L'antiterrorismo dell'Unione
di GIANLUCA DI FEO"L'Europa senza confini mantiene barriere enormi tra le sue magistrature, con leggi così diverse da agevolare l'infiltrazione dei terroristi. Ma non è puntando solo sull'intelligence che si riuscirà a sconfiggerli. È necessario che si cominci subito il percorso per uniformare ordinamenti giudiziari, leggi e procedure"
L'ITALIA finora non ha subito gravi attentati di matrice jihadista sul suo territorio, ma allo stesso tempo è stato uno dei primi Stati europei a dovere fronteggiare la presenza di organizzazioni eversive legate alle istanze radicali islamiche: gruppi che però non commettevano reati nel nostro Paese, limitandosi spesso a fornire solo il supporto ai combattenti attivi in altre nazioni. Il fenomeno si è manifestato durante la guerra in Bosnia con gli spostamenti dei combattenti musulmani verso il fronte balcanico, si è poi ripresentato con le cellule qaediste coinvolte nella progettazione di attentati e nel reclutamento di miliziani per gli attacchi in Iraq e Afghanistan mentre negli ultimi anni sembra essere diventata dominante l'influenza del cosiddetto Stato islamico nell'attrarre foreign fighters.Nel contrasto di queste minacce le autorità italiane hanno fatto tesoro delle due esperienze più importanti degli ultimi quarant'an…
L'ITALIA finora non ha subito gravi attentati di matrice jihadista sul suo territorio, ma allo stesso tempo è stato uno dei primi Stati europei a dovere fronteggiare la presenza di organizzazioni eversive legate alle istanze radicali islamiche: gruppi che però non commettevano reati nel nostro Paese, limitandosi spesso a fornire solo il supporto ai combattenti attivi in altre nazioni. Il fenomeno si è manifestato durante la guerra in Bosnia con gli spostamenti dei combattenti musulmani verso il fronte balcanico, si è poi ripresentato con le cellule qaediste coinvolte nella progettazione di attentati e nel reclutamento di miliziani per gli attacchi in Iraq e Afghanistan mentre negli ultimi anni sembra essere diventata dominante l'influenza del cosiddetto Stato islamico nell'attrarre foreign fighters.Nel contrasto di queste minacce le autorità italiane hanno fatto tesoro delle due esperienze più importanti degli ultimi quarant'anni: i successi nella lotta al terrorismo interno e alle mafie. In entrambi i casi, le istituzioni sono riuscite a ottenere risultati importanti senza mai enfatizzare il ruolo dell'intelligence, concentrando invece gli sforzi nel potenziare l'attività delle forze dell'ordine e della magistratura. Non si è rinunciato ad adottare strumenti investigativi più moderni o incisivi, ma introdotti sempre attraverso nuove norme di legge approvate dal Parlamento: abbiamo così creato una legislazione avanzata sui collaboratori di giustizia, spesso chiamati "pentiti", e regolamenti up to date sulle intercettazioni telefoniche e ora anche per le operazioni sotto copertura su Internet.
È a questa tradizione che ha fatto riferimento il procuratore capo di Torino Armando Spataro in una recente intervista a Repubblica, sottolineando come anche la risposta europea all'offensiva stragista dell'autoproclamato Califfato debba muoversi lungo questi binari: "Va potenziata la sinergia tra le tutte le istituzioni e le forze in campo, non il mero rafforzamento delle attività di intelligence. Bisogna anche operare per rendere effettiva la cooperazione giudiziaria internazionale, di cui sono protagonisti la magistratura e le forze di polizia tradizionali".
Spataro è stato magistrato di prima linea nelle indagini sulle Brigate rosse e poi sulle famiglie mafiose, ma si è occupato anche di movimenti jihadisti. È stato l'autore di una delle più importanti inchieste condotte in Europa sulle extraordinary rendition statunitensi, individuando e facendo condannare gli agenti della Cia e i loro complici italiani che a Milano rapirono Abu Omar. Nonostante questo, Spataro ritiene che il ruolo dell'intelligence nelle moderne democrazie sia fondamentale, ma che bisogna evitare confusioni e zone grigie.
