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Polonia, decine di migliaia in piazza contro il governo di destra

La manifestazione a Varsavia (ap)
Manifestazioni a Varsavia e in altre 23 città contro la riforma della Corte costituzionale proposta dall'esecutivo del partito di Kaczynski e quelle già annunciate che limiterebbero la libertà di espressione e di stampa
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VARSAVIA - In Polonia si estende la protesta popolare contro il governo di destra di Diritto e giustizia (Pis), accusato di limitare le libertà e di violare le regole della democrazia parlamentare. Come già era accaduto nello scorso fine settimana, decine di migliaia di persone sono scese in piazza nelle principali città in difesa dello stato di diritto e della Costituzione.

Le manifestazioni, indette dal Comitato della difesa della democrazia (Kod), un'organizzazione della società civile fondata recentemente e indipendente dai partiti, si sono svolte a Varsavia  e in 23 altri centri, fra i quali Danzica, Breslavia, Stettino, Lodz, Lublino, Poznan, Katowice, Bielsko-Biala, Bydgoszcz. Cittadini polacchi hanno inoltre manifestato a Bruxelles sotto l'ufficio della rappresentanza presso l'Unione europea, e a Londra e Berlino sotto le ambasciate.

A Varsavia l'appuntamento era davanti alla sede del Parlamento ma i numerosi  partecipant…
VARSAVIA - In Polonia si estende la protesta popolare contro il governo di destra di Diritto e giustizia (Pis), accusato di limitare le libertà e di violare le regole della democrazia parlamentare. Come già era accaduto nello scorso fine settimana, decine di migliaia di persone sono scese in piazza nelle principali città in difesa dello stato di diritto e della Costituzione.

Le manifestazioni, indette dal Comitato della difesa della democrazia (Kod), un'organizzazione della società civile fondata recentemente e indipendente dai partiti, si sono svolte a Varsavia  e in 23 altri centri, fra i quali Danzica, Breslavia, Stettino, Lodz, Lublino, Poznan, Katowice, Bielsko-Biala, Bydgoszcz. Cittadini polacchi hanno inoltre manifestato a Bruxelles sotto l'ufficio della rappresentanza presso l'Unione europea, e a Londra e Berlino sotto le ambasciate.

A Varsavia l'appuntamento era davanti alla sede del Parlamento ma i numerosi  partecipanti (circa 40 mila secondo le stime del municipio) hanno occupato anche diverse vie del centro. Non mancavano i politici, tra cui ex dissidenti dell'opposizione democratica al regime comunista ed ex attivisti di Solidarnosc, uomini di cultura, attori. L'atmosfera era serena, tra canti, balli e girotondi. La folla scandiva slogan del tipo "Oggi ride tutta la Polonia e così torna la speranza". Una setimana fa il leader del Pis Jaroslaw Kaczynski aveva definito la prima grande manifestazione del Kod come un ridicolo raduno di "comunisti e ladri". "Jaroslaw, non ci offendere", "Non negare la democrazia", "Giù le mani dalla Corte costituzionale", si leggeva sugli striscioni.

"Abbiamo la libertà e lotteremo per difenderla", ha detto Mateusz Kijowski, il leader del Kod, rivolgendosi ai dimostranti. "La lotta per la libertà non finisce mai", ha rincarato Henryk Wujec, ex membro del Kor (il Comitato di difesa degli operai, nucleo dell'opposizione democratica degli anni Settanta). "La democrazia è come l'aria, se ce la tolgono finiamo soffocati dallo smog", ha detto dal canto suo il regista Agnieszka Holland.

Dopo circa due ore gli organizzatori della protesta sono stati informati dalla polizia di una telefonata anonima che annunciava la presenza di una bomba ed è stato deciso di sciogliere il raduno in anticipo. L'allarme si è poi rivelato infondato.

Lo scontro fra l'opposizione e il governo guidato da Beata Szydlo dall'altro riguarda per il momento la nomina di cinque giudici su 15 della Corte costituzionale, che il Pis vorrebbe monopolizzare in modo da impedirle di operare e contrastare l'azione del governo. Il partito di Kaczynski, uscito vittorioso dalle elezioni di ottobre, controlla tutti e due i rami del Parlamento e la presidenza della repubblica. La Corte costituzionale è quindi l'unico organo in grado di esercitare una funzione di controllo. E il Pis ha in programma altre riforme che rischiano di limitare la libertà di espressione e di stampa.