FOCUS / LIBIA
I comuni libici invitano il governo ad "operare con urgenza" per garantire la sicurezza alle frontiere e soddisfare i bisogni essenziali dei cittadini, dall'elettricità ai trasporti fino alle cure mediche". In precedenza i rappresentanti di dieci città libiche situate a ovest di Tripoli avevano annunciato il loro sostegno al nuovo esecutivo. Al termine della riunione, inoltre, i rappresentanti dei dieci comuni libici hanno chiesto al nuovo governo "di lavorare per porre fine agli scontri armati in tutto il Paese, garantendo il sostegno al governo di riconciliazione".
Il clan libico dei Warshafana, nella regione di Zintan al confine con la Tunisia, ha lanciato ieri un appello alle forze politiche nazionali affinché "prestino aiuto al governo di riconciliazione nazionale per riportare la stabilità in Libia". In una nota diffusa alla stampa i membri della potente tribù libica hanno chiesto di "lavorare per la riconciliazione e contro la violenza, per ricostruire l'economia del paese e combattere il terrorismo, cacciando le bande criminali che minacciano la sicurezza dei cittadini".
Il clan ha poi chiesto di "far prevalere la ragione e la riconciliazione a Tripoli salvando le vite umane" concedendo però all'opposizione "il diritto ad aderire all'accordo di riconciliazione tramite le vie democratiche".
Libia, Serraj nella moschea, in piazza e nei bar a Tripoli
A Tripoli sembra cambiato il vento, che se prima soffiava a favore di Khalifa Ghweil, adesso si leva con sempre più forza per sostenere il governo di Fayez al-Serraj, riconosciuto dalla comunità internazionale appare sereno in piazza a Tripoli, nella moschea di piazza Algeria, nei bar e in piazza dei Martiri. A due giorni dal suo arrivo in quella che una volta era la capitale indiscussa di una Libia unita, si è tenuta una manifestazione di centinaia di sostenitori del governo messo a punto grazie all'intervento delle Nazioni Unite. Leggi l'articolo
La transizione in Libia sarà "pacifica" e gli islamisti "se ne andranno tutti a Misurata", ha detto il premier del governo di unità nazionale libico. "Tutto sommato - ha osservato - non m'aspettavo un arrivo così pacifico. La città è tranquilla, sono ottimista". Quanto ai suoi principali rivali, il governo islamista legato del premier autoproclamato, Khalifa Ghwell, "io penso che se ne andranno tutti a Misurata".
Anche la Compagnia petrolifera nazionale libica (Noc) ha annunciato che sta lavorando con il governo di Fayez al-Serraj per coordinare la piena ripresa dell'export del greggio e per "lasciare alle nostre spalle un periodo di divisioni e rivalità". In un comunicato, il numero uno della Noc, Mustafa Sanalla, ha anche dato il suo benvenuto all'impegno del Consiglio di Sicurezza dell'Onu a favore dell'integrità della compagnia, minacciata dai tentativi del governo tuttora insediato nell'est della Libia di vendere petrolio in modo indipendente.
"In parallelo - si legge nel comunicato di Sanalla - con il recente annuncio della Guardia degli impianti petroliferi (Pfg), che intende riaprire i porti adibiti all'export che ha bloccato, spero che la Noc e le risorse petrolifere possano fornire una piattaforma solida per costruire la ripresa del Paese".
Know how: cosa succederà nello scacchiere Libia?
Gli ultimi due porti sono stati più volte attaccati e danneggiati dai jihadisti del sedicente Stato islamico (Is).
"Speriamo che i segnali positivi che arrivano dalla Libia siano confermati nelle prossime settimane: l'Italia lavora silenziosamente in questa direzione, tutti i giorni" ha scritto il premier Matteo Renzi nella sua eNews al rientro dalla missione negli Usa.
"Il passettino in avanti fatto in Libia è tanta roba, per mesi ci hanno fatto credere che dovevamo bombardare in Libia, una follia, noi abbiamo tenuto dritta la barra e oggi il tentativo delle Nazioni Unite di creare un governo ha fatto un passettino in avanti" ha aggiunto il premier parlando alla scuola di formazione politica del Pd.
Libia, Di Feo: "Il governo di Serraj e l'incognita sul ruolo dell'Italia"