Una grande coalizione per combattere l'Is sarà più difficile dopo l'abbattimento del Sukhoi russo in uno spicchio di territorio turco al confine della Siria. Ma l'incidente al Su 24 non è che la rappresentazione concreta del fatto che attorno alla Siria oggi si affollano come avvoltoi troppi protagonisti, tutti con interessi anche molto diversi, se non diametralmente opposti. Metterli insieme, unirli contro un nemico apparentemente pericoloso per tutti sarà assai difficile. Ma evitare che si scannino fra di loro è un imperativo. Un "grande accordo" per frenare la guerra in Siria è un obbligo assoluto.
Contro l'Is Francois Hollande sull'onda degli attentati di Parigi era pronto ad arruolare anche Vladimir Putin, dimenticando che la Russia sostiene Bashar Assad, l'uomo che la Francia vuole abbattere assieme a Turchia ed Arabia Saudita. Ma Putin in Siria, con gli attacchi aerei di oggi, conferma che il suo primo obiettivo è difendere Assad, per esempio dalle milizie turcomanne che i Sukhoi bombardavano in Siria.
Ognuno combatte il terrorismo a modo suo, difendendo i suoi interessi primari e soprattutto identificando come "terroristi" gruppi che sono alleati di qualcun'altro. Sin dall'inizio gli americani hanno mostrato perplessità nel condividere con i russi informazioni sui gruppi presenti in Siria: "Noi gli diamo informazioni sui gruppi a noi alleati, e quelli magari li bombardano", diceva giorni fa un ufficiale Usa al New York Times.
A questo punto fra l'altro molti si aspettano una risposta di Mosca alla sfida turca: abbattere un aereo turco nel caos della guerra come è accaduto oggi? Sarebbe una escalation pericolosa e irresponsabile, che aprirebbe la strada davvero a nuove ritorsioni inimmaginabili da parte della Turchia. Qualcuno sostiene che a questo punto semplicemente la Russia si ritroverà fianco a fianco degli americani nel sostenere e armare i miliziani curdi che Ankara vede come il fumo negli occhi. Ma i curdi siriani, che sono insieme ai peshmerga iracheni in prima linea contro l'Is, sono anche schierati contro Assad, che pure Mosca vuole salvare.
Un effetto sicuro ci sarà nelle prossime ore, quando i gruppi di lavoro guidati dall'Onu dovranno iniziare a decidere "chi è terrorista" in Siria come previsto dalla conferenza di Vienna. Un passo importante per proseguire nel lavoro che dovrebbe portare in gennaio all'avvio di un processo politico fra il governo siriano (senza Assad?) e i gruppi dell'opposizione che non verranno classificati come terroristi.
L'incidente del Sukhoi può complicare tutto, ma può anche offrire alle potenze più moderate lo spunto per incalzare le potenze regionali più intransigenti (e Russia e Turchia sono in prima linea) non solo per combattere l'Is, ma per favorire un accordo politico in Siria.
E' chiaro che Putin dovrà inventarsi qualcosa per rispondere all'abbattimento dell'aero ordinato dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan: i due uomini sono così simili che sarà difficile inventarsi una formula diplomatica che permetta loro di salvare la faccia e non fare altri danni. Ma questo sarà il lavoro della politica e della diplomazia delle prossime ore. E in questo l'America di Barack Obama non potrà che rimettersi alla guida della macchina impazzita della politica in Medio Oriente. Assieme all'Europa deve essere possibile riprendere un vero dialogo con la Russia, che non cancelli la Crimea, ma la relativizzi. La vera, grande minaccia non è l'Is; la vera minaccia è che la Terza Guerra Mondiale possa iniziare per davvero da un conflitto siriano che continua ad avvitarsi e in cui anche i Grandi iniziano a perdere la testa. L'abbattimento del Sukhoi è l'ultimo campanello d'allarme.
Contro l'Is Francois Hollande sull'onda degli attentati di Parigi era pronto ad arruolare anche Vladimir Putin, dimenticando che la Russia sostiene Bashar Assad, l'uomo che la Francia vuole abbattere assieme a Turchia ed Arabia Saudita. Ma Putin in Siria, con gli attacchi aerei di oggi, conferma che il suo primo obiettivo è difendere Assad, per esempio dalle milizie turcomanne che i Sukhoi bombardavano in Siria.
Ognuno combatte il terrorismo a modo suo, difendendo i suoi interessi primari e soprattutto identificando come "terroristi" gruppi che sono alleati di qualcun'altro. Sin dall'inizio gli americani hanno mostrato perplessità nel condividere con i russi informazioni sui gruppi presenti in Siria: "Noi gli diamo informazioni sui gruppi a noi alleati, e quelli magari li bombardano", diceva giorni fa un ufficiale Usa al New York Times.
A questo punto fra l'altro molti si aspettano una risposta di Mosca alla sfida turca: abbattere un aereo turco nel caos della guerra come è accaduto oggi? Sarebbe una escalation pericolosa e irresponsabile, che aprirebbe la strada davvero a nuove ritorsioni inimmaginabili da parte della Turchia. Qualcuno sostiene che a questo punto semplicemente la Russia si ritroverà fianco a fianco degli americani nel sostenere e armare i miliziani curdi che Ankara vede come il fumo negli occhi. Ma i curdi siriani, che sono insieme ai peshmerga iracheni in prima linea contro l'Is, sono anche schierati contro Assad, che pure Mosca vuole salvare.
Un effetto sicuro ci sarà nelle prossime ore, quando i gruppi di lavoro guidati dall'Onu dovranno iniziare a decidere "chi è terrorista" in Siria come previsto dalla conferenza di Vienna. Un passo importante per proseguire nel lavoro che dovrebbe portare in gennaio all'avvio di un processo politico fra il governo siriano (senza Assad?) e i gruppi dell'opposizione che non verranno classificati come terroristi.
L'incidente del Sukhoi può complicare tutto, ma può anche offrire alle potenze più moderate lo spunto per incalzare le potenze regionali più intransigenti (e Russia e Turchia sono in prima linea) non solo per combattere l'Is, ma per favorire un accordo politico in Siria.
E' chiaro che Putin dovrà inventarsi qualcosa per rispondere all'abbattimento dell'aero ordinato dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan: i due uomini sono così simili che sarà difficile inventarsi una formula diplomatica che permetta loro di salvare la faccia e non fare altri danni. Ma questo sarà il lavoro della politica e della diplomazia delle prossime ore. E in questo l'America di Barack Obama non potrà che rimettersi alla guida della macchina impazzita della politica in Medio Oriente. Assieme all'Europa deve essere possibile riprendere un vero dialogo con la Russia, che non cancelli la Crimea, ma la relativizzi. La vera, grande minaccia non è l'Is; la vera minaccia è che la Terza Guerra Mondiale possa iniziare per davvero da un conflitto siriano che continua ad avvitarsi e in cui anche i Grandi iniziano a perdere la testa. L'abbattimento del Sukhoi è l'ultimo campanello d'allarme.