Esteri

Ue, "stretta" su Schengen: controlli alle frontiere europee esterne

Lo hanno deciso, con effetto immediato, i ministri dell'Interno e della Giustizia dei 28 Paesi membro riuniti a Bruxelles dopo i fatti di Parigi. Verifiche su tutti i viaggiatori, compresi i cittadini comunitari. Cazeneuve: "Europa sia implacabile o si perderà"

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BRUXELLES - I paesi membri dell'Unione europea, hanno deciso di rafforzare "immediatamente" i controlli su tutti i viaggiatori alle frontiere di Schengen. Lo hanno deciso i ministri dell'Interno e della Giustizia Ue in riunione straordianaria a Bruxelles, dopo gli attentati di Parigi. I ministri chiedono alla Commissione di presentare una revisione mirata dell'articolo 7.2 del codice Schengen per rendere i controlli alle frontiere esterne sistematici anche per i cittadini Ue.

La revisione introdurrà l'"obbligatorietà", rispetto alla "possibilità" già esistente, ma non pienamente attuata dagli Stati. Una discussione sul codice Schengen è prevista al consiglio Interni del 4 dicembre. In una bozza di dichiarazione della riunione si legge: "Gli stati membri si impegnano ad attuare immediatamente i necessari sistematici e coordinati controlli alle frontiere esterne, compresi gli individui che godono del diritto di libertà di movimento".

COSA PREVEDE L'ACCORDO DI SCHENGEN E LE PROPOSTE DI MODIFICA

Gli attentati di Parigi, costati la vita a 129 persone, hanno portato a galla perplessità e problemi sulla sicurezza delle frontiere nell'area Schengen, dove i cittadini di 22 Paesi dell'Ue - insieme a Norvegia, Svizzera, Islanda e Liechtenstein - possono viaggiare senza passaporto. Schengen è finita nel mirino dopo che si è scoperto che alcuni dei terroristi di Parigi arrivavano dal Belgio, e che Abdelhamid Abaaoud - il "cervello" degli attentati ucciso nel blitz di St. Denis - era probabilmente di ritorno dalla Siria dove aveva combattuto con l'Isis.

La Francia, ricordano fonti diplomatiche, chiede da un anno e mezzo di rendere più efficienti i controlli ai confini esterni di Schengen. "Serve che non ci si limiti a registrare chi arriva, ma che si facciano verifiche sulle basi di dati nazionali ed europee, e che tale consultazione dei dati sia obbligatoria", spiega un diplomatico francese. "Questo implica che questa base di dati sia alimentata in tempo reale da tutti i paesi di Schengen, con le informazioni sulle persone che entrano, in particolare i sospettati di terrorismo". Quanto ai confini interni, questi verranno indirettamente coinvolti dall'aumento dei controlli, e nel caso della Francia già da venerdì scorso si sono riattivati i controlli in vista della conferenza sul clima Cop21, in programma a Parigi dal 30 novembre.

Dopo le stragi di una settimana fa, il presidente Hollande li ha confermati in una situazione "completamente diversa da quando erano stati decisi". Il ministro dell'Interno francese Bernard Cazeneuve ha sottolineato: "La Francia manterrà i controlli alle sue frontiere fino alla fine della crisi terroristica, questo per motivi di sicurezza, per tutelare i francesi. La Commissione proporrà una revisione delle norme entro la fine dell'anno". Cazeneuve riconosce le difficoltà ad affrontare questo nuovo tipo di terrorismo. "Non esiste un rischio zero quando si parla di terrorismo, e gli attacchi in Europa esistevano anche prima dell'istituzione dello spazio di libera circolazione Schengen. La risposta dell'Europa al terrorismo deve essere implacabile. Dobbiamo finirla con le lentezze e i rinvii. Altrimenti l'Europa si perderà". Ha inoltre precisato che gli scambi di informazione non sono facili perché "siamo di fronte a un terrorismo diverso, che parte dalla Siria ed entra in Europa con documenti falsi". Ecco perché occorre "alimentare in modo più efficace la banca dati di Schengen da parte dei servizi nazionali". La Francia, ha aggiunto, "lo fa già" e "i nostri servizi hanno ottimi rapporti con gli altri" ma occorre potenziare il dispositivo.

Oggi "l'Europa ha dato una risposta alle richieste della Francia" ha detto Dimitris Avramopoulos, commissario europeo per le migrazioni, gli affari interni e la cittadinanza, "non è stata attaccata solo la Francia ma l'Europa intera, e la risposta doveva essere europea".