India, scarcerato lo stupratore di Nirmaya: nuove rivolte
di RAIMONDO BULTRINIInsieme ad altri violentò e uccise la ragazza su un autobus. Era minorenne e le leggi indiane hanno permesso la sua liberazione dopo tre anni. Da quella violenza nacque il movimento che ha portato a una prima stretta antistupro
BANGKOK. L'anniversario del 16 dicembre era stato appena celebrato con l'appello della madre di Jyoti Singh a ricordarla col suo vero nome, e non come Nirmaya, inventato dai giornali quando la studentessa 23enne di Delhi violentata su un bus era ancora viva. "Non mi vergogno di chiamarla Jyoti", aveva detto Asha Devi durante una cerimonia pubblica."Sono coloro che commettono crimini efferati come lo stupro che dovrebbero nascondere la testa per la vergogna, non le vittime o le loro famiglie". Ieri Asha Devi è stata tra le prime ad essere arrestate e trascinate via con la forza quando centinaia di persone si sono raccolte all'India Gate per protestare contro il rilascio di uno dei sei violentatori che abusarono di Jyoti, dopo averla picchiata brutalmente assieme all'amico con il quale era andata al cinema.
All'indomani dello stupro, l'India gate divenne il teatro delle prime rivolte - anche allora domate dalla polizi…
All'indomani dello stupro, l'India gate divenne il teatro delle prime rivolte - anche allora domate dalla polizi…
BANGKOK. L'anniversario del 16 dicembre era stato appena celebrato con l'appello della madre di Jyoti Singh a ricordarla col suo vero nome, e non come Nirmaya, inventato dai giornali quando la studentessa 23enne di Delhi violentata su un bus era ancora viva. "Non mi vergogno di chiamarla Jyoti", aveva detto Asha Devi durante una cerimonia pubblica."Sono coloro che commettono crimini efferati come lo stupro che dovrebbero nascondere la testa per la vergogna, non le vittime o le loro famiglie". Ieri Asha Devi è stata tra le prime ad essere arrestate e trascinate via con la forza quando centinaia di persone si sono raccolte all'India Gate per protestare contro il rilascio di uno dei sei violentatori che abusarono di Jyoti, dopo averla picchiata brutalmente assieme all'amico con il quale era andata al cinema.
All'indomani dello stupro, l'India gate divenne il teatro delle prime rivolte - anche allora domate dalla polizia con la forza - che cambiarono per sempre nella società indiana la percezione di un crimine tanto odioso. Ma ieri è stata una nuova "giornata nera per le donne", ha detto la presidente della Commissione femminile Swati Maliwal, che aveva tentato con un ricorso alla Corte Suprema di bloccare il rilascio del giovane. I giudici, dopo una seduta notturna per evitare assembramenti di protesta, hanno ritenuto però che non ci fosse spazio per un'eccezione ai meccanismi della vecchia legge che pone il limite di 3 anni ai tempi dell'arresto di un minorenne, qualunque delitto abbia commesso. Il più giovane degli assassini aveva infatti 17 anni al tempo della sua orrenda bravata assieme al "branco", e soltanto una revisione parlamentare dell'ordinamento penale potrebbe modificare l'automatismo che lo vede non solo libero, ma con una diversa identità e un sussidio per rifarsi una vita. Per ora la nuova normativa è ferma alla Camera bassa, che l'ha già approvata, ma manca il parere del Senato.
Il legale dell'uomo condannato, Ajay Prakash Singh, ha detto che il caso "è uscito fuori di proporzione". "Se fosse stato il figlio di una persona ricca - ha detto - sarebbe stato rilasciato molto prima di tre anni", e "non ci sarebbe stata alcuna dimostrazione o tribunale riunito nella notte". Quanto alla reazione del suo cliente, un ispettore delle carceri dov'è stato detenuto ha detto che all'inizio il 17enne si era talmente spaventato vedendo in tv le proteste rabbiose per il suo rilascio da aver chiesto di essere tenuto ancora in cella. Ma la polizia lo ha prelevato con una tovaglia in testa per non farlo riconoscere e consegnato alla Organizzazione non governativa per i diritti dell'infanzia che si occuperà segretamente di lui col suo nuovo nome. "Da adesso in poi è responsabilità intera della Ong", ha detto un ufficiale.
La Commissione femminile nel frattempo ha fatto appello alla Rajya Sabha per far passare rapidamente l'emendamento ai codici della Giustizia minorile. Prevede che la concessione della libertà per i casi di stupro di gruppo e specialmente di morte della vittima, dipenda dal grado di maturazione riscontrato nel colpevole e dalla sua reale redenzione.
Nel caso del giovane appena rilasciato, l'unica cosa nota è che gli verranno date 10 mila rupie, poco più di 150 euro, e una macchina da cucire per guadagnarsi da vivere, e che difficilmente tornerà dietro le sbarre anche in caso di revisione della legge.
Proprio lo stupro di Jyoti tre anni fa provocò l'irrigidimento delle norme penali per gli adulti in ogni caso di violenza sessuale, con pene raddoppiate fino a 20 anni anche se le vittime non vengono ferite gravemente, oltre a rendere perseguibili col carcere il voyeurismo lo stalking e il traffico di donne. Nel nome di Jyoty Nirbhaya ci sono anche 150 milioni di dollari del fondo per l'assistenza alle vittime, che qualcuno vorrebbe usare per installare tv a circuito chiuso in tutti i bus.
