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"Il terrorismo fa paura, ma anche l'esercito nelle strade"

Intervista a Jaco Van Dormael, regista di "Dio esiste e vive a Bruxelles", critico nei confronti dello "sfoggio muscolare del governo" dopo gli attentati di Parigi. "La religione non c'entra con quello che sta succedendo, è utilizzata per fare la guerra e convincere ragazzi dotati di pochi neuroni a farsi esplodere"
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Jaco Van Dormael, regista di Dio esiste e vive a Bruxelles (che rappresenta il Belgio agli Oscar ed esce domani in Italia) si unisce al coro di chi - sono molte le critiche e le proteste sui social - ritiene esagerato lo spiegamento di forze e il blocco totale imposto alla capitale belga: "In questo momento a Bruxelles c'è in atto un rapporto di forza. Si vivono due tipi di paura: quella del terrorismo, ma anche dell'esercito che si schiera in strada con i carrarmati e i mitra spianati, le radio che trasmettono solo musica classica, le scuole chiuse, la città paralizzata. Sì, queste misure sono di fatto l'imposizione di un'altra forma di paura. Ma bisogna dire che è da tempo, da quando c'è la destra fiamminga al potere, che lo sfoggio muscolare del governo si è fatto via via più evidente".

Ci fotografa Bruxelles, città che conosce profondamente?
"Bruxelles è una città in cui &egra…
Jaco Van Dormael, regista di Dio esiste e vive a Bruxelles (che rappresenta il Belgio agli Oscar ed esce domani in Italia) si unisce al coro di chi - sono molte le critiche e le proteste sui social - ritiene esagerato lo spiegamento di forze e il blocco totale imposto alla capitale belga: "In questo momento a Bruxelles c'è in atto un rapporto di forza. Si vivono due tipi di paura: quella del terrorismo, ma anche dell'esercito che si schiera in strada con i carrarmati e i mitra spianati, le radio che trasmettono solo musica classica, le scuole chiuse, la città paralizzata. Sì, queste misure sono di fatto l'imposizione di un'altra forma di paura. Ma bisogna dire che è da tempo, da quando c'è la destra fiamminga al potere, che lo sfoggio muscolare del governo si è fatto via via più evidente".

Ci fotografa Bruxelles, città che conosce profondamente?
"Bruxelles è una città in cui è sempre stato facile nascondersi. Vi si è rifugiato Victor Hugo quando era perseguitato in Francia, poi Karl Marx a scrivere il Manifesto del partito comunista, ci sono andati Rimbaud e Verlaine con il loro amore omosessuale. Il Belgio è un paese piccolo, da cui si arriva rapidamente dalla Francia, dal Lussemburgo, dalla Germania, dall'Olanda. Il Belgio si sta dividendo tra il Nord fiammingo e il Sud vallone, francofono, e Bruxelles è terra di nessuno. Resta proprio al centro della divisione del Paese. Bruxelles è ancora il posto dove queste due culture si mescolano, dove si parlano lingue diverse, ma è una città che si sta impoverendo perché non è più finanziata né dal Nord né dal Sud. Anche per questo forse è più facile nascondersi lì. Io a Bruxelles vivo bene, mi sono sempre sentito libero. A Molenbeek vado spesso, c'è un mix di culture interessante".

Da Moleenbek sono partiti cinquecento foreign fighters per la Siria.
"Ci sono estremisti ovunque. In Francia, in Germania, in Belgio. Ma sono invisibili. Guardando le foto dei giovani terroristi ho pensato che alcuni di loro, magari, li ho incrociati: in quel quartiere ci ho lavorato. La sala prove dello spettacolo teatrale con cui sto per debuttare - Cold blood - è nella via della moschea di cui si parla continuamente. Ma sono convinto che quello che succede a Bruxelles non c'entra con la religione, ha solo a che fare con la stupidità. E la smania di controllare, usando il nome di Dio, il potere, il territorio, il petrolio, i soldi. La religione è utilizzata per fare la guerra e convincere ragazzi dotati di pochi neuroni a farsi esplodere".

Perché i musulmani di ultima generazione approdati in Europa sono così attratti dalla guerra santa?
"Nella società belga si stanno facendo grandi tagli sull'educazione, la cultura e su tutto ciò che significa piantare semi che fioriranno domani. È importante, invece, investire in un'educazione aperta e moderna. L'Islam si sta modernizzando e deve poterlo fare. Ci sono donne che, arrivate in Belgio, non sono mai uscite di casa. E guide spirituali all'antica che non hanno nessuna relazione con il contemporaneo. I giovani si trovano a cavallo tra due mondi, non sono davvero integrati, spesso lasciano la scuola, non trovano lavoro né comprensione da parte di genitori e imam rimasti indietro. Così vengono acchiappati dalle forze esterne, per fare la guerra".

Quali sono le reazioni dei belgi? Quali le conseguenze?
"Tutto, ora, sarà più difficile per i musulmani. Non è mai stato facile, ma ora sarà peggio. Ho molti amici tra loro e so che sarà un momento brutto. Per il resto, le cose non cambieranno molto. Ora c'è questa dimostrazione di forza, forse perché le autorità non hanno fatto nulla per troppo tempo e adesso fanno troppo tutto insieme, poi le cose torneranno esattamente come prima. Bisogna dire che il Belgio, non si sa se per inefficienza o per volontà di nascondere le cose, è un paese in cui grandi crimini sono rimasti irrisolti. Troppi omicidi, anche di giornalisti e politici, sono rimasti per sempre senza colpevole".