Esteri

Parigi, il dolore blindato della città ferita

La folla davanti al bar Le Carillon, uno degli obiettivi degli attacchi simultanei (lapresse)
Strade deserte, barricate e posti di blocco. Gesti di lutto e solidarietà composta. Il giorno dopo le stragi si cercano di ricostruire le dinamiche dei sette attacchi e l'identità delle vittime
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PARIGI  -  La tensione si avverte nell'aria. Aria mesta e carica di dolore. Si parla poco e a bassa voce. Quasi un rispetto per i 128 morti e gli oltre 204 feriti. Molti sono gravi e lottano per sopravvivere. Le immagini delle tv e le cronache della radio riportano le notizie da una città sconvolta, attonita, confusa, ferita nel suo animo e nel suo orgoglio. Immagini dure, che colpiscono, con la gente che fugge urlando dalle porte laterali del teatro Batachan. Urlano e cadono a terra raggiunte dalle raffiche dei proiettili degli Ak-47 che continuano a sparare. Immagini di fiori adagiati nei sette punti dove il commando di otto terroristi si è scatenato con cinture esplosive e sventagliate di kalasnikov. Immagini di uomini e donne, giovani e vecchi che intonano la Marsigliese chiusi nei vagoni della metropolitana. Immagini di corpi, sui marciapiedi, tra i tavolini, coperti da lenzuoli bianchi davanti  ai bar e ai ristoranti dell'X, XI e XVIII arrondissements. Gente uccisa da altre raffiche di fucili d'assalto e a pompa esplosi dal resto del commando mentre scorrazzava a bordo di un'auto con targa belga per le vie del centro di Parigi. Immagini di altri ragazzi e ragazze le mani alzate, piegate sulla nuca, che sfilano lungo le pareti sotto il tiro dei cecchini e degli agenti delle forze speciali della polizia francese.
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E poi altre immagini. Lungo i marciapiedi vuoti di un sabato mesto e triste, il cielo coperto da una coltre di nubi grigie e bianche; nelle piazze solcate velocemente da coppie e famiglie, da taxi, bus e rare macchine private. La gente resta tappata in casa. Incollata davanti alle tv che trasmettono da ieri sera una lunga, infinita diretta. Si cerca di capire, di riavvolgere il nastro di un film dell'orrore e del terrore proiettato troppo in fretta. Ci sono i bilanci delle vittime che cambiano in continuazione. Si lavora alla loro identificazione. Si curano i feriti, si lotta per salvare i più gravi. Si ricostruisce la dinamica di un'azione precisa, organizzata, pianificata, studiata nei minimi particolari. Sette punti diversi di Parigi presi d'assalto. Si colpiscono i luoghi simbolo del divertimento: ristoranti, bar, teatri. Valori condannati dai radicali islamici, dagli jihadisti che rivendicano nella notte con un tweet e poi, sette ore dopo lo scioc con un comunicato in grande stile. L'attacco, il massacro, la strage, l'esecuzione spietata degli ostaggi chiusi nel teatro Batachan, sono opera dell'Is, i tagliagole dello Stato islamico. Urlano e rivendicano con l'hastag "Parigi brucia".

Minacciano anche Londra, Washington, Roma. Ce n'è per tutti. E' solo l'inizio. Giurano che ci saranno altri attacchi, altri morti, altri attentati. Un nemico invisibile che ha messo in scacco, clamorosamente, i servizi di intelligence francesi e internazionali. Difficile identificare i membri del commando: 7 si sono fatti esplodere, 1 è stato ucciso dalle teste di cuoio che avveno assaltato il teatro preso in ostaggio. Sul cadavere di un attentatore c'è un passaporto siriano; un secondo si sa che è francese. Ma è ancora poco. Siamo all'inizio. Si cerca un'auto, targa belga, vista fuggire dai luoghi degli attentati. Il Belgio torna come un incubo. Ad ogni attentato. E' stato così con l'agguato alla redazione di Charlie Hebdo, è stato così con il lupo solitario che aprì il fuoco a fine agosto sul treno ad alta velocità che sfrecciava da Bruxelles verso Parigi. Il ministro degli Interni è stato risoluto. E' stata aperta una inchiesta su richiesta della procura generale che avrà ampi poteri. Tutte le manifestazioni pubbliche sono vietate fino a giovedì prossimo. Si stringono le maglie dei diritti: controlli saltuari sulle persone per strada, frontiere chiuse, controlli severi ai varchi stradali, aeroportuali e ferroviari. La Francia è blindata. Si cercano altri membri del commando. si cercano i complici che li hanno aiutati, protetti, organizzati e forniti di esplosivo e armi. Si temono reazioni. Contro chiunque sia associato agli assassini. 1500 soldati pattugliano le strade, lo Stato d'emergenza limita spostamenti e circolazione. La gente si adegua. Collabora. Torna la paura, riaffiorano gli incubi. Tutto è cambiato dalle 22 di ieri. "E' un atto di guerra", sentenzia il presidente Francois Hollande, il viso scuro e tirato quando torna a parlare verso mezzogiorno. Tre giorni di lutto, lunedì si riunisce il Consiglio di Difesa. Per una risposta. Immediata.