Ma nonostante tutto, compresa la nascita di speciali sezioni femminili nei tribunali e nelle stazioni di polizia, l'India anche lo scorso anno ha continuato a registrare drammatici record di violenze, con 36,735 casi, l'11 per cento di tutte le attività criminali del Paese. Secondo molti, il calcolo diffuso dall'apposito Ufficio del governo è del tutto sottostimato, perché non tiene conto delle violenze domestiche e di quelle non denunciate per paura di ritorsioni.
Non è la prima volta che un vuoto di legge crea in India una protesta sociale di queste proporzioni. Due anni fa un'altra sezione della stessa Corte Suprema ristabilì, in mancanza di revisione, le norme risalenti al codice britannico del 1816 che hanno reso "criminali" i rapporti omosessuali con pene fino a 10 anni di carcere. Nonostante le promesse sono ancora in vigore, anche se vengono applicate raramente.
All'indomani dello stupro, l'India gate divenne il teatro delle prime rivolte - anche allora domate dalla polizia con la forza - che cambiarono per sempre nella società indiana la percezione di un crimine tanto odioso. Ma ieri è stata una nuova "giornata nera per le donne", ha detto la presidente della Commissione femminile Swati Maliwal, che aveva tentato con un ricorso alla Corte Suprema di bloccare il rilascio del giovane. I giudici, dopo una seduta notturna per evitare assembramenti di protesta, hanno ritenuto però che non ci fosse spazio per un'eccezione ai meccanismi della vecchia legge che pone il limite di 3 anni ai tempi dell'arresto di un minorenne, qualunque delitto abbia commesso. Il più giovane degli assassini aveva infatti 17 anni al tempo della sua orrenda bravata assieme al "branco", e soltanto una revisione parlamentare dell'ordinamento penale potrebbe modificare l'automatismo che lo vede non solo libero, ma con una diversa identità e un sussidio per rifarsi una vita. Per ora la nuova normativa è ferma alla Camera bassa, che l'ha già approvata, ma manca il parere del Senato.
Il legale dell'uomo condannato, Ajay Prakash Singh, ha detto che il caso "è uscito fuori di proporzione". "Se fosse stato il figlio di una persona ricca - ha detto - sarebbe stato rilasciato molto prima di tre anni", e "non ci sarebbe stata alcuna dimostrazione o tribunale riunito nella notte". Quanto alla reazione del suo cliente, un ispettore delle carceri dov'è stato detenuto ha detto che all'inizio il 17enne si era talmente spaventato vedendo in tv le proteste rabbiose per il suo rilascio da aver chiesto di essere tenuto ancora in cella. Ma la polizia lo ha prelevato con una tovaglia in testa per non farlo riconoscere e consegnato alla Organizzazione non governativa per i diritti dell'infanzia che si occuperà segretamente di lui col suo nuovo nome. "Da adesso in poi è responsabilità intera della Ong", ha detto un ufficiale.
La Commissione femminile nel frattempo ha fatto appello alla Rajya Sabha per far passare rapidamente l'emendamento ai codici della Giustizia minorile. Prevede che la concessione della libertà per i casi di stupro di gruppo e specialmente di morte della vittima, dipenda dal grado di maturazione riscontrato nel colpevole e dalla sua reale redenzione.
Nel caso del giovane appena rilasciato, l'unica cosa nota è che gli verranno date 10 mila rupie, poco più di 150 euro, e una macchina da cucire per guadagnarsi da vivere, e che difficilmente tornerà dietro le sbarre anche in caso di revisione della legge.
Proprio lo stupro di Jyoti tre anni fa provocò l'irrigidimento delle norme penali per gli adulti in ogni caso di violenza sessuale, con pene raddoppiate fino a 20 anni anche se le vittime non vengono ferite gravemente, oltre a rendere perseguibili col carcere il voyeurismo lo stalking e il traffico di donne. Nel nome di Jyoty Nirbhaya ci sono anche 150 milioni di dollari del fondo per l'assistenza alle vittime, che qualcuno vorrebbe usare per installare tv a circuito chiuso in tutti i bus.
Ma nonostante tutto, compresa la nascita di speciali sezioni femminili nei tribunali e nelle stazioni di polizia, l'India anche lo scorso anno ha continuato a registrare drammatici record di violenze, con 36,735 casi, l'11 per cento di tutte le attività criminali del Paese. Secondo molti, il calcolo diffuso dall'apposito Ufficio del governo è del tutto sottostimato, perché non tiene conto delle violenze domestiche e di quelle non denunciate per paura di ritorsioni.
Non è la prima volta che un vuoto di legge crea in India una protesta sociale di queste proporzioni. Due anni fa un'altra sezione della stessa Corte Suprema ristabilì, in mancanza di revisione, le norme risalenti al codice britannico del 1816 che hanno reso "criminali" i rapporti omosessuali con pene fino a 10 anni di carcere. Nonostante le promesse sono ancora in vigore, anche se vengono applicate raramente.