davanti alle minacce della Russia di Putin ci è chiaro che la Ue è la migliore alternativa, ma una Ue in cui tutti abbiano voce, tutti e 28 e non solo appunto uno o due. Se Berlino e Parigi vogliono dominare la politica europea faranno vincere gli euroscettici come il Front National o l'Ukip in tutta la Ue, e questa sarebbe una catastrofe".
E le vostre affinità con Orbàn?
"Orbàn può essere capito per le sue obiezioni a certi strapoteri di un'Europa lontana, ma dissentiamo da lui nel modo più grave per la sua amicizia con Putin, assolutamente pericolosa. E al contrario di lui non vogliamo cambiare a fondo la Costituzione, pensiamo al massimo a qualche aggiornamento. Infine, ma non ultimo, la sua brutalità con i migranti è inaccettabile. Un'altra differenza: noi al governo vorremo dialogare con le opposizioni. E avere un presidente dalla nostra parte, il giovane Andrzej Duda vincitore a inizio estate, ci aiuterà molto".
Vi aiuta molto anche l'appoggio della Chiesa, no?
"Non direi. Certo, molti cattolici hanno appoggiato Duda alle presidenziali e appoggiano noi alle politiche, però la Chiesa si è resa conto che un suo intervento eccessivo in politica allontanerebbe i giovani da lei e accelererebbe la secolarizzazione. Sebbene insieme alla secolarizzazione assistiamo in Polonia a un ritorno dei valori tradizionali cristiani, a cominciare dalla famiglia vista come alternativa al caos".