GERUSALEMME - In attesa che gli inquirenti egiziani facciano avere agli investigatori italiani che indagano sulla morte di Giulio Regeni il materiale richiesto e un verbale di autopsia finalmente completo, la morsa del governo egiziano sugli accademici stranieri si stringe ancor più. Ogni giorno che passa in questa riottosa collaborazione, agli investigatori italiani appaiono sempre più evidenti gli errori, la sottovalutazione, le inefficienze e i depistaggi nell'indagine dei colleghi egiziani sulla morte del giovane ricercatore italiano. La sua drammatica scomparsa continua poi a svelare il clima teso, le intimidazioni, le vessazioni, i controlli ossessivi ai quali sono sottoposti gli accademici stranieri in Egitto, ormai assimilati al nemico.
Così come nemici del governo sono le ong e gli attivisti per i diritti umani. L'ultima entrata nel mirino della security è il centro di riabilitazione per vittime di tortura e violenze El-Nadeem, al numero 3 di Soliman El-Halaby Street. Un indirizzo noto a tutti al Cairo dal 1993, da quando l'ong ha aperto i suoi locali dando sostegno psicologico e riabilitativo alle vittime di tortura ma anche l'assistenza legale. Centinaia i casi trattati, con una crescita esponenziale negli ultimi tre anni. La chiusura di El Nadeen è stata denunciata da Amnesty International e dall'Unhcr, che ha in questa ong il suo referente in Egitto per i rifugiati e i casi tortura. Mercoledì alcuni agenti in divisa si sono presentati al centro con un documento che riportava l'ordine di chiusura immediata, senza però fornire - né a voce né per iscritto - la motivazione del provvedimento. "Il centro El-Nadeem fornisce un aiuto prezioso a centinaia di vittime di tortura e ai familiari di persone scomparse. E' il tentativo sfrontato di chiudere un'organizzazione che rappresenta un bastione per i diritti umani e una spina nel fianco delle autorità da oltre 20 anni", spiega Said Boumedouha, vicedirettore di Amnesty International per il Medio Oriente e Nord Africa.
La misteriosa morte di Giulio Regeni ha approfondito le preoccupazioni tra gli accademici che si sentono coinvolti in un giro di vite che il governo egiziano ha intrapreso negli ultimi due anni, dove gli stranieri sono raffigurati nei media come spie o agenti provocatori. Amy Austin Holmes, professore di sociologia presso l'Università americana del Cairo e fra i docenti di Giulio Regeni, conosce diversi colleghi stranieri che sono stati arrestati o a cui è stato vietato l'ingresso in Egitto a causa del loro lavoro. La maggior parte tace per evitare di inimicarsi le autorità. "Pensano che se non fanno un polverone, magari otterranno un visto la prossima volta. Ecco perché le persone non sono neanche a conoscenza del fatto che esiste un modello del genere qui", racconta la docente alla Reuters, sciorinando nomi di colleghi francesi, inglesi e belgi respinti all'aeroporto o trattenuti in stato di fermo prima di essere espulsi. Proprio i temi sociali trattati da Regeni nella sua ricerca, l'ipotesi principale degli inquirenti italiani, potrebbero aver suscitato l'interesse di determinati soggetti, apparati della security legali o occulti. A due settimane dal ritrovamento del cadavere gli uomini del Ros e dello Sco al Cairo attendono ancora l'esito ufficiale dell'autopsia, che è stato secretato, i verbali degli interrogatori, i tabulati del cellulare di Regeni e l'analisi delle celle agganciate dal suo telefonino.
Così come nemici del governo sono le ong e gli attivisti per i diritti umani. L'ultima entrata nel mirino della security è il centro di riabilitazione per vittime di tortura e violenze El-Nadeem, al numero 3 di Soliman El-Halaby Street. Un indirizzo noto a tutti al Cairo dal 1993, da quando l'ong ha aperto i suoi locali dando sostegno psicologico e riabilitativo alle vittime di tortura ma anche l'assistenza legale. Centinaia i casi trattati, con una crescita esponenziale negli ultimi tre anni. La chiusura di El Nadeen è stata denunciata da Amnesty International e dall'Unhcr, che ha in questa ong il suo referente in Egitto per i rifugiati e i casi tortura. Mercoledì alcuni agenti in divisa si sono presentati al centro con un documento che riportava l'ordine di chiusura immediata, senza però fornire - né a voce né per iscritto - la motivazione del provvedimento. "Il centro El-Nadeem fornisce un aiuto prezioso a centinaia di vittime di tortura e ai familiari di persone scomparse. E' il tentativo sfrontato di chiudere un'organizzazione che rappresenta un bastione per i diritti umani e una spina nel fianco delle autorità da oltre 20 anni", spiega Said Boumedouha, vicedirettore di Amnesty International per il Medio Oriente e Nord Africa.
La misteriosa morte di Giulio Regeni ha approfondito le preoccupazioni tra gli accademici che si sentono coinvolti in un giro di vite che il governo egiziano ha intrapreso negli ultimi due anni, dove gli stranieri sono raffigurati nei media come spie o agenti provocatori. Amy Austin Holmes, professore di sociologia presso l'Università americana del Cairo e fra i docenti di Giulio Regeni, conosce diversi colleghi stranieri che sono stati arrestati o a cui è stato vietato l'ingresso in Egitto a causa del loro lavoro. La maggior parte tace per evitare di inimicarsi le autorità. "Pensano che se non fanno un polverone, magari otterranno un visto la prossima volta. Ecco perché le persone non sono neanche a conoscenza del fatto che esiste un modello del genere qui", racconta la docente alla Reuters, sciorinando nomi di colleghi francesi, inglesi e belgi respinti all'aeroporto o trattenuti in stato di fermo prima di essere espulsi. Proprio i temi sociali trattati da Regeni nella sua ricerca, l'ipotesi principale degli inquirenti italiani, potrebbero aver suscitato l'interesse di determinati soggetti, apparati della security legali o occulti. A due settimane dal ritrovamento del cadavere gli uomini del Ros e dello Sco al Cairo attendono ancora l'esito ufficiale dell'autopsia, che è stato secretato, i verbali degli interrogatori, i tabulati del cellulare di Regeni e l'analisi delle celle agganciate dal suo telefonino.