Esteri

Repubblicani, nel dibattito tutti contro Hillary Clinton. Ma nessuno riesce ad apparire "presidenziale"

Donald Trump e Ben Carson, i due candidati repubblicani in testa nei sondaggi (afp)
Terzo dibattito televisivo in casa Gop, organizzato dall'università del Colorado, a Boulder. Non c'è un vero vincitore: neppure quel Ben Carson arrivato a scavalcare Donald Trump nei sondaggi
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NEW YORK - Per due ore e mezza si sono difesi a fatica, rispondendo alla raffica di domande - impegnative, insidiose, e a volte persino cattive - poste dai moderatori della rete Cnbc. E si sono scontrati l'uno contro l'altro senza peli sulla lingua, rinfacciandosi peccati di ogni tipo. Hanno cercato di differenziarsi. Di apparire "presidenziali". Di conquistare il pubblico televisivo. Ma alla fine nessuno dei dieci candidati che mercoledì notte hanno partecipato al terzo dibattito televisivo dei repubblicani, dedicato ai temi economici e organizzato dall'università del Colorado, a Boulder, sullo sfondo della Montagne rocciose, è riuscito a prevalere in modo netto sugli altri avversari: neanche Ben Carson, il neurochirurgo afroamericano, che è arrivato all'appuntamento in pole position nei sondaggi, ma poi non è stato capace di delineare la sua proposta sulle tasse. Neanche Donald Trump, il miliardario sbruffone ed ex-front runner, che finora era stato la grande novità della stagione delle primarie, ma le cui battute velenose hanno avuto scarsa presa rispetto alle altre volte. E tantomeno Jeb Bush, il fratello dell'ex-presidente, che è apparso persino più grigio del solito.
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Tutti e dieci hanno attaccato la Casa Bianca di Barack Obama e soprattutto Hillary Clinton, ricevendo gli applausi del pubblico di Boulder. Ma proprio l'ex-first lady ed ex-segretario di stato e ora candidato di punta dei democratici potrebbe essere la vera vincitrice del dibattito di mercoledì: perché, dopo il forfait del vicepresidente Joe Biden e la sua ottima performance nell'udienza al Congresso sui fatti di Banghazi, la figura politica di Hillary appare più forte e credibile rispetto alla palude repubblicana.
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"Volete rendervi conto che stiamo per scegliere un candidato che non ha esperienza e non sa fare il lavoro di presidente?", ha tuonato all'inizio del dibattitto John Kasich, governatore del Ohio. Il quale è molto indietro nei sondaggi, ma mette il dito nella piaga quando dice che le proposte dei suoi rivali sono irrealistiche e improponibili all'elettorato. Come è possibile, si è chiesto riferendosi a Trump, espellere 11 milioni di stranieri che vivono illegalmente nel paese, magari lasciando negli Stati Uniti i loro figli, che sono cittadini dalla nascita? Come è possibile tagliare pensioni e assistenza sanitaria sconvolgendo la vita di altri milioni di americani, come vorrebbe Rand Paul, legato al tea party? Come è possibile ipotizzare tagli alle tasse che farebbero scoppiare il deficit pubbliche?
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L'obiettivo di Kasich era chiaro: denunciare il dilettantismo dei concorrenti e cercare di risalire la china presentandosi come un uomo politico moderato, pragmatico e di grande esperienza. Nei prossimi giorni si capirà se la mossa del governatore gli avrà giovato nei sondaggi. Di sicuro ha evidenziato, di fronte all'intera opinione pubblica americana, la debolezza della compagine repubblicana. Anche perché mercoledì sera, gli unici tre ad avere una performance discreta nel dibattito  -  secondo il verdetto del Washington Post  -  sono stati il senatore della Florida Mark Rubio, il governatore del New Jersey Chris Christie e il senatore texano Ted Cruz.

Un altro terreno di convergenza tra i dieci aspiranti alla Casa Bianca sono state le critiche sia ai media in generale (Il senatore Mark Rubio li ha definiti la più grande super-lobby schierata con i democratici) sia soprattutto alla Cnbc per il tenore delle domande di mercoledì sera. Non c'è dubbio che siano state molto dirette e hanno messo in luce difetti e talloni d'Achille di tutti i candidati. Carly Fiorina, l'unica donna tra i 10, che è apparsa meno brillante del secondo dibattitto, si è dovuta difendere dalle insinuazioni (per la verità molto fondate) sugli scarsi risultati ottenuti, anche a Wall Street, quando era chief executive della Hewlett Packard. Rubio, che invece è sembrato più sicuro di sé, è stato accusato di pasticci contabili e di assenteismo al Senato durante la campagna elettorale ("Perché non ti dimetti?", gli ha chiesto Jeb Bush). A Trump sono state contestate le procedure fallimentari dei suoi casinò di Atlantic city.

Non sono mancate le curiosità: Trump, ad esempio, che si presenta come il paladino del ceto medio bianco emarginato dalla crisi e dalle migrazioni, ha detto di non aver nulla in contrario se i suoi dipendenti andassero al lavoro armati. "Anch'io ho il porto d'armi e giro spesso con la pistola", ha detto con il solito tono tracotante: un tono che fin qui ha contribuito alla sua ascesa, ma che con l'avvio a febbraio dei caucus nel Iowa e poi delle primarie rischia di ritorcerglisi contro.