Esteri

Da Madrid a Parigi, una lunga scia di sangue in Europa

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ROMA - Parigi è l'ultima, ma da Madrid a Londra, da Bruxelles a Copenaghen, sono già tante le capitali europee nelle cronache del terrore che l'estremismo islamico ha scritto col sangue negli ultimi anni sul Vecchio continente.

MADRID - Gli attentati più sanguinosi prima della notte si verificarono in Spagna. A Madrid bombe di matrice islamica l'11 marzo 2004 causarono 192 morti e oltre 2.000 feriti su binari e treni regionali della capitale spagnola nelle stazioni di Atocha, El Pozo, Santa Eugenia. Vengono ricordati anche con la formula 11-M o M-11 in parallelo con l' 11/9 delle Torri gemelle di New York 2001.

LONDRA - Poco più di un anno dopo tocca a Londra, il 7 luglio 2005, 52 pendolari furono uccisi in quattro attentati suicidi che colpirono, nell'ora di punta, tre diverse stazioni della metropolitana e un autobus nella capitale inglese. Due le rivendicazioni, entrambe attribuite a gruppi legati ad al Qaida, come risposta al coinvolgimento britannico in Iraq e in Afghanistan. Il 21 luglio seguono altre quattro esplosioni sulla metropolitana e su un autobus, ma solo detonatori, e non ci furono vittime.

BRUXELLES - Un anno dopo, un attentato antisemita: quattro morti al museo ebraico di Bruxelles causati a colpi di kalashnikov da un ex militare francese legato all'Isis.

CHARLIE HEBDO - Si arriva a quest'anno, al 7 gennaio e alla strage (12 morti e 11 feriti) contro la sede del settimanale satirico Charlie Hebdo a Parigi colpevole di aver pubblicato vignette giudicate blasfeme: prima delle stragi di Parigi di questa notte, era stato entrato nei libri di storia come l'attentato terroristico col maggior numero di vittime in Francia dopo quello del 1961 durante la guerra d'Algeria (che causò 28 morti). L'attentato era stato rivendicato da Al-Qaida nella Penisola Arabica, branca yemenita dell'organizzazione. Peraltro, il 9 gennaio, un complice degli attentatori si barricò in un supermercato kosher a Porte de Vincennes, uccidendo quattro persone.

COPENAGHEN - Con il continente ancora scosso per quel sangue, un'altra capitale della libertà religiosa e di espressione viene colpita nel pomeriggio del 14 febbraio: Copenaghen, dove un attentatore uccise un civile e ferì tre poliziotti ad una conferenza in cui si celebrava la fatwa iraniana contro Salman Rushdie e la sua presunta blasfemia. La notte successiva ci fu un'altra sparatoria presso la sinagoga grande della capitale danese, dove si stava svolgendo una cerimonia ebraica, un "bar mitzvah": un componente della comunità ebraica di 37 anni rimase ferito a morte.