ROMA. Mia Bloom è uno dei massimi esperti mondiali di terrorismo al femminile.
Lei sostiene che le donne nell'Is non hanno un ruolo di combattimento: quello che è accaduto ieri segna un cambio di passo?
"Non necessariamente. Qualche mese fa l'Is ha pubblicato un documento: è la risposta data da un certo sceicco Abu Abdallah al Mansour a una saudita che gli chiedeva se fosse possibile per le donne combattere e immolarsi per l'Is. Lui ha chiaramente risposto di no: non era possibile entrate nelle brigate combattenti né nei centri di addestramento per il rischio che la presenza femminile corrompesse gli uomini. Lo sceicco però diceva che le donne possono creare brigate femminili e addestrarsi. Ma soprattutto diceva che se una donna si trova da sola nel mezzo di un combattimento ed è circondata da uomini nemici può farsi saltare in aria senza chiedere il permesso a un uomo".
Quello che è accaduto ieri...
"Non sappiamo se la donna coinvolta nell'operazione di ieri fosse a conoscenza di questo documento ma di certo le similitudini sono inquietanti. Le possibilità di martirio per le donne nell'Is sono poche: ma quella di ieri lo era".
Crede che ci saranno conseguenze?
"Certo. L'Is ha creato una nuova categoria, quella in cui le donne hanno un ruolo più attivo: questo finora non era mai successo. Bisognerà ora monitorare le reazioni".
Il fatto che la donna fosse parente di altri assalitori vuol dire qualcosa?
"Può suonare come uno stereotipo, ma da sempre essere membro di una famiglia in cui qualcuno ha sposato la causa jihadista è il modo più semplice per essere reclutato".
Che si aspetta ora?
"In Siria ci sono foreign fighters determinate a combattere. Questo episodio potrebbe segnare l'apertura di un dibattito interno: se questa donna sarà lodata e ammirata, se ci sarà una reazione positiva fra le fila dell'Is, allora potrebbero cambiare politica e far combattere le donne".
Lei sostiene che le donne nell'Is non hanno un ruolo di combattimento: quello che è accaduto ieri segna un cambio di passo?
"Non necessariamente. Qualche mese fa l'Is ha pubblicato un documento: è la risposta data da un certo sceicco Abu Abdallah al Mansour a una saudita che gli chiedeva se fosse possibile per le donne combattere e immolarsi per l'Is. Lui ha chiaramente risposto di no: non era possibile entrate nelle brigate combattenti né nei centri di addestramento per il rischio che la presenza femminile corrompesse gli uomini. Lo sceicco però diceva che le donne possono creare brigate femminili e addestrarsi. Ma soprattutto diceva che se una donna si trova da sola nel mezzo di un combattimento ed è circondata da uomini nemici può farsi saltare in aria senza chiedere il permesso a un uomo".
Quello che è accaduto ieri...
"Non sappiamo se la donna coinvolta nell'operazione di ieri fosse a conoscenza di questo documento ma di certo le similitudini sono inquietanti. Le possibilità di martirio per le donne nell'Is sono poche: ma quella di ieri lo era".
Crede che ci saranno conseguenze?
"Certo. L'Is ha creato una nuova categoria, quella in cui le donne hanno un ruolo più attivo: questo finora non era mai successo. Bisognerà ora monitorare le reazioni".
Il fatto che la donna fosse parente di altri assalitori vuol dire qualcosa?
"Può suonare come uno stereotipo, ma da sempre essere membro di una famiglia in cui qualcuno ha sposato la causa jihadista è il modo più semplice per essere reclutato".
Che si aspetta ora?
"In Siria ci sono foreign fighters determinate a combattere. Questo episodio potrebbe segnare l'apertura di un dibattito interno: se questa donna sarà lodata e ammirata, se ci sarà una reazione positiva fra le fila dell'Is, allora potrebbero cambiare politica e far combattere le donne".