Esteri

Parigi, Barbara e Sophia: "Ci siamo salvate grazie a un'arma inceppata"

Un fermo immagine tratto dal video del Daily Mail dell'assalto alla pizzeria Casa Nostra del 13 novembre (ansa)
Il racconto drammatico delle due donne che venerdì 13 novembre si trovavano alla pizzeria Casa Nostra e che si sono riconosciute nel video diffuso dal Daily Mail. "Abbiamo pensato di morire"
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PARIGI - Salvate da un kalashnikov difettoso. Sophia Bejali, 40 anni, e Barbara Serpentini, 18, studentessa di scienze politiche, sono le due donne "miracolate" del video diffuso dal Daily Mail in cui si vede Salah Abdeslam (che si intravede solo alla fine del video registrato dalle telecamere interne), il terrorista più ricercato in questi giorni dall'intelligence europea, che punta l'arma contro due persone nascoste sotto i tavolini della pizzeria "Casa Nostra", preme il grilletto ma dall'arma non esce nessun colpo. E le "graziate" riescono a scappare.

Sophia e Barbara tutto questo lo hanno saputo solo ora, a dieci giorni dal quel drammatico 13 novembre, vedendo il filmato, e hanno provato a riavvolgere il nastro della memoria, guardando quegli attimi di vita come se non fosse la loro, come se non fossero quelle due sotto al tavolino. E provano a raccontare, a ricordare perché erano lì, cosa è successo in quegli attimi di paura.
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Un'amicizia acerba, nata solo un mese prima, in un'organizzazione per i senza tetto, un drink per fare due chiacchiere in una bella e mite serata parigina. "Ci siamo viste in rue de la Fontaine du Roi, siamo andate verso i café della strada e abbiamo scelto la pizzeria perché avevamo voglia di un posto accogliente e carino" ricorda la Bejali, che si ferma a riflettere. "L'alternativa era il bar davanti, con i tavolini all'aperto, il café 'Bonne bière'. Se avessimo scelto quello forse ora saremmo morte". La sorte ha scelto per loro. Alle 21.34 è successo l'impensabile: "Quella macchina nera che accosta e all'improvviso un rumore forte, sconosciuto, dei botti, ho pensato a dei petardi" continua la donna "e istintivamente ho spinto Barbara sotto il tavolino e mi sono stretta a lei. Ci tenevamo le mani sugli occhi, l'unica cosa che potevamo fare era sentire i colpi che continuavano assordanti intorno a noi e pensare ecco 'stiamo per morire'. Poi il frastuono è diventato meno forte, si è fatto più lontano. Quando ho capito che era finito ho detto a Barbara di correre, correre, scappare".

"Da sotto il tavolo ho visto due piedi, due scarpe da ginnastica nere, lì, ferme, davanti a me, così vicine da poterle toccare" ricorda Barbara. "Ma non volevo guardare, non avevo il coraggio di alzare la testa e incrociare quegli occhi. Mi abbracciavo a Sophia e tremavo e tremando pensavo 'sto per morire, ora muoio'. Ma lui restava lì fermo e non se ne andava. Non capivo perché, poco più in là gli spari continuavano. Guardando queste immagini ho capito perché sono ancora qui. Quell'arma puntata verso di noi non ha sparato. Si è inceppata. Quando non abbiamo sentito più nulla siamo uscite da sotto il tavolo e abbiamo iniziato a correre. Abbiamo suonato a tre portoni ma nessuno ci apriva. Finalmente uno lo abbiamo trovato aperto e ci siamo messe in salvo lì dentro. Ancora non posso credere che quella lì sotto al tavolino ero io. E a tutte le coincidenze che hanno portato me e Sophia proprio in quel café, quella sera. E alle persone che si sono salvate per miracolo".