MOSCA - "Inaccettabili, scandalose e offensive". Così Vladimir Putin ha definito le accuse di corruzione che la Casa Bianca gli ha rivolto. Lo ha dichiarato il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov. E ormai volano parole oltre quella cortina fredda che sta gelando i rapporti tra Mosca e Washington.
Secondo il portavoce della Casa Bianca Josh Earnest, il giudizio dato nei giorni scorsi da un sottosegretario al Tesoro Usa che Putin è corrotto "riflette al meglio la visione dell'amministrazione" Obama. A fare il commento era stato Adam Szubin, l'Acting undersecretary del dipartimento del Tesoro con delega sul Terrorismo e sull'intelligence finanziaria. Aveva accusato Putin di corruzione durante un'intervista alla Bbc. E la Casa Bianca, poi, l'aveva spalleggiato.
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"Chiaramente il presidente è a conoscenza di queste accuse - ha spiegato Peskov parlando con i giornalisti - Le considera totalmente inaccettabili e inappropriate per essere state espresse da un alto funzionario statunitense". A questo proposito, il portavoce ha fatto sapere che il Cremlino spera che gli Usa forniscano una spiegazione. Perché sono accuse "senza precedenti".
Peskov ha affermato anche che, se fosse stato lui ad accusare Obama di corruzione, sarebbe stato licenziato. Però ci sono anche altrui motivi. Le accuse di corruzione contro Putin, indicano, secondo Peskov, l'insoddisfazione degli Stati Uniti con le "politiche coerenti" di Mosca in Siria e in Ucraina, e dimostrano come Washington sia priva di potere.
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Ma anche, che la campagna per denigrare Putin lanciata da Washington viene usata per il gioco politico interno degli Stati Uniti e che gli Stati Uniti si preparano per le elezioni presidenziali del 2018 in Russia, elezioni a cui Putin peraltro non ha ancora deciso se partecipare.
Le dichiarazioni "offensive" di Washington su Putin non hanno comunque alcuna influenza sul presidente russo, ha assicurato Peskov, citato dalle agenzie russe.
Ma non sono le prime accuse pesanti dai capi di Stato al presidente russo. Anche David Cameron, il premier britannico, era stato esplicito e diretto pochi giorni fa, quando aveva dichiarato: "Il presidente russo Vladimir Putin è probabilmente responsabile" dell'assassinio dell'ex agente del Kgb Alksandr Litvinenko, avvelenato nel 2006 con qualche goccia di polonio radioattivo nella tazza di tè di un albergo di Londra. Cameron aveva parlato da Davos, durante il World economic forum: "Questa sentenza conferma quello che abbiamo sempre creduto e che l'ultimo governo laburista credeva: si tratta di un omicidio spaventoso commissionato da uno Stato. Ora Londra irrigidirà la sua linea con Mosca".
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La risposta di Mosca era stata immediata: "Ci saranno conseguenze nei rapporti fra Russia e Gran Bretagna", aveva affermato il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov: "Il caso è stato politicizzato".
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Secondo il portavoce della Casa Bianca Josh Earnest, il giudizio dato nei giorni scorsi da un sottosegretario al Tesoro Usa che Putin è corrotto "riflette al meglio la visione dell'amministrazione" Obama. A fare il commento era stato Adam Szubin, l'Acting undersecretary del dipartimento del Tesoro con delega sul Terrorismo e sull'intelligence finanziaria. Aveva accusato Putin di corruzione durante un'intervista alla Bbc. E la Casa Bianca, poi, l'aveva spalleggiato.
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"Chiaramente il presidente è a conoscenza di queste accuse - ha spiegato Peskov parlando con i giornalisti - Le considera totalmente inaccettabili e inappropriate per essere state espresse da un alto funzionario statunitense". A questo proposito, il portavoce ha fatto sapere che il Cremlino spera che gli Usa forniscano una spiegazione. Perché sono accuse "senza precedenti".
Peskov ha affermato anche che, se fosse stato lui ad accusare Obama di corruzione, sarebbe stato licenziato. Però ci sono anche altrui motivi. Le accuse di corruzione contro Putin, indicano, secondo Peskov, l'insoddisfazione degli Stati Uniti con le "politiche coerenti" di Mosca in Siria e in Ucraina, e dimostrano come Washington sia priva di potere.
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Ma anche, che la campagna per denigrare Putin lanciata da Washington viene usata per il gioco politico interno degli Stati Uniti e che gli Stati Uniti si preparano per le elezioni presidenziali del 2018 in Russia, elezioni a cui Putin peraltro non ha ancora deciso se partecipare.
Le dichiarazioni "offensive" di Washington su Putin non hanno comunque alcuna influenza sul presidente russo, ha assicurato Peskov, citato dalle agenzie russe.
Ma non sono le prime accuse pesanti dai capi di Stato al presidente russo. Anche David Cameron, il premier britannico, era stato esplicito e diretto pochi giorni fa, quando aveva dichiarato: "Il presidente russo Vladimir Putin è probabilmente responsabile" dell'assassinio dell'ex agente del Kgb Alksandr Litvinenko, avvelenato nel 2006 con qualche goccia di polonio radioattivo nella tazza di tè di un albergo di Londra. Cameron aveva parlato da Davos, durante il World economic forum: "Questa sentenza conferma quello che abbiamo sempre creduto e che l'ultimo governo laburista credeva: si tratta di un omicidio spaventoso commissionato da uno Stato. Ora Londra irrigidirà la sua linea con Mosca".
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La risposta di Mosca era stata immediata: "Ci saranno conseguenze nei rapporti fra Russia e Gran Bretagna", aveva affermato il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov: "Il caso è stato politicizzato".
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