BEIRUT - Erano sorelle, ma anche due donne belle e due imprenditrici di successo. Il "business" che le aveva rese celebri non solo in tutto il Medio Oriente, ma presso tutte le più alte organizzazioni e istituzioni internazionali, aveva un solo nome: speranza. Quella in un futuro di pace costruito da persone consapevoli, le giovani generazioni di oggi, in cui instillare, goccia dopo goccia, l'unica vera arma con cui è possibile battere l'oscurantismo: la cultura. Ma anche la speranza di veder riconosciute qualità, talento e intelligenza che le donne arabe sentivano di poter riporre in quelle due sorelle, nella loro immagine curata, nel loro spirito di iniziativa, nella ventata di ottimismo che per magia prendeva a spirare in ogni loro uscita pubblica.
Si chiamavano Soraya (o Thuraya) e Jumana Salti, rispettivamente 44 e 37 anni. Giordane, ma anche statunitensi per parte della madre, Rebecca. Le hanno trovate morte venerdì scorso, 6 novembre, dopo un salto nel vuoto spiccato da un palazzo in costruzione a Jwiedeh, area periferica della capitale Amman. La polizia ritiene che si sia trattato di un duplice suicidio, per via di un biglietto scritto a mano ritrovato sul posto, in cui una delle due aveva rivolto le sue ultime parole ai parenti. Ma non sono solo i loro cari, gli amici e i colleghi a non accettare quella conclusione. Per il loro profilo, per il loro impegno, per la responsabilità di coltivare la speranza che si erano assunte nei riguardi della loro comunità, anche chi non ha mai stretto la mano o ricambiato il sorriso di Soraya e Jumana non può credere che due persone così abbiano potuto scegliere consapevolmente di chiudere ogni discorso con un volo mano nella mano, fino a toccare il suolo. Per tutti loro, Soraya e Jumana sono state uccise. Per un semplice movente: la cultura della speranza è un nemico insidioso per chi nell'ignoranza trova il terreno fertile in cui seminare l'odio che nutre e legittima il suo potere di decidere.
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Soraya, in particolare, si era fatta conoscere legando il proprio nome e la propria immagine a Injaz Al Arab, organizzazione no-profit dedicata alla promozione dell'istruzione tra i giovani e dell'imprenditorialità nel mondo arabo. Per Injaz, nel 2013 era stata inserita da Arabian Business tra le 100 donne più potenti del mondo imprenditoriale arabo. Jumana, un master in economia alla London School of Economics nel 2006, per quattro anni aveva lavorato a strategie nazionali in campo economico e socio-economico presso la corte reale giordana. Dal 2008 era direttrice presso PricewaterhouseCoopers negli Emirati Arabi Uniti, inserita nel team focalizzato sullo sviluppo di strategie per il governo e il settore pubblico. Ma era coinvolta anche lei in un altro organismo no-profit che punta sull'istruzione, il Middle East Group.
Conoscenti hanno raccontato che nelle ore precedenti la loro scomparsa, le due sorelle erano state al Bisharat Golf Club, alla periferia di Amman. Qualche ora più tardi, incuriosito da un rumore sordo, un residente nei pressi del palazzo in costruzione si è avvicinato al cantiere per indagare sulle origini di quel tonfo. Scoprendo i corpi senza vita di Soraya e Jumana. Quando la polizia è arrivata sul posto, l'uomo ha raccontato agli investigatori di non aver notato nessuno uscire dal grezzo edificio. E' invece emersa la testimonianza di una donna. Poco prima, aveva visto un'auto accostare e una donna uscire di corsa dalla vettura, apparentemente agitata e furiosa. Era entrata nel palazzo in costruzione, seguita di lì a poco da un'altra donna.
Sulla base di queste testimonianze e da una prima ispezione cadaverica, da cui risulterebbe che a Soraya e Jumana nessuno ha torto un capello prima del tuffo nel vuoto, la polizia ritiene che si sia trattato di suicidio, non di un crimine. "Non ci credo, non posso credere che si siano uccise", scrive sulla sua pagina Facebook Marwan Muasher, ex ministro degli Esteri ed ex vicepremier, "le conoscevo entrambe: erano piene di vita e amavano la vita. Jumana aveva 8 anni quando ero il suo allenatore di basket". In una nota, Injaz Al Arab si dice "devastata dalla morte della sua fondatrice e ispirazione, Soraya Salti. Saraà sempre ricordata come la sognatrice che osò creare nuove opportunità per la gioventù araba in tutta la regione. Ad oggi, la sua organizzazione ha interessato la vita di oltre 2 milioni di ragazzi".
[[ge:rep-locali:repubblica:126976922]]
Particolarmente significativo e toccante, il ricordo di Naseem Tarawneh, titolare del blog "Black Iris". "Conobbi Soraya Salti nel 2006, nel suo ufficio a Shmisani. Il programma Injaz era appena partito, in un tempo in cui pochi facevano qualcosa per l'istruzione. Qualche mese dopo me la ritrovai davanti al World Economic Forum. Si aggirava tranquillamente tra conferenze e sessioni plenarie con un gruppo di giovanissimi giordani. Ben pochi, al WEF, sapevano di Injaz o conoscevano Soraya per quell'impegno. E lei fece in modo che da quel giorno lo ricordassero. Nel momento in cui, durante i lavori, si apriva lo spazio per le domande, Soraya alzava sempre la mano. E ogni volta faceva la stessa domanda: 'Perché stiamo parlando di questi temi senza ascoltare la voce delle persone più importanti in questa sala?'. E a quel punto indicava i ragazzini che erano con lei. Prima che ci si potesse rendere conto di cosa stesse succedendo, Soraya aveva già passato il microfono ai suoi piccoli amici, che ovviamente avevano pronta una critica domanda. Così, mentre i leader politici discutevano tra loro di lavoro, i bambini di Soraya li mettevano sulla graticola chiedendo loro istruzione. La Giordania e il mondo arabo hanno perso una leader. Mi correggo, due leader. Che grande perdita".
