“Angela Merkel ha lanciato segnali molto chiari nei confronti di Matteo Renzi. Cerca il suo appoggio anche perché il premier italiano è stato in grado di varare delle riforme cruciali: fino a poco tempo fa non ci aspettava che l’Italia ce l’avrebbe fatta”. Thomas Schmid, ex direttore della “Welt” ed editorialista molto vicino alla cancelliera non usa mezzi termini.
La cancelliera ha detto che la collaborazione tra Italia e Germania deve essere sempre più stretta. Solo diplomazia, o ha bisogno dell’appoggio italiano perché subissata dagli attacchi per come gestisce la crisi dei migranti?
“Io non credo che delle critiche di oggi rimarrà molto nei prossimi mesi. Frau Merkel sta lavorando ad una soluzione europea del problema dei profughi, cercando il coinvolgimento di tutti i partner. Certo che cerca l’appoggio di Renzi: apprezza molto le riforme italiane, a cominciare da quella sul mercato del lavoro. A Berlino gli ha riservato un grande calore”.
Renzi batte sempre sul chiodo del riconoscimento del ruolo centrale dell’Italia nella Ue, criticando l’asse franco-tedesco. Lei che ne dice?
“Da molto tempo penso che l’asse franco-tedesco non abbia più alcun senso. L’Ue deve essere policentrica, nel senso di una responsabilità condivisa da molti diversi paesi. In questo l’Italia avrà un ruolo centrale. E per quel che riguarda le divergenze sui 3 miliardi per Ankara, Renzi usa quell’argomento come strumento di pressione per ottenere più flessibilità”.
Ma la Germania ripete sempre che solo le riforme strutturali potranno portare una vera crescita…
“Le richieste tedesche in principio sono giuste, ma solo se si contemplano anche delle eccezioni. Di fronte ad un paese che compie sforzi riconoscibili per tornare a crescere e arginare la disoccupazione credo che il governo tedesco cambierà atteggiamento. Ho avuto colloqui riservati che me lo confermano: non solo Merkel, anche il “falco” Schaeuble alla fine converrà su questa linea. Per il resto, penso che oggi le due parti si siano avvicinate molto di più quel che si crede: dietro le quinte si è parlato anche di Frontex, della Libia, della necessità di pensare a nuove reciproche forme di aiuto”.
Sui giornali tedeschi si continua ad evocare la “fine dell’era Merkel”. Possibile?
“E’ una grande sciocchezza, è una forma di isteria mediatica. Io invece ritengo che quel suo “ce la facciamo” come risposta all’onda dei profughi sia stata la decisione giusta. Si tratta di una questione internazionale, europea, che nessuno può affrontare da solo. Ovviamente chiudere le frontiere non serve assolutamente a niente, anzi. E poi si era sempre detto che la signora Merkel non avesse principi: ecco, in questo caso ha dimostrato palesemente l’opposto. Vedrà, nel giro di due o tre mesi la nostra percezione di questa vicenda sarà molto diversa”.
La cancelliera ha detto che la collaborazione tra Italia e Germania deve essere sempre più stretta. Solo diplomazia, o ha bisogno dell’appoggio italiano perché subissata dagli attacchi per come gestisce la crisi dei migranti?
“Io non credo che delle critiche di oggi rimarrà molto nei prossimi mesi. Frau Merkel sta lavorando ad una soluzione europea del problema dei profughi, cercando il coinvolgimento di tutti i partner. Certo che cerca l’appoggio di Renzi: apprezza molto le riforme italiane, a cominciare da quella sul mercato del lavoro. A Berlino gli ha riservato un grande calore”.
Renzi batte sempre sul chiodo del riconoscimento del ruolo centrale dell’Italia nella Ue, criticando l’asse franco-tedesco. Lei che ne dice?
“Da molto tempo penso che l’asse franco-tedesco non abbia più alcun senso. L’Ue deve essere policentrica, nel senso di una responsabilità condivisa da molti diversi paesi. In questo l’Italia avrà un ruolo centrale. E per quel che riguarda le divergenze sui 3 miliardi per Ankara, Renzi usa quell’argomento come strumento di pressione per ottenere più flessibilità”.
Ma la Germania ripete sempre che solo le riforme strutturali potranno portare una vera crescita…
“Le richieste tedesche in principio sono giuste, ma solo se si contemplano anche delle eccezioni. Di fronte ad un paese che compie sforzi riconoscibili per tornare a crescere e arginare la disoccupazione credo che il governo tedesco cambierà atteggiamento. Ho avuto colloqui riservati che me lo confermano: non solo Merkel, anche il “falco” Schaeuble alla fine converrà su questa linea. Per il resto, penso che oggi le due parti si siano avvicinate molto di più quel che si crede: dietro le quinte si è parlato anche di Frontex, della Libia, della necessità di pensare a nuove reciproche forme di aiuto”.
Sui giornali tedeschi si continua ad evocare la “fine dell’era Merkel”. Possibile?
“E’ una grande sciocchezza, è una forma di isteria mediatica. Io invece ritengo che quel suo “ce la facciamo” come risposta all’onda dei profughi sia stata la decisione giusta. Si tratta di una questione internazionale, europea, che nessuno può affrontare da solo. Ovviamente chiudere le frontiere non serve assolutamente a niente, anzi. E poi si era sempre detto che la signora Merkel non avesse principi: ecco, in questo caso ha dimostrato palesemente l’opposto. Vedrà, nel giro di due o tre mesi la nostra percezione di questa vicenda sarà molto diversa”.