Oggi l'impressione è che lo scambio di informazioni tra polizie e magistrature sia più efficace proprio tra quelle nazioni che hanno dovuto combattere movimenti terroristici interni particolarmente radicati, come Italia, Spagna e Germania. Un dato confermato dall'esperienza sul campo di Spataro come responsabile del pool milanese che si è occupato di movimenti jihadisti dopo il 2001, mentre invece lo stesso procuratore ha sottolineato le difficoltà nel rapporto con Francia e Gran Bretagna. L'Europa senza confini mantiene barriere enormi tra le sue magistrature, con leggi così diverse da agevolare l'infiltrazione dei terroristi. Ma non è puntando solo sull'intelligence che si riuscirà a sconfiggerli. È necessario che si cominci subito il percorso per uniformare ordinamenti giudiziari, leggi e procedure. In modo da potere rendere valide le prove raccolte in un Paese della Ue nei processi di un altro Paese, cosa oggi spesso impossibile. E questo cammino deve partire proprio dalle intercettazioni - telefoniche, ambientali o sul web - che si sono dimostrate lo strumento fondamentale per la repressione di questo fenomeno: quello che si ascolta in Italia o in Germania, deve potere avere valore di prova anche in Francia o in Spagna. Altrimenti diventerà inutile ogni tentativo di processare e condannare attentatori che agiscono senza frontiere.
È a questa tradizione che ha fatto riferimento il procuratore capo di Torino Armando Spataro in una recente intervista a Repubblica, sottolineando come anche la risposta europea all'offensiva stragista dell'autoproclamato Califfato debba muoversi lungo questi binari: "Va potenziata la sinergia tra le tutte le istituzioni e le forze in campo, non il mero rafforzamento delle attività di intelligence. Bisogna anche operare per rendere effettiva la cooperazione giudiziaria internazionale, di cui sono protagonisti la magistratura e le forze di polizia tradizionali".
Spataro è stato magistrato di prima linea nelle indagini sulle Brigate rosse e poi sulle famiglie mafiose, ma si è occupato anche di movimenti jihadisti. È stato l'autore di una delle più importanti inchieste condotte in Europa sulle extraordinary rendition statunitensi, individuando e facendo condannare gli agenti della Cia e i loro complici italiani che a Milano rapirono Abu Omar. Nonostante questo, Spataro ritiene che il ruolo dell'intelligence nelle moderne democrazie sia fondamentale, ma che bisogna evitare confusioni e zone grigie.
Oggi l'impressione è che lo scambio di informazioni tra polizie e magistrature sia più efficace proprio tra quelle nazioni che hanno dovuto combattere movimenti terroristici interni particolarmente radicati, come Italia, Spagna e Germania. Un dato confermato dall'esperienza sul campo di Spataro come responsabile del pool milanese che si è occupato di movimenti jihadisti dopo il 2001, mentre invece lo stesso procuratore ha sottolineato le difficoltà nel rapporto con Francia e Gran Bretagna. L'Europa senza confini mantiene barriere enormi tra le sue magistrature, con leggi così diverse da agevolare l'infiltrazione dei terroristi. Ma non è puntando solo sull'intelligence che si riuscirà a sconfiggerli. È necessario che si cominci subito il percorso per uniformare ordinamenti giudiziari, leggi e procedure. In modo da potere rendere valide le prove raccolte in un Paese della Ue nei processi di un altro Paese, cosa oggi spesso impossibile. E questo cammino deve partire proprio dalle intercettazioni - telefoniche, ambientali o sul web - che si sono dimostrate lo strumento fondamentale per la repressione di questo fenomeno: quello che si ascolta in Italia o in Germania, deve potere avere valore di prova anche in Francia o in Spagna. Altrimenti diventerà inutile ogni tentativo di processare e condannare attentatori che agiscono senza frontiere.