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Todorov: "Siamo feriti ma difendiamo la democrazia"

Uno dei più lucidi intellettuali europei: "Le offese che abbiamo subito sono gravi ma non devono mettere in pericolo le nostre libertà Se trasformassimo i nostri Stati in regimi di polizia e di sorveglianza onnipresenti, daremmo la vittoria al terrorismo. Non si può vivere in una condizione di emergenza permanente. Più che colpire il Califfato, sosteniamo i suoi avversari locali"

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"Venerdì siamo stati tutti feriti, gravemente. Ma attenzione. Anche noi possiamo diventare "barbari" come gli jihadisti. Non dimentichiamolo mai".
Tzvetan Todorov è uno dei più lucidi intellettuali europei. Nato in Bulgaria 76 anni fa, conosce bene Parigi, dove si trasferì nel 1963. E gli attacchi dell'Is in Francia hanno provocato in lui dolore e timore per il futuro dell'Occidente, cui Todorov ha dedicato molta della sua ampia bibliografia. Uno dei suoi saggi più celebri è La paura dei barbari. Oltre lo scontro delle civiltà (Garzanti), in cui il grande pensatore bulgaro ammoniva gli europei sulla minaccia di cedere all'islamofobia e alla violenza.

Tzvetan Todorov, stiamo davvero andando verso uno scontro di civiltà?
"L'elemento islamico è certamente presente negli eventi recenti. Ma non è il solo. Il Medio Oriente con le sue risorse naturali è stato oggetto di molte avidità in passato. La memoria del colonialismo è viva e motivo di risentimento. Ma la lotta per il potere, quale che esso sia, non ha bisogno di un elemento religioso. In ogni caso, è vero che oggi il solo fondamentalismo religioso che provoca questo tipo di reazioni viene dall'Islam".

Ma quanto c'entra la religione con un'ideologia sterminatrice come quella dell'Is?
"Alla radice di questi fenomeni sanguinari sembra esserci non il Corano, ma fenomeni politici più recenti: la forza della corrente tradizionalista e più letterale dell'Islam che viene sostenuta da ingenti mezzi finanziari (i "petrodollari") e l'incapacità delle élite politiche dei paesi arabo- musulmani di intraprendere una trasformazione efficace delle loro società, come avviene in altri paesi in via di sviluppo".

E ora siamo "in guerra", dice Hollande. Lei come ha reagito all'annuncio del presidente?
"A dire il vero, siamo in guerra da vari mesi, da quando la Francia ha annunciato di aver bombardato l'Is in Iraq e in Siria. Anche le nostre bombe fanno delle vittime. I loro volti, tuttavia, non ci sono così familiari. Le nostre vittime hanno un nome. Le loro no. Questi attentati sono stati presentati dai loro perpetratori come una rappresaglia contro i nostri attacchi, che a loro volta sono stati definiti una risposta punitiva ad altre offensive subite precedentemente dalla popolazione francese. La tentazione della vendetta è un fattore spesso sottovalutato. Poi certo, i mandanti degli attentati hanno indubbiamente una serie di ulteriori motivazioni: teologiche (ristabilire il Califfato) e politiche (riaffermare il loro potere rispetto a formazioni rivali)".

Però i raid occidentali in Siria non hanno l'obiettivo di uccidere innocenti, anche se poi spesso accade purtroppo. Gli attentati dell'Is sì, invece.
"Certo. Infatti questo costituisce, almeno da noi, un crimine di guerra".

Ma quindi come giudica la decisione della Francia di bombardare ancor più la Siria?
"Sono molto scettico. Meglio sostenere gli avversari locali dell'Is. Il precedente degli Stati Uniti dopo l'11 settembre ci suggerisce che i raid aerei contro i terroristi non fanno che incrementare il loro numero. E producono sempre "sbavature" che suscitano nuove vocazioni nonché devianze nella nostra lotta al terrorismo, come l'uso della tortura dopo le Torri Gemelle. Scivolare verso la barbarie non è prerogativa dei soli musulmani radicali, come alcuni pensano".

Lei ha scritto che la democrazia non è in pericolo a causa di fattori esterni come il terrorismo. Lo pensa ancora?
"Le offese che abbiamo subìto sono gravi, ma non penso che mettano in pericolo la sopravvivenza della democrazia. Al contrario, si assiste a una convergenza delle forze politiche del Paese e a un rafforzamento della solidarietà in seno alla popolazione. Intensificare la raccolta di informazioni continuerà a essere una misura indispensabile, a patto che resti sotto il controllo giudiziario. I nemici interni invece seguono un altro percorso".

Quale?
"Sono emanazioni della democrazia stessa, che la svuotano del suo vero senso. Resistere a loro è difficile perché si presentano sotto la maschera di democrazia. Succede quando l'appello al popolo viene soppiantato dal populismo. Quando la richiesta della solidarietà internazionale diventa messianismo armato. Quando la difesa della libertà provoca lo smantellamento della legge e della giustizia".