ROMA. "Renzi ha scelto il momento giusto per attaccare la Commissione: l'Ue non è mai stata così debole, incapace di agire, impotente di fronte alla crisi dei migranti così come lo era stata nella lunga crisi economica che l'ha preceduta. Anzi, ha aggravato la situazione con le sue misure di austerity di marca tedesca". L'economista Jean-Paul Fitoussi non è sorpreso dallo scontro di questi giorni.
Ma non è stupito per l'asprezza dei toni?
"E' vero, è un dialogo-scontro condotto con inusuale assenza di riguardo. Ma nella sostanza è giusto che un governo chieda di avere i mezzi per governare. Perché senza flessibilità non si esce dalla stagnazione e non si riesce a ridurre il disavanzo sul lungo termine. E' una battaglia vitale per l'Italia, e Renzi fa bene a condurla con grinta. Lui è nuovo sulla scena europea, Juncker ci sta da una vita e cosa ha concluso? Parla di vilipendio ma farebbe meglio a guardare alla sua storia e all'istituzione che ora guida".
E il famoso piano Juncker di investimenti?
"Un annuncio roboante ormai più di un anno fa, poi più nulla. Per renderlo operativo serve l'affiancamento di capitali privati, che non si sono trovati. L'Europa non è mai stata così inefficiente, così inesistente nel dibattito politico vero. I commissari non li conosce nessuno, chi è per esempio questo signor Dombrovskis che si permette di dire che l'Italia non ha fatto le riforme?"
Il vicepresidente della Commissione...
"Appunto. Ha fatto bene Pa- doan a rispondergli che l'Italia le riforme le ha fatte. Magari le avesse fatte la Francia".
A proposito di Francia, perché sfora sistematicamente il 3% e non le dice niente nessuno?
"A parte il discorso di forza politica, che pure esiste, la Francia ha agli occhi di Bruxelles il merito di aver impostato un piano di sviluppo molti anni fa, a differenza dell'Italia dove i vincoli europei coniugati al forte debito hanno bloccato le iniziative di crescita, più dell'incapacità progettuale o della corruzione che pure esistono. Prendiamo le banche: l'Italia quand'era possibile poteva e doveva ricapitalizzarle con soldi pubblici come ha fatto la Germania, non ha potuto farlo per il debito. Non è un merito, è stata una scelta obbligata che ora ha conseguenze. Tornando alla Francia, il guaio è che il piano è rimasto inattuato e oggi Hollande è in difficoltà. Dovrebbe chiedere qualcosa pure lui a viva voce per non farsi scavalcare dagli antieuropei del Front National".
Lo scontro con l'Italia non nasce sulla flessibilità: ci sono state le banche, l'Imu, la siderurgia...
"Guardi che la vita dell'Europa è fatta di controversie, di mercanteggiamento, di trattative. Solo che di solito restano sotto traccia. Invece stavolta Renzi ha portato tutto alla luce. Ha scelto bene il punto: se esistono clausole relative all'emergenza, vogliamo negare che esista un'emergenza migranti, una sicurezza, una recessione... certo, tutte insieme può colpire. Ma così è andata. E l'Europa se ne deve rendere conto, guardare alle sue colpe e scuotersi".
Ma non è stupito per l'asprezza dei toni?
"E' vero, è un dialogo-scontro condotto con inusuale assenza di riguardo. Ma nella sostanza è giusto che un governo chieda di avere i mezzi per governare. Perché senza flessibilità non si esce dalla stagnazione e non si riesce a ridurre il disavanzo sul lungo termine. E' una battaglia vitale per l'Italia, e Renzi fa bene a condurla con grinta. Lui è nuovo sulla scena europea, Juncker ci sta da una vita e cosa ha concluso? Parla di vilipendio ma farebbe meglio a guardare alla sua storia e all'istituzione che ora guida".
E il famoso piano Juncker di investimenti?
"Un annuncio roboante ormai più di un anno fa, poi più nulla. Per renderlo operativo serve l'affiancamento di capitali privati, che non si sono trovati. L'Europa non è mai stata così inefficiente, così inesistente nel dibattito politico vero. I commissari non li conosce nessuno, chi è per esempio questo signor Dombrovskis che si permette di dire che l'Italia non ha fatto le riforme?"
Il vicepresidente della Commissione...
"Appunto. Ha fatto bene Pa- doan a rispondergli che l'Italia le riforme le ha fatte. Magari le avesse fatte la Francia".
A proposito di Francia, perché sfora sistematicamente il 3% e non le dice niente nessuno?
"A parte il discorso di forza politica, che pure esiste, la Francia ha agli occhi di Bruxelles il merito di aver impostato un piano di sviluppo molti anni fa, a differenza dell'Italia dove i vincoli europei coniugati al forte debito hanno bloccato le iniziative di crescita, più dell'incapacità progettuale o della corruzione che pure esistono. Prendiamo le banche: l'Italia quand'era possibile poteva e doveva ricapitalizzarle con soldi pubblici come ha fatto la Germania, non ha potuto farlo per il debito. Non è un merito, è stata una scelta obbligata che ora ha conseguenze. Tornando alla Francia, il guaio è che il piano è rimasto inattuato e oggi Hollande è in difficoltà. Dovrebbe chiedere qualcosa pure lui a viva voce per non farsi scavalcare dagli antieuropei del Front National".
Lo scontro con l'Italia non nasce sulla flessibilità: ci sono state le banche, l'Imu, la siderurgia...
"Guardi che la vita dell'Europa è fatta di controversie, di mercanteggiamento, di trattative. Solo che di solito restano sotto traccia. Invece stavolta Renzi ha portato tutto alla luce. Ha scelto bene il punto: se esistono clausole relative all'emergenza, vogliamo negare che esista un'emergenza migranti, una sicurezza, una recessione... certo, tutte insieme può colpire. Ma così è andata. E l'Europa se ne deve rendere conto, guardare alle sue colpe e scuotersi".