MADRID - "I dibattiti non sono mai innocui, influiscono sulla campagna e possono incidere sul risultato del voto". Ne ha visti tanti Manuel Campo Vidal, presidente della Academia de la Televisión. Anzi, ha vissuto da protagonista - come moderatore - tutti i faccia a faccia tv della storia democratica spagnola, dal González-Aznar del '93 fino all'ultimo Rajoy-Sánchez, il 15 dicembre, per le elezioni politiche di questo 20 dicembre.
Come ha visto i due rappresentanti della politica tradizionale a confronto?
"I due rivali sanno che questo è il format più difficile da affrontare. A un certo punto uno dei due ha formulato un'accusa pesantissima che, tecnicamente, ha rotto il dibattito. Dal quando il socialista ha accusato il premier di essere una persona "indecente", e lui ha replicato dandogli del "meschino", la situazione è stata difficile da controllare".
Sarebbe consigliabile il "fair play"?
Mettere limiti è complicato. Io comunque non avevo mai visto un momento di tensione simile, salvo nei minuti finali del confronto González-Aznar, nel '93, o anche quando lo stesso Rajoy accusò Zapatero di aver tradito la memoria delle vittime del terrorismo".
Ha avuto l'impressione di assistere al capitolo finale di un vecchio modo di fare politica?
"Questa è la tesi di Iglesias. Non sono sicuro che i nuovi partiti sapranno imporre una maniera diversa di gestire la politica. Il cambio generazionale nei candidati è positivo, col tempo vedremo se saranno capaci di apportare novità sostanziali".
Questo tipo di confronti televisivi hanno un impatto sul voto?
"Credo di sì. I dibattiti generano molta tensione e favoriscono la partecipazione, non solo quella dei simpatizzanti dei partiti rappresentati nel faccia a faccia. A volte servono per rafforzare la leadership di un candidato all'interno del suo stesso partito. E forse Sánchez, con i suoi attacchi, cercava proprio questo. E' possibile che quelle due ore di confronto intenso siano servite a imprimere una svolta alla campagna socialista. Tra poco sapremo se ha avuto ragione".
Come ha visto i due rappresentanti della politica tradizionale a confronto?
"I due rivali sanno che questo è il format più difficile da affrontare. A un certo punto uno dei due ha formulato un'accusa pesantissima che, tecnicamente, ha rotto il dibattito. Dal quando il socialista ha accusato il premier di essere una persona "indecente", e lui ha replicato dandogli del "meschino", la situazione è stata difficile da controllare".
Sarebbe consigliabile il "fair play"?
Mettere limiti è complicato. Io comunque non avevo mai visto un momento di tensione simile, salvo nei minuti finali del confronto González-Aznar, nel '93, o anche quando lo stesso Rajoy accusò Zapatero di aver tradito la memoria delle vittime del terrorismo".
Ha avuto l'impressione di assistere al capitolo finale di un vecchio modo di fare politica?
"Questa è la tesi di Iglesias. Non sono sicuro che i nuovi partiti sapranno imporre una maniera diversa di gestire la politica. Il cambio generazionale nei candidati è positivo, col tempo vedremo se saranno capaci di apportare novità sostanziali".
Questo tipo di confronti televisivi hanno un impatto sul voto?
"Credo di sì. I dibattiti generano molta tensione e favoriscono la partecipazione, non solo quella dei simpatizzanti dei partiti rappresentati nel faccia a faccia. A volte servono per rafforzare la leadership di un candidato all'interno del suo stesso partito. E forse Sánchez, con i suoi attacchi, cercava proprio questo. E' possibile che quelle due ore di confronto intenso siano servite a imprimere una svolta alla campagna socialista. Tra poco sapremo se ha avuto ragione".