Srebrenica, Russia e Serbia contro la corte dell'Aja: "Su Karadzic sentenza politica"
Il governo di Belgrado in seduta straordinaria per le valutazioni sul verdetto che ha condannato l'ex presidente per genocidio e crimini contro l'umanità: "Giustizia selettiva, mai perseguiti i colpevoli dei crimini commessi contro il nostro popolo dalle altre parti in guerra"
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Mosca e Belgrado criticano duramente la sentenza con la quale, ieri pomeriggio, il Tribunale penale internazionale (Tpi) dell'Aja ha condannato a 40 anni di reclusione, per crimini contro l'umanità e genocidio, l'ex presidente serbo-bosniaco Radovan Karadzic. Il governo russo parla di verdetto politico: "Diciamo da tempo che le attività del Tpi sono politicamente motivate - ha dichiarato il viceministro degli esteri russo, Gennadi Gatilo all'agenzia Interfax - ; sfortunatamente tutte le questioni che sono state esaminate riguardano una sola parte (del conflitto in ex Jugoslavia ). I crimini commessi dai generali e dai soldati kosovari non sono stati trattati".
La dichiarazione di Belgrado si muove sulla stessa linea e accusa l'Aja di "giustizia selettiva": "Qualsiasi giustizia che colpisca un solo popolo per crimini commessi da tutte le parti coinvolte (nella guerra, ndr) è una giustizia selettiva", ha detto il ministro serbo della Giustizia, Nikola Selakovic, leggendo una nota a nome del governo. Secondo Belgrado, il Tribunale penale internazionale per l'ex Jugoslavia finora si è mosso per condannare i crimini commessi dai serbi, ma non ha mai reso giustizia per i crimini commessi contro i serbi dagli altri partecipanti al conflitto.
Karadzic condannato, le lacrime delle vedove di Srebrenica
Da Sarajevo al più remoto dei villaggi della Bosnia, dalla Croazia al Montenegro, le popolazioni di quella che una volta era la Jugoslavia si sono fermate in attesa del verdetto del tribunale penale internazionale dell'Aja. C'è chi ha seguito la diretta tv nei negozi, chi nei bar e chi si è riunito nelle case portando con sé la foto del proprio caro ucciso. Commozione, sollievo, dolore e rabbia hanno accolto il verdetto: l'ex leader dei serbi bosniaci Radovan Karadzic è stato condannato a 40 anni per crimini di guerra e contro l'umanità commessi durante l'assedio di Sarajevo e per il genocidio perpetrato a Srebrenica. "La sentenza è arrivata troppo tardi", ha commentato Vasva Smajlovic, 73 anni, una delle vedove di Srebrenica. Nel luglio del 1995, nei dintorni della cittadina 8 mila bosniaci musulmani, scientificamente selezionati tra i maschi in età riproduttiva, furono massacrati a colpi di mitragliatrice e kalashnikov dalle milizie serbo-bosniache comandate da Ratko Mladic
La nota letta da Selakovic è stata approvata nel corso di una riunione straordinaria del governo, convocata dal premier Aleksandar Vucic per valutare la sentenza su Karadzic: "Non permetteremo a nessuno di utilizzare questo verdetto come pretesto per puntare il dito contro di noi - ha declamato Selakovic - . Il nostro popolo ha riconosciuto le vittime degli altri popoli e ha reso loro omaggio in modo degno, ma qualcun altro nel paese non intende fare la stessa cosa quando si parla delle vittime serbe". Il premier Vucic, che oggi ha saltato il consueto appuntamento del venerdì con la stampa, alla vigilia del verdetto dell'Aja aveva messo in guardia "tutti coloro che fossero tentati di rimettere in discussione l'esistenza dell'entità serba di Bosnia" alla luce della sentenza su Karadzic. Gli accordi di pace di Dayton, che misero fine al conflitto in ex Jugoslavia, hanno previsto in Bosnia una presidenza centrale federale e due entità semi-indipendenti, una serba e l'altra croato-musulmana.
A Karadzic 40 anni per crimini di guerra e genocidio: la sentenza
Il quotidiano di Belgrado, Vecernje Novosti, riporta oggi il commento di Radovan Kardzic alla sentenza: "E' disastroso e non riesco a credere al verdetto. La sentenza si basa su improvvisazioni, ipotesi, speculazioni, indicazioni, piuttosto che sui fatti". Karadzic si sarebbe espresso così in una conversazione con il suo avvocato, Goran Petronijevic, mentre usciva dall'aula del processo. Karadzic ha aggiunto che anche dopo gli attentati di Parigi e Bruxelles, il Tribunale dell'Aja e l'Europa ancora non si rendono conto di cosa i serbi bosniaci stessero affrontando negli anni Novanta.