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Elezioni Spagna, sondaggio: Rajoy confermato, ma senza maggioranza assoluta

L'inchiesta più attesa e attendibile quando mancano due settimane al voto: i Popolari sarebbero ancora il primo partito, fortemente ridimensionati i socialisti, insidiati dai centristi di Ciudadanos, Podemos quarto partito
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MADRID - Ancora Rajoy. A due settimane dal voto - e quando mancano poche ore all'inizio della campagna elettorale, che si apre ufficialmente a mezzanotte - il sondaggio più atteso conferma la tendenza alla ripresa del Partito Popolare del premier uscente, con i socialisti che rischiano di subire la sconfitta più pesante in quasi quarant'anni di democrazia, tallonati dalla formazione centrista emergente di Ciudadanos e con la nuova sinistra di Podemos relegata in quarta posizione. La voce del Cis, il Centro de Investigaciones Sociológicas controllato dal governo, è per tradizione quella più ascoltata e rispettata. Non solo per la serietà dell'inchiesta, realizzata con circa diciottomila interviste (otto o nove volte di più rispetto alla media degli altri sondaggi), ma anche perché il suo responso si è in genere dimostrato, anche in occasione delle politiche del 2011, il più vicino alla realtà.

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MADRID - Ancora Rajoy. A due settimane dal voto - e quando mancano poche ore all'inizio della campagna elettorale, che si apre ufficialmente a mezzanotte - il sondaggio più atteso conferma la tendenza alla ripresa del Partito Popolare del premier uscente, con i socialisti che rischiano di subire la sconfitta più pesante in quasi quarant'anni di democrazia, tallonati dalla formazione centrista emergente di Ciudadanos e con la nuova sinistra di Podemos relegata in quarta posizione. La voce del Cis, il Centro de Investigaciones Sociológicas controllato dal governo, è per tradizione quella più ascoltata e rispettata. Non solo per la serietà dell'inchiesta, realizzata con circa diciottomila interviste (otto o nove volte di più rispetto alla media degli altri sondaggi), ma anche perché il suo responso si è in genere dimostrato, anche in occasione delle politiche del 2011, il più vicino alla realtà.

E allora, se le cose stanno così, l'attuale inquilino della Moncloa, dopo anni di difficoltà tra recessione galoppante e scandali che hanno colpito gravemente la credibilità del suo Partito Popolare, potrebbe cominciare a tirare un sospiro di sollievo. Con il 28,6 per cento dei consensi, il Pp si confermerebbe largamente come la prima formazione politica spagnola, in netto calo rispetto a quattro anni fa, quando ottennne la maggioranza assoluta dei seggi con oltre il 44 per cento dei voti, ma comunque in grado di aspirare a mantenersi alla guida dell'esecutivo, soprattutto se sarà capace di raggiungere un accordo con il partito ideologicamente più vicino, Ciudadanos, in crescita costante con il 19 per cento dei consensi (appena un mese fa era al 14,7) e che tallona ormai il Psoe (sprofonda al 20,8, ad ottobre era al 25,3). In questa situazione, per la formazione della rosa nel pugno guidata da Pedro Sánchez, non resterebbero molte opzioni per aspirare al governo, a meno di un'alleanza "tutti contro il Pp", sul modello dell'accordo che nei giorni scorsi in Portogallo ha consentito ai socialisti di Antonio Costa di mandare all'opposizione la destra di Pedro Passos Coelho uscita vincitrice dalle urne. Al Psoe non basterebbe l'appoggio (neppure scontato) di Pablo Iglesias, che non più di dieci mesi fa era riuscito a portare Podemos in testa a tutti i sondaggi, mentre ora si dovrebbe accontentare del ruolo di quarta forza: 9,1 per cento se si considera solo la sigla del partito viola, 15,7 sommando anche le liste collegate presentate a Barcellona, Valencia e in altre parti del Paese.

Il sondaggio conferma comunque la grave crisi del bipartitismo. Su un totale di 350 seggi delle Cortes, Pp e Psoe disponevano nel Parlamento uscente di 296 deputati (i Popolari, con la maggioranza assoluta, a 186, e i socialisti a 110). Ora crollerebbero a poco più di 200: per la formazione di Rajoy si prevede una forchetta fra i 120 e i 128 seggi, quella di Sánchez si manterrebbe tra 77 e 89, molto al di sotto persino del magro risultato registrato da Alfredo Pérez Rubalcaba nel 2011. Quello che è chiaro è che, ad avere le chiavi della governabilità, sarà il rampante numero uno di Ciudadanos, Albert Rivera. Oltre ad essere considerato il leader più amato (davanti a Sánchez, Iglesias e, fanalino di coda, Rajoy) potrà fissare le condizioni per la formazione dell'esecutivo dopo il voto del 20 dicembre.