IL CAIRO - "La ricerca dei criminali e dei responsabili dell'uccisione di Giulio Regeni è in cima alle nostre priorità, ai nostri sforzi e trattiamo questo argomento con estrema importanza, considerati anche i nostri rapporti con l'Italia e il governo italiano". Anche perché, aggiunge il ministro dell'Interno egiziano Magdi Abdel Ghaffar, "non lasciamo alcun crimine senza trovarne gli autori, che sia esso di natura criminale o terroristica". Per cercare di placare l'ondata di sdegno suscitata dall'omicidio del ricercatore italiano e i dubbi sul modo in cui viene condotta l'inchiesta, il governo del Cairo ha convocato una conferenza stampa congiunta del premier Sherif Ismail e del titolare dell'Interno.
Ghaffar assicura che gli inquirenti egiziani "informano una squadra d'azione della polizia italiana di tutti gli sforzi che si stanno facendo senza interruzione per arrestare i responsabili". Sforzi che a suo dire vengono fatti "d'intesa con la parte italiana". Parole che vogliono replicare a quanti, anche tra le autorità italiane, lamentano la lentezza e l'opacità delle indagini condotte dagli egiziani, i continui rinvii, le mezze verità che hanno tutta l'aria di tentativi di depistaggio. Non a caso anche il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha usato toni forti sull'argomento: "Vogliamo la verità, paghino i responsabili". Quella verità la vuole l'opinione pubblica italiana, la vuole il Paese. Per questo Amnesty International e Repubblica hanno lanciato la campagna "Verità per Giulio Regeni" per tenere alta l'attenzione sul caso. E per questo giovedì, un mese dopo la scomparsa di Regeni, davanti all'ambasciata egiziana a Roma si terrà un sit-in organizzato dall'associazione Antigone e dalla Colalizione italiana libertà e diritti civili (Cild).
Nella conferenza stampa trasmessa in diretta dalla tv di Stato, Ghaffar chiede perdono ai cittadini per i recenti episodi di violenza di cui si sono rese protagoniste le forze di sicurezza. E il primo ministro Ismail annuncia nuove misure legislative che saranno decise per regolamentare i rapporti tra la polizia e i cittadini. "L'obiettivo - precisa - è quello di proteggere i diritti e la dignità dei cittadini". Misure che tre giorni fa il presidente Abdel Fattah Al Sisi aveva chiesto di presentare in Parlamento entro 15 giorni, mirate a introdurre pene più severe nei confronti dei poliziotti che si rendano responsabili di maltrattamenti.
Il ministro Ghaffar ha infine affermato con decisione che "il 90 per cento dei sottufficiali è composto da persone oneste", aggiungendo che non è previsto tornare all'impiego di tribunali militari in giudizi contro civili.
Ghaffar assicura che gli inquirenti egiziani "informano una squadra d'azione della polizia italiana di tutti gli sforzi che si stanno facendo senza interruzione per arrestare i responsabili". Sforzi che a suo dire vengono fatti "d'intesa con la parte italiana". Parole che vogliono replicare a quanti, anche tra le autorità italiane, lamentano la lentezza e l'opacità delle indagini condotte dagli egiziani, i continui rinvii, le mezze verità che hanno tutta l'aria di tentativi di depistaggio. Non a caso anche il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha usato toni forti sull'argomento: "Vogliamo la verità, paghino i responsabili". Quella verità la vuole l'opinione pubblica italiana, la vuole il Paese. Per questo Amnesty International e Repubblica hanno lanciato la campagna "Verità per Giulio Regeni" per tenere alta l'attenzione sul caso. E per questo giovedì, un mese dopo la scomparsa di Regeni, davanti all'ambasciata egiziana a Roma si terrà un sit-in organizzato dall'associazione Antigone e dalla Colalizione italiana libertà e diritti civili (Cild).
Nella conferenza stampa trasmessa in diretta dalla tv di Stato, Ghaffar chiede perdono ai cittadini per i recenti episodi di violenza di cui si sono rese protagoniste le forze di sicurezza. E il primo ministro Ismail annuncia nuove misure legislative che saranno decise per regolamentare i rapporti tra la polizia e i cittadini. "L'obiettivo - precisa - è quello di proteggere i diritti e la dignità dei cittadini". Misure che tre giorni fa il presidente Abdel Fattah Al Sisi aveva chiesto di presentare in Parlamento entro 15 giorni, mirate a introdurre pene più severe nei confronti dei poliziotti che si rendano responsabili di maltrattamenti.
Il ministro Ghaffar ha infine affermato con decisione che "il 90 per cento dei sottufficiali è composto da persone oneste", aggiungendo che non è previsto tornare all'impiego di tribunali militari in giudizi contro civili.