BRUXELLES - Annalisa Gadaleta è arrivata a Molenbeek nel 1994. Pugliese, è diventata assessore all'Immigrazione per i Verdi fiamminghi. L'esempio vivente di come integrarsi sia possibile. Ma non sempre facile.
Come si diventa Salah?
"Il profilo socioeconomico varia, la famiglia Abdeslam era benestante, in Siria sono andati studenti che si sono radicalizzati oppure piccoli delinquenti come Abbaud, spesso poveri, con l'idea di rifarsi una vita e trovare un ideale. La fascia di età è tra i 20 e i 35 anni e di solito si sommano la ricerca di un'identità e storie personali traumatiche".
Quando sono peggiorate le cose?
"Dopo l'11 settembre che ha fatto aumentare l'islamofobia alla quale si è aggiunta la crisi, la difficoltà a trovare lavoro".
I ragazzi di qui si sentono esclusi?
"Non si sentono belgi al 100 per cento e nemmeno marocchini o del paese d'origine, per questo la ricerca di identità".
Che ruolo gioca la famiglia?
"In alcuni casi sono stati i genitori, oggetto di razzismo negli anni Ottanta, a dare un'interpretazione rigida dell'Islam in linea con i dettami salafiti. E i sauditi che hanno investito sulla popolazione musulmana in giro per il mondo hanno trovato terreno fertile perché qui lo Stato non ha investito sugli imam e sulle moschee. E poi c'è Internet".
Ma qui come vedono Salah?
"Per la maggior parte degli abitanti di Molenbeek è una figura negativa e in generale sono tutti sollevati dell'arresto perché abbassa la tensione e la stigmatizzazione".
Ma il giorno dell'arresto...
"Ci sono 30mila giovani a Moleenbek, i contestatori saranno stati un centinaio e molti erano piccoli criminali venuti da fuori per regolare i conti con la polizia. Poi certo, per alcuni di loro Salah è un eroe".
Come superare l'esclusione?
"Con la scuola, molti parlano solo berbero, la maggioranza francese e in pochi fiammingo, per cui hanno difficoltà a trovare lavoro. E se vuoi trasferirti da Moleenbeck in diversi quartieri ti chiedono un corso di integrazione tra cui lo studio del fiammingo".
In una città che fatica ad assimilare...
"Bruxelles è la città delle minoranze, tutti vivono nel loro quartiere senza sentirsi parte di qualcosa".
Come si diventa Salah?
"Il profilo socioeconomico varia, la famiglia Abdeslam era benestante, in Siria sono andati studenti che si sono radicalizzati oppure piccoli delinquenti come Abbaud, spesso poveri, con l'idea di rifarsi una vita e trovare un ideale. La fascia di età è tra i 20 e i 35 anni e di solito si sommano la ricerca di un'identità e storie personali traumatiche".
Quando sono peggiorate le cose?
"Dopo l'11 settembre che ha fatto aumentare l'islamofobia alla quale si è aggiunta la crisi, la difficoltà a trovare lavoro".
I ragazzi di qui si sentono esclusi?
"Non si sentono belgi al 100 per cento e nemmeno marocchini o del paese d'origine, per questo la ricerca di identità".
Che ruolo gioca la famiglia?
"In alcuni casi sono stati i genitori, oggetto di razzismo negli anni Ottanta, a dare un'interpretazione rigida dell'Islam in linea con i dettami salafiti. E i sauditi che hanno investito sulla popolazione musulmana in giro per il mondo hanno trovato terreno fertile perché qui lo Stato non ha investito sugli imam e sulle moschee. E poi c'è Internet".
Ma qui come vedono Salah?
"Per la maggior parte degli abitanti di Molenbeek è una figura negativa e in generale sono tutti sollevati dell'arresto perché abbassa la tensione e la stigmatizzazione".
Ma il giorno dell'arresto...
"Ci sono 30mila giovani a Moleenbek, i contestatori saranno stati un centinaio e molti erano piccoli criminali venuti da fuori per regolare i conti con la polizia. Poi certo, per alcuni di loro Salah è un eroe".
Come superare l'esclusione?
"Con la scuola, molti parlano solo berbero, la maggioranza francese e in pochi fiammingo, per cui hanno difficoltà a trovare lavoro. E se vuoi trasferirti da Moleenbeck in diversi quartieri ti chiedono un corso di integrazione tra cui lo studio del fiammingo".
In una città che fatica ad assimilare...
"Bruxelles è la città delle minoranze, tutti vivono nel loro quartiere senza sentirsi parte di qualcosa".