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Si chiamavano Soraya (o Thuraya) e Jumana Salti, rispettivamente 44 e 37 anni. Giordane, ma anche statunitensi per parte della madre, Rebecca. Le hanno trovate morte venerdì scorso, 6 novembre, dopo un salto nel vuoto spiccato da un palazzo in costruzione a Jwiedeh, area periferica della capitale Amman. La polizia ritiene che si sia trattato di un duplice suicidio, per via di un biglietto scritto a mano ritrovato sul posto, in cui una delle due aveva rivolto le sue ultime parole ai parenti. Ma non sono solo i loro cari, gli amici e i colleghi a non accettare quella conclusione. Per il loro profilo, per il loro impegno, per la responsabilità di coltivare la speranza che si erano assunte nei riguardi della loro comunità, anche chi non ha mai stretto la mano o ricambiato il sorriso di Soraya e Jumana non può credere che due persone così abbiano potuto scegliere consapevolmente di chiudere ogni discorso con un volo mano nella mano, fino a toccare il suolo. Per tutti loro, Soraya e Jumana sono state uccise. Per un semplice movente: la cultura della speranza è un nemico insidioso per chi nell'ignoranza trova il terreno fertile in cui seminare l'odio che nutre e legittima il suo potere di decidere.
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Soraya, in particolare, si era fatta conoscere legando il proprio nome e la propria immagine a Injaz Al Arab, organizzazione no-profit dedicata alla promozione dell'istruzione tra i giovani e dell'imprenditorialità nel mondo arabo. Per Injaz, nel 2013 era stata inserita da Arabian Business tra le 100 donne più potenti del mondo imprenditoriale arabo. Jumana, un master in economia alla London School of Economics nel 2006, per quattro anni aveva lavorato a strategie nazionali in campo economico e socio-economico presso la corte reale giordana. Dal 2008 era direttrice presso PricewaterhouseCoopers negli Emirati Arabi Uniti, inserita nel team focalizzato sullo sviluppo di strategie per il governo e il settore pubblico. Ma era coinvolta anche lei in un altro organismo no-profit che punta sull'istruzione, il Middle East Group.
Conoscenti hanno raccontato che nelle ore precedenti la loro scomparsa, le due sorelle erano state al Bisharat Golf Club, alla periferia di Amman. Qualche ora più tardi, incuriosito da un rumore sordo, un residente nei pressi del palazzo in costruzione si è avvicinato al cantiere per indagare sulle origini di quel tonfo. Scoprendo i corpi senza vita di Soraya e Jumana. Quando la polizia è arrivata sul posto, l'uomo ha raccontato agli investigatori di non aver notato nessuno uscire dal grezzo edificio. E' invece emersa la testimonianza di una donna. Poco prima, aveva visto un'auto accostare e una donna uscire di corsa dalla vettura, apparentemente agitata e furiosa. Era entrata nel palazzo in costruzione, seguita di lì a poco da un'altra donna.
Sulla base di queste testimonianze e da una prima ispezione cadaverica, da cui risulterebbe che a Soraya e Jumana nessuno ha torto un capello prima del tuffo nel vuoto, la polizia ritiene che si sia trattato di suicidio, non di un crimine. "Non ci credo, non posso credere che si siano uccise", scrive sulla sua pagina Facebook Marwan Muasher, ex ministro degli Esteri ed ex vicepremier, "le conoscevo entrambe: erano piene di vita e amavano la vita. Jumana aveva 8 anni quando ero il suo allenatore di basket". In una nota, Injaz Al Arab si dice "devastata dalla morte della sua fondatrice e ispirazione, Soraya Salti. Saraà sempre ricordata come la sognatrice che osò creare nuove opportunità per la gioventù araba in tutta la regione. Ad oggi, la sua organizzazione ha interessato la vita di oltre 2 milioni di ragazzi".
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Particolarmente significativo e toccante, il ricordo di Naseem Tarawneh, titolare del blog "Black Iris". "Conobbi Soraya Salti nel 2006, nel suo ufficio a Shmisani. Il programma Injaz era appena partito, in un tempo in cui pochi facevano qualcosa per l'istruzione. Qualche mese dopo me la ritrovai davanti al World Economic Forum. Si aggirava tranquillamente tra conferenze e sessioni plenarie con un gruppo di giovanissimi giordani. Ben pochi, al WEF, sapevano di Injaz o conoscevano Soraya per quell'impegno. E lei fece in modo che da quel giorno lo ricordassero. Nel momento in cui, durante i lavori, si apriva lo spazio per le domande, Soraya alzava sempre la mano. E ogni volta faceva la stessa domanda: 'Perché stiamo parlando di questi temi senza ascoltare la voce delle persone più importanti in questa sala?'. E a quel punto indicava i ragazzini che erano con lei. Prima che ci si potesse rendere conto di cosa stesse succedendo, Soraya aveva già passato il microfono ai suoi piccoli amici, che ovviamente avevano pronta una critica domanda. Così, mentre i leader politici discutevano tra loro di lavoro, i bambini di Soraya li mettevano sulla graticola chiedendo loro istruzione. La Giordania e il mondo arabo hanno perso una leader. Mi correggo, due leader. Che grande perdita".
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