Ecco il volto di Jihadi John
Nuove immagini di Jihadi John a volto scoperto sono state diffuse dai media britannici. Non è la prima volta che il boia britannico dell'Isis ucciso a novembre nel bombardamento di un drone appare senza il passamontagna nero che gli copriva il volto nei video in cui decapitava gli ostaggi del gruppo jihadista. Ma negli ultimi scatti, diffusi da attivisti siriani a Raqqa, il viso e la fisionomia di Mohammed Emwazi (questo il suo vero nome) sono molto ben visibili. Una delle foto mostra Jihadi John che imbraccia un fucile d'assalto, mentre in un altra il terrorista e ben visibile accanto ad un veicolo blindato. La prima apparizione in video di Emwazi risale all'agosto del 2014, quando nel filmato du mostrata la decapitazione del primo ostaggio, l'americano James Foley. Si difende invece dalle accuse un altro foreign fighter britannico, ribattezzato dalla stampa britannica Jihadi Jack, che lo descriveva come "il primo jihadista bianco" britannico, il primo anglosassone, partito per la Siria per unirsi all'Is. Ma lui, Jack Letts, 20 anni, figlio di una famiglia borghese, liberal e laica di Oxford, si è fatto vivo per negare di aver aderito al sedicente Stato islamico. Lo riporta l'Independent, che scrive di aver avuto uno scambio esclusivo di messaggi privati via Facebook dopo che il suo volto e la sua storia erano apparsi sui media (FOTO). Il ragazzo, che si è convertito all'Islam sdegnato dalla guerra in Siria e dopo un'iniziale militanza nell'attivismo online anti-Assad, non smentisce la sua adesione all'Islam, né di essere partito per "il Medio Oriente". Ma, a dispetto delle foto da lui stesso postate sul web da Raqqa, roccaforte siriana dell'Is, contesta con sarcasmo le ricostruzioni dei giornali sul suo presunto arruolamento fra i jihadisti: "La formula dei media è semplice: un giovane inglese diventa musulmano + va in Medio Oriente + segue l'Islam = Is". Letts non ha confermao o smentito di farsi chiamare Abu Mohammed, né di aver sposato una donna irachena e di avere un figlio. Ma sugli slogan radicali e i messaggi inneggianti alla 'guerra santa' diffusi via Fb, sostiene che qualcuno potrebbe essere riuscito a introdursi nel suo